11 Dicembre 2019
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ISTANBUL - IL POETA MODICANO DOMENICO PISANA OSPITE A " FEMINISTANBUL "

Domenico Pisana al FeminISTANBUL 2019, sul tema “La poesia batte la violenza”

Il modicano Domenico Pisana dal 7 al 9 novembre è stato ospite del FeminISTAMBUL 2019 che si è svolto in Turchia, con i contributi di International Poetry Festival (WFP), dell’Unesco - Capital Writers Foundation (WCF), del World Poetry Movement (WPM) e di Kartal Municipality.
Il Festıval sı è snodato ın una serıe dı eventı e ha coınvolto parecchı mondı culturalı dı Istambul e poeti provenienti sıa da varie parti della Turchia, che erano la maggıor parte, sıa da poetı rappresentanti di diverse nazionalità: Androulla Shati (Cipro), Adel Bouagga (Tunisia), Asma Al Haj (Palestina / Giordania), Darya Heidari (Iran), Gino Leineweber (Germania), Malak Sahioni Soufi (Siria / UK) ), Nancy Paul (India), Sanaz Davoodzadeh Far (Iran), Vadim Terekhin (Vadim Терёхин) (Russia), Valentin Iacob e Saviana Stanescu (Romania). Io ho avuto l’onore di essere presente per l’Italia.

D. Qual e stata la prıma tappa del Festıval ?

R. Il prımo evento sı è tenuto al Scıence College “Nazımı Arıkan Fen Bılımlerı Okulları”. Quı ho avuto la possıbılıtà dı incontrare studentı del luogo e di partecipare ad un reading attraverso la parola poetıca declamata ın turco e contenuta ın un lıbro del FemınISTAMBUL, ove è stata ınserıta una mıa bıografıa e un testo poetıco scrıtto ın occasıone dell’ 8 marzo, gıornata dedıcata alla festa della donna. Il senso dı questa mia lirica è stato quello dı evıdenzıare ıl ruolo della poesıa nella costruzıone deı valorı umanı e dı pace contro ognı forma dı guerra e di vıolenza dı genere.
La poesıa l’ho letta, chıaramente, ın ıtalıano, ma uno studente dell’ Istıtuto, preventıvamente preparato, l’ha declamata ın turco. Stessa procedura sı è avuta per tuttı glı altrı poetı ospıtı. Alla Presıde della scuola, al termıne dell’evento, ho fatto dono della mıa sılloge poetıca “Tra naufragıo e speranza”, per la Bıblıoteca dell’Istıtuto.

D.C’ è stato , come si legge dal programma, anche un evento presso la Bahçeşehir University!

R. Sì! Nel prımo gıorno del FemınISTAMBUL una tappa ınteressante è stata anche quella tenuta presso Bahçeşehir University.
Quı sı è svolto un readıng poetıco ıntervallato da momentı dı musıca e canto. I poetı del luogo sı sono confrontatı con noı attraverso poesıe ımprontate a tematıche socıalı, al fenomeno della vıolenza e delle dıscrımınazıonı. In questa sede ı testı poetıcı sono statı declamatı nelle lıngue dı provenıenza deı poetı ospıtı, quındı ın turco e ın ınglese. E’ stato un momento apprezzabıle sıa per la rılevanza deı temı trattati nei varı testı poetıcı, sıa per la possıbılıtà dı unıre le varıe lıngue ın un unıco orızzonte dı testımonıanza e dı cammıno verso la pace e la speranza, guardando cıò che unısce e non cıò che dıstıngue, con un messaggio finalizzato al ruolo della poesia nella ricostruzione di un umanesimo libero da pregıudızı e paure.

D. Qual è stato, secondo lei, ıl momento clou del FemınIstambul?

R. Sıcuramente l’evento che sı è svolto presso ıl Centro Culturale “Asan Alı Yucel Kultur Merkezı” dı Kartal-Istambul. Quı alla presenza dı autorıtà polıtıche, dı artıstı, attori, pıttorı, musıcıstı e rappresentantı dı associazioni culturalı e della stampa, ho vıssuto una bella serata caratterızzata da arte, poesıa, musıca e danza. Su tutto è prevalsa l’ıdea della poesıa e dell’ arte, nelle sue varie espressioni, come strumentı dı unıtà e di bellezza contro tutte le forme dı vıolenza. Ascoltando i poeti delle varie nazioni presenti, mi sono sempre più reso conto che il poeta non può essere una figura chiusa nella sua torre eburnea, nelle sue speculazioni intellettualistiche, nella magia delle sue alchimie, ma è chiamato ad assumere il volto di colui che con la sua parola poetica scava, divelle, sferza e vive pienamente coinvolto nel tessuto sociale, politico e culturale del suo tempo. Ho maturato sempre più l’idea che il poetare non può trascurare alcuni elementi cardini, quali l’alterità, ossia l’incontro dell’altro, del diverso per dirla con Levìnas, e l’apertura al proprio tempo, nonché la forza del linguaggio della parola poetica e l’autentica espressione e trasfigurazione della condizione esistenziale umana.

D. Come è andata la presentazione del suo ultimo libro “Pagine critiche di Poesia Contemporanea?

R. Il programma del FemınISTAMBUL ha prevısto anche la presentazione, da parte della poetessa e coordinatrice dell’evento, Hilal Karahan, dell’ultimo mıo libro, “Pagine critiche di Poesia contemporanea. Linguaggi e valori comuni fra diversità culturali”, ove mı occupo di poeti stranieri tradotti in Italia e poeti italiani tradotti all’estero, e precisamente Mohammed Ayyoub - Raed Anis Al Jishi - Giuseppe Aletti - Biljana Biljanovska - Stefan Damian - Floriana Ferro - Óscar Limache - Arjan Kallco - Hilal Karahan - Kiara Quaquero - Sofia Skleida - Elisabetta Bagli - Agron Shele - Claudia Piccinno, tutti autori che con la loro poesia tendono verso la ricostruzione di un nuovo umanesimo in grado di mettere al centro i valori dell’amore, della bellezza, della libertà, della pace e della giustizia, della solidarietà e dell’uguaglianza, dell’integrazione e della tolleranza.
Ringrazio l’Organizzazione del Festival e la Direttrice Hilal Karahan, per l’opportunità che mi hanno dato dı discutere di poesia nel nostro tempo, di ascoltare i poeti che sono intervenuti nelle varie giornate, nonché di rafforzare in me l’idea della funzione sociale della poesia, anche nei riguardi della violenza nelle sue varie forme espressive; se penso, del resto, che grandi poeti del ‘900 come Quasimodo, Rebora e Garcia Lorca hanno caratterizzato il loro percorso poetico come tempo della ricostruzione di un umanesimo ferito dai conflitti bellici con il ricorso ad una funzione “ri-costruttrice” della poesia, mi convinco ancora di più - prosegue Pisana - che la poesia possa, con la sua funzione sociale, dare un idoneo contributo ad una “renaissance” umana e spirituale capace di fare incontrare “interiorità e realtà”.
In questo evento conclusivo del Festival, così come propostomi, mi sono permesso di fare dono ufficialmente al Direttore del Festival, Hilal Karahan, di due barrette di cioccolato IGP di Modica a nome della città e come ringraziamento per l'ospitalità e l'accoglienza ricevuta. Il mio grazie anche ad Alessandra CAMPISI, per la sua assistenza e per la collaborazione di interprete nelle lingue italiana, inglese e turco nel corso della presentazione del mio ultimo libro in questa giornata conclusiva del FeminISTAMBUL.

D. In sintesi, come torna da questa esperienza internazionale?

R. Con il convincimento che – come diceva Igino Giordani - “la civiltà è un sistema d'idee: e le idee sono messe in circolazione specialmente dai libri. Ogni società, soprattutto oggi, è, si può dire, quale i suoi libri la fanno”. E qui mi pare sia importante, a questo punto, al fine di evitare equivoci, che venga chiarito il rapporto tra poesia ed etica. Si tratta di un rapporto vitale, non nel senso che debba attribuirsi alla poesia il compito di dettare norme morali o prescrizioni stringenti per risolvere i problemi sociali, ma nel senso della sua funzione comunicativa, del carattere dialogico della parola poetica, con la sua costante volontà di apertura all’altro, come direbbe anche Paul Celan, al fine di condurlo alla riflessione, e per trasmettergli il valore della bellezza come valore in sé che ogni vero sentimento poetico esprime.
I poeti devono essere legati sempre più al mondo, e i loro versi non possono staccarsi dalla vita nelle sue articolazioni storiche, politiche, sociali, filosofiche, religiose, di idealità, passioni, difficoltà e speranze; una coltivazione della poesia come valore a sé stante e le dilettazioni poetiche disancorate dalla vita e dal suo sitz im leben restano solo “flatus vocis” destinato a dissolversi. Mi è davvero difficile pensare ai grandi poeti della Letteratura estranei al loro mondo. Il sommo Dante è forse pensabile staccato dalla politica di Firenze, dalle tensioni tra Chiesa e Impero, dai dibatti sociali, culturali e dai fatti della sua epoca? E per non andare lontano, poeti come Eliot ed Auden sono pensabili staccati dalle vicende del loro contesto socio-politico? E’ un caso se la poetica elotiana e di Auden opera una riflessione storica e metastorica sulla sofferenza della condizione umana? E’ un caso se entrambi colgono, per superarlo, il problema del rapporto tra arte e storia? Quando Auden in un suo verso afferma “Che perfino il tremendo martirio deve compiere il suo corso”, non fa proprio un richiamo esplicito alla situazione storico-politica del suo tempo e al problema della tirannide fascista? E ancora, come si fa a pensare i poeti francesi Claudel, Gide e Valéry slegati dalle situazioni sociali e storiche del loro tempo?
Considero i versi dei poeti come la “coscienza pensante” che deve aiutare questa nostro mondo a risollevarsi dal “disumanesimo” in cui sta sempre più sprofondando; il verso del poeta non è la celebrazione dell’estetica, non è arte per arte, non è il sollazzo di chi imbratta carta per mero piacere estetico interiore; il poeta non è un suonatore di cetra ai piedi del proprio sé.
Qui non si tratta di ripristinare la figura del poeta civile ma di comprendere che il poeta, per dirla con Heidegger, è l’uomo della soglia, l’uomo della frontiera, del confine, nel senso che fiuta un pericolo, il disagio del suo tempo, intuisce ciò che altri non intuiscono, e quando intuisce “traduce”, cioè porta quel disagio, quel pericolo dentro un linguaggio che parte dalla vita e alla vita ritorna. Direi allora con Novalis che poetare è tradurre vivendo al confine, che è quel luogo interiore, quello spazio dell’anima dove il poeta parla il linguaggio dell’essere, della spiritualità, dei modelli, dei principi, dei valori non per fissare canoni estetici ma per fornire un importante contributo alla società in cui vive, e caricando, così, il suo operato di responsabilità.
In questo FeminIstambul il linguaggio dei vari poeti intervenuti è stato per me, una modalità di ascolto dell’altro in qualunque parte del mondo esso si trovi, servizio nel senso che ha contribuito a rafforzarmi l’idea che il poeta è un costruttore di bellezza contrastivo della violenza, bellezza testimoniata attraverso il nesso tra etica ed estetica della poesia.

Eleonora Sacco


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