18 Agosto 2019
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GELA - SULL'INAUGURAZIONE DI UN BUSTO A GEORGE SMITH PATTON IL COMMENTO DI CARMELO CATALDI

I Siciliani, un popolo sempre dalla corta memoria.
Il busto a Gela dedicato a Patton e le dimenticate stragi in Sicilia.
Traduzione letterale: “Non spareremo solo a quei bastardi, li strapperemo alle loro dannate budella viventi e li useremo per ingrassare le impronte dei nostri carri armati.”.

Noi siciliani siamo un popolo maledetto, perché è nel nostro dna dimenticare e dimenticare facilmente, soprattutto quello che abbiamo patito ingiustamente e vigliaccamente, accodandoci poi al carro dei vincitori di turno, proprio quelli che in alcuni casi sono stati anche prima dei carnefici.
La notizia è oggi sul quotidiano La Sicilia, nella pagina dedicata a Gela. Sembra che in occasione della commemorazione dello sbarco alleato a Gela, “Sulle orme dello sbarco”, che si protrarrà per due giorni, tra gli organizzatori sia balenata la “bislacca” idea, per dirla in modo “politicamente corretto”, di inaugurare nel “Viale della memoria” un busto a George Smith Patton.
L’iniziativa, prevista per martedì e mercoledì prossimi, è stata organizzata dal Kiwanis club e il gruppo archeologico Geloi, con il patrocinio del Comune di Gela.
Ora sarebbe anche ammissibile che due associazioni private possono anche proporre iniziative del genere o aderire ad un progetto in cui quella del busto dedicato a Patton è una parte, ma non è concepibile che il Comune di Gela dia il patrocinio all’iniziativa, ovvero avrebbe dovuto escludere questa possibilità di copertura morale almeno per quella parte riguardante la commemorazione del generale.
A maggior ragione anche il Comune di Acate avrebbe dovuto declinare l’invito, in considerazione del fatto che l’evento più grave ed eclatante in cui si richiama la responsabilità diretta e morale del generale e cioè la strage di Biscari, ricade nel territorio di propria pertinenza amministrativa.
Per chi non lo ricordasse o non lo conoscesse, gli alleati, durante le prime giornate dello sbarco si resero autori di efferate stragi in violazione di ogni regola consuetudinaria o di diritto internazionale dei confitti armati.
Non si sta qui a declinare quali sono in via di principio le gravi violazioni del diritto perché non sarebbero nemmeno necessarie rinverdirle davanti all’efferatezza dei fatti e al normale senso comune umano e morale della vicenda, ma si vuole evidenziare invece qui che alla fine si impose un silenzio sulle stragi che ancora oggi vige e inerisce alla Damnatio memoriae di cui sembra noi siciliani siamo ormai effetti da secoli, in maniera patologica.
Lo stesso avvenne per i fatti risorgimentali del 1860, quale l’eccidio di Bronte ed altri minori avvenuti i Sicilia dopo lo sbarco dei Mille a Marsala.
Seppur non furono mai accertate responsabilità operative dirette, seppur oggi non sarebbe più possibile sottacerle, non giudicarle e non condannarle, Patton, della strage di Biscari, in territorio di Acate, in cui prima, per ordine ed esecuzione materiale del Cap. John T. Compton vengono uccisi 38 soldati italiani e poi per mano e ordine del sergente Horace T. West altri 45 italiani e 3 tedeschi, che si erano arresi, vengono fucilati dopo 2 km. di marcia sul ciglio della strada, è il mandante morale delle stragi
Il sergente verrà condannato poi all’ergastolo ma non sconterà alcuna pena, il Capitano, forte del privilegio riservato al grado e alle scusanti (oggi non lo sarebbero state più, ma già da Norimberga, per i tedeschi, criminali nazisti, non valse questo principio di giustificazione) direttive impartite attraverso l’impegno stesso di Patton, verrà assolto perchè asseriva di aver obbedito ad un ordine, quello del generale Patton e cioè di: “kill, kill, and kill some more“; “…se si arrendono quando tu sei a 2-300 metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer.”.
Ma la strage di Biscari non è la sola da potere attribuire alla responsabilità morale di Patton, ci sono anche quella della Saponeria Narbone-Garilli a Canicattì, o di Piano Stella, nei pressi di Caltagirone e credo che non potranno essere mai spiegate, come nell’uso comune di noi siciliani, quale quello di giustificare sempre il vincitore, dal fatto che si era in tempo di guerra dove tutto è possibile e giustificabile!
Pino Aprile lo ha detto in alcuni passi di alcuni suoi volumi sulla questione meridionale: noi siamo succubi psicologicamente del nostro stato di vinti e quindi tendiamo sempre a giustificare il vincitore diventato obtorto collo o meno il nostro alleato e che magari fino a qualche minuto prima era il nostro nemico!
Da tutto ciò ne discende che mai e poi mai, aldilà di salutare lo sbarco alleato come un momento in cui l’Italia potè traghettare alla fine da uno stato di dittatura a quello di democrazia e Repubblica, si sarebbe potuto avallare un evento che avrebbe portato un personaggio vicino a eventi così efferati e chiamiamoli con il loro nome, crimini di guerra, o addirittura il responsabile morale, alle glorie cittadine siciliane; invece così non sembra stia per accadere!
Sarebbe come, sebbene non molto calzante, se a Roma, in via Rasella, delle associazioni private, con il patrocinio del Comune di Roma, volessero inaugurare un busto a Herbert Kappler!
Alla damnatio memoria siciliana provvediamo noi con questo articolo e sollecitiamo il Comune di Gela e di Acate a mantenere un atteggiamento, come direbbe il primo cittadino di Modica, “equidistante” da una simile iniziativa, almeno in memoria delle centinaia di vittime italiane, causate dall’arrogante, sprezzante e borioso comportamento di un generale americano, che alla fine non sopravvisse agli eventi perché nel 1945, poco dopo la fine del conflitto morì.
La giustizia divina, per chi crede, ha un suo imponderabile corso? Non saprei dire perché sono agnostico!

Carmelo Cataldi

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