21 Gennaio 2021
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COMISO - ALTRA ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE PER MARIO CAMPAILLA: HA MINACCIATO IL SINDACO SPATARO ( video )

Mario Campailla
La Polizia di Stato notifica un’altra ordinanza di custodia cautelare (a distanza di pochi giorni) al pluripregiudicato e sorvegliato speciale Campailla Mario detto “Mariu u checcu”, attualmente in carcere per estorsione.

A luglio aveva minacciato di morte il Sindaco di Comiso, il Vice Sindaco ed i loro collaboratori; il GIP aveva applicato la misura dell’obbligo di firma ma la Procura della Repubblica di Ragusa ha fatto ricorso ed il Tribunale del Riesame di Catania, accogliendo le motivazioni a supporto, ha modificato la misura cautelare aggravandola. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento del Tribunale del Riesame.

Le minacce al Sindaco nel mese di luglio 2015: “Non fari muntari stu palcu, ti rissi nun fari muntari stu palcu, nun lu fari muntari se no ci rugnu fuocu, nun mi scantu agghiri in galera”
“Allura se parri accussi ta scantari a nesciri ra casa”
“Se muntati u palcu vi scannu a tutti a partiri ro sinnucu tanto avanti ca arriva a Volanti, va scannatu a tutti”



La Polizia di Stato – Squadra Mobile, Digos e Commissariato di Comiso – nel mese di luglio di quest’anno avevano tratto in arresto Campailla Mario nato a Vittoria (RG) il 13.01.1962 (residente a Comiso) in quanto aveva violato la Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di soggiorno, minacciando ripetutamente il Sindaco, Vice Sindaco e i loro collaboratori.
Il Dott. Francesco Puleio, titolare delle indagini, aveva chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere, stante la spiccata pericolosità del soggetto. Il GIP convalidava l’arresto ma applicava la misura cautelare, molto meno grave, dell’obbligo di presentazione alla P.G.
Considerato quanto accaduto, la Procura della Repubblica di Ragusa depositava immediatamente un atto d’appello ed a supporto della richiesta al Tribunale del Riesame di applicare la più grave misura della custodia cautelare in carcere, il Dott. Puleio, rappresentava, tra le altre cose, che Campailla Mario, detto “Mariu u checcu”, è un soggetto pluripregiudicato anche per aver fatto parte di un’associazione a delinquere di stampo mafioso e per questo e tutti gli altri reati commessi (rapine, estorsioni, porto d’armi, traffico di stupefacenti), data la sua pericolosità sociale, era destinatario della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza e non era possibile applicare una diversa misura se non quella del carcere.
Il Tribunale del Riesame di Catania accoglieva il ricorso della Procura della Repubblica, evidenziando che effettivamente il soggetto in questione era particolarmente pericoloso e che doveva essere applicata una misura cautelare ben più grave, sposando così le motivazioni addotte dalla Procura di Ragusa. Notificata l’ordinanza a Campailla, questi ricorreva in Cassazione per ottenerne l’annullamento, ma la Suprema Corte rigettava il provvedimento ed in data odierna personale della Squadra Mobile di Ragusa, con ordine d’esecuzione della Procura della Repubblica di Ragusa, si recava in carcere da Campailla (dove attualmente si trova in regime di custodia cautelare per i reati di estorsione continuata) per notificare il provvedimento.
Nel provvedimento del Tribunale del Riesame, i giudici riprendono più volte l’atto d’appello della Procura della Repubblica di Ragusa, sottolineando che la misura cautelare dell’obbligo di firma per un soggetto così pericoloso è inadeguata, sposando quindi le motivazioni del ricorso della Procura.

Per ricordare i fatti accaduti nel mese di luglio, Campailla non curante delle prescrizioni a lui imposte, tra le altre “rispettare le leggi, non dare ragioni di sospetto e vivere onestamente”, aveva più volte minacciato gli operai prima ed il Sindaco di Comiso Spataro dopo, per aver montato un palco in Piazza Fonte Diana a pochi passi dal bar della sua compagna (di fatto gestito da lui).
A suo dire il palco doveva essere montato in un’altra posizione perché i suoi clienti dovevano beneficiare degli spettacoli e che diversamente lui non avrebbe ricevuto il profitto sperato.
Il palco per gli spettacoli patrocinati dal Comune di Comiso era stato montato per diverse attività di intrattenimento, a spese dei commercianti della Piazza, che onestamente volevano attirare i clienti investendo del denaro con il benestare del Sindaco che ha concesso il suolo pubblico.
Campailla aveva più volte minacciato gli operai che addirittura avevano sospeso i lavori di installazione del palco perché intimoriti e si erano rivolti anche all’organizzatore.
Nonostante i tentativi di far capire che non potevano montare il palco in modo diverso, Campailla non desisteva e continuava con il suo comportamento criminoso.
Non pago di aver già minacciato gli operai, così come riferito in atti di Polizia Giudiziaria, Campailla si era recato presso l’ufficio del Sindaco Spataro chiedendo conto e ragione del perché stava facendo montare il palco in quella posizione.
Il Sindaco più volte tentava di farlo calmare illustrando quali fossero i motivi di interesse pubblico che lo avevano portato a concedere l’uso del suolo pubblico e che gli altri commercianti stavano contribuendo ad offrire un servizio per i loro concittadini.
Campailla avendo ricevuto più volte risposte negative rispetto alle richieste da lui fatte, iniziava a minacciare il Sindaco asserendo che se avesse fatto montare il palco, lui “avrebbe appiccato il fuoco e che non aveva paura di tornare in galera”.
Nonostante le minacce, il Sindaco ha mantenuto la sua posizione rispondendo fermamente che non accettava un comportamento simile.
Per tutta risposta Campailla riferiva che a quel punto “avrebbe dovuto avere paura di uscire da casa”.
Campailla non pago di tutto ciò, tornava alla carica contattando anche telefonicamente il Sindaco ed il Vice Sindaco rappresentando loro che se avessero fatto montare il palco “avrebbe scannato tutti e che non aveva pura della Polizia”.
Ricevute le minacce, dopo i vari tentativi di riportare alla calma il Campailla, il Sindaco Spataro contattava la Polizia di Stato che immediatamente invia personale della Digos e del Commissariato per apprendere cosa fosse accaduto.
Il Sindaco dopo una breve narrazione dei fatti occorsi, si recava presso il Commissariato della Polizia di Stato a Comiso per presentare formale denuncia nei confronti del Campailla.
Nel rappresentare i fatti reato subiti, dichiarava, tra le altre cose, che voleva essere da esempio per i suoi concittadini che più volte avevano lamentato il comportamento minaccioso del Campailla. Non voleva e non poteva più accettare un simile comportamento da parte di chi viola la legge a dispetto degli onesti cittadini che quotidianamente rappresenta per loro mandato, per di più in considerazione di un’attività destinata al benessere di tutti i comisani.
Raccolta la denuncia e le testimonianze di numerose persone dipendenti e non del Comune di Comiso, la Squadra Mobile unitamente al personale del Commissariato si recava presso l’abitazione del Sorvegliato Speciale Campailla, per condurlo dapprima negli uffici di Polizia e successivamente, dopo l’arresto, presso il Carcere di Ragusa.
Campailla negli uffici della Polizia di Stato, poco prima di andare via, ha anche fatto presente che “non sarebbe finita così”, minacciando di fatto anche gli Ufficiali ed Agenti di Polizia presenti.

Il soggetto oggi tratto in arresto ha dimostrato di non voler rispettare le più elementari norme giuridiche e di convivenza civile, fatto che avvalora ancora di più la sua pericolosità sociale, rafforzando quegli elementi che lo hanno portato più volte e per diversi anni in carcere ed oggi ad essere sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, motivo che ha permesso alla Procura della Repubblica di Ragusa di supportare l’atto d’appello al Tribunale del Riesame, ottenendo quanto previsto dalla legge, ovvero che i soggetti pericolosi devono restare in carcere.
Inoltre, sempre la Polizia di Stato aveva tratto in arresto Campailla ad Aprile in quanto aveva violato nuovamente le prescrizioni imposte dalla Sorveglianza Speciale di P.S. In quella occasione era stato colto in flagranza del reato di guida senza patente. Durante le operazioni di Polizia aveva minacciato gli agenti riferendo loro che “non avrebbero potuto più lavorare a Comiso”. Ovviamente gli agenti di Polizia continuano a lavorare nel territorio casmeneo non curanti delle minacce subite ed in attesa del processo che si terrà a breve per le minacce gravi subite.

“La Squadra Mobile di Ragusa continua l’attività di contrasto alla criminalità organizzata e diffusa in ogni parte del territorio, seguendo le direttive della Procura della Repubblica, lavorando in piena sinergia al fine di assicurare alla giustizia chi viola le leggi dello Stato italiano”.

      IL DIRIGENTE LA SQUADRA MOBILE
                        Commissario Capo della Polizia di Stato
                                                                                               Dott. Antonino Ciavola
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