29 Settembre 2020
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L´INTERVENTO- RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO UNA RIFLESSIONE DEL SEN. CONCETTO SCIVOLETTO SULLA REALTA´ IBLEA

Il senatore Scivoletto
Il cantiere ibleo dell´identità territoriale*


I temi del lavoro e della crescita nell´area iblea devono tornare con forza al centro dell´attenzione e dell´interesse delle forze politiche, sociali, culturali e istituzionali, ma anche di associazioni, movimenti, singoli cittadini e personalità che hanno a cuore il futuro del nostro territorio e delle nuove generazioni.
Sono temi che ci obbligano a tenere conto di contesti più generali che condizionano negativamente le dinamiche della crescita e dei livelli occupazionali: le politiche di austerità dell´Unione Europea e del governo nazionale; l´aumento del divario fra Nord e Sud; l´immobilismo regionale interrotto solo da scelte gravi e inquietanti, come il voltafaccia sul MUOS o le concessioni alle società petrolifere sia a mare che sulla terraferma; il controllo sistematico da parte della mafia - una mafia 2.0, più silenziosa ma non per questo meno influente - di pezzi importanti e crescenti dell´economia, della finanza, dei servizi e delle istituzioni.
È lo scenario complessivo nel quale, negli ultimi anni, si è consumata la destrutturazione del sistema ibleo - nel suo percorso storico da laboratorio a modello - e la frantumazione di quella che era diventata una vera e propria identità.
Il sistema ibleo configurava un progetto originale dentro un orizzonte ideale, alla cui realizzazione un contributo straordinario è stato fornito dalla sinistra. Punti di forza di quel progetto erano: la cultura delle trasformazioni; lo sviluppo territoriale non atteso passivamente dall´alto ma costruito dal basso e alimentato dalle risorse locali materiali e immateriali; l´attenzione, oltre che ai temi strettamente economici, ai beni culturali, ambientali e paesaggistici; la consapevolezza del carattere strategico della ricerca, della formazione e dell´innovazione; la fiducia negli strumenti della lotta democratica e della partecipazione popolare; l´impegno sulle frontiere della lotta alla mafia e della questione morale; la sfida per il governo, dalle prime esperienze amministrative del dopoguerra nei cosiddetti comuni rossi alle esperienze amministrative di alternativa democratica negli anni ´80 e uliviste negli anni ´90.
Tuttavia, invece di esportare il modello ibleo, abbiamo lentamente importato il sistema Sicilia. E questo perché la sinistra non è stata più in grado di indicare un modello chiaro di sviluppo dell´economia e della società, alternativo tanto alle logiche di potere dominanti nell´isola, quanto alla cultura, omologante, indotta dalla deregulation e dal liberismo globale.
I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti, e sono estremamente critici: crisi strutturale della serricoltura; diminuzione delle imprese attive in agricoltura, nel comparto delle costruzioni e dell´artigianato; contrazione delle imprese giovanili; riduzione del tasso di occupazione dal 46% al 36% e aumento del tasso di disoccupazione dall´8% al 18% nel periodo 2004-2014.
Alla destrutturazione del sistema ibleo si aggiunge la destrutturazione della democrazia e delle istituzioni che, per limitarci alla sua dimensione locale, richiama la vicenda allucinante della soppressione delle province che ha determinato non il passaggio a un nuovo assetto istituzionale più moderno, avanzato e funzionale, ma il passaggio dalla provincia regionale al nulla, al vuoto assoluto.
È quindi necessario e urgente reagire mettendo in campo un nuovo modello di crescita sostenibile, finalizzato alla buona occupazione e alla tutela ambientale, e plasmato essenzialmente da fattori territoriali non delocalizzabili.
Facciamo un esempio: una fabbrica di bulloni o un cementificio possono essere delocalizzati in Romania, in Polonia, in Cina o altrove; ma il barocco di Ibla, Modica e Scicli, il Ragusano DOP, il Cerasuolo di Vittoria DOCG, la carota IGP di Ispica o cioccolato artigianale di Modica non possono essere delocalizzati.
La nuova strategia deve puntare sulla valorizzazione sistematica e intensiva delle risorse umane e naturali, dei beni e dei prodotti identificativi del territorio ibleo: i centri storici e il barocco del Val di Noto; i beni culturali, ambientali, archeologici e paesaggistici; le testimonianze straordinarie di archeologia industriale, come la Fornace Penna; il paesaggio e il patrimonio edilizio rurale che dall´altopiano scendono fino alla costa mediterranea; l´agricoltura, la zootecnia e l´agroalimentare di qualità; il mare e le sue straordinarie risorse; l´ecosistema della zona montana; la ristorazione tradizionale; i sapori antichi del cioccolato di Modica e dei dolci tipici del nostro territorio; la biodiversità nelle sue molteplici espressioni; le energie alternative e rinnovabili.
La spiccata propensione imprenditoriale, inoltre, la creatività artistica e artigianale, la predisposizione naturale all´ospitalità e all´accoglienza sono fattori immateriali fondamentali delle popolazioni iblee e arricchiscono in modo decisivo il patrimonio identitario.
L´insieme di queste eccellenze concentrate in un territorio piccolo e suggestivo come il nostro costituisce una ricchezza eccezionale, un primato, un unicum irripetibile a livello mondiale e può dar vita a un vero e proprio sistema territoriale, propulsivo e attrattivo, capace di creare nuova e qualificata occupazione innanzitutto per le nuove generazioni portatrici di saperi e competenze, di stimolare la nascita di una gamma vasta di nuovi servizi e di attrarre investimenti e crescenti flussi turistici in tutte le stagioni.
Ognuno di questi fattori territoriali non delocalizzabili, oggi solo parzialmente e separatamente sfruttati, può essere enormemente sviluppato, potenziando una crescita sicura e sostenibile del territorio, con l´attivazione di processi virtuosi e positivi. Si pensi alla manutenzione, al recupero, alla ristrutturazione e all´adeguamento antisismico del patrimonio edilizio e monumentale dei nostri centri storici e di tutto il patrimonio edilizio esistente, sia abitativo che produttivo e alla necessità di mettere fine alla distruzione di paesaggio rurale e verde agricolo, allo "sterminio dei campi" come lo definì il poeta Andrea Zanzotto.
Ebbene, se noi riusciremo ad attivare processi di piena valorizzazione, non di uno o due, ma di tutti i nostri fattori territoriali non delocalizzabili, contribuiremo ad avviare nei fatti quello che potremmo chiamare il Cantiere dell´identità territoriale.
In questo quadro costituirebbe certamente un punto alto di unificazione e di promozione del nostro territorio l´istituzione, annuale o biennale, di un momento espositivo di questa identità territoriale, di un Expo degli Iblei (IBLEXPO), un´Esposizione integrata di tutte le risorse e le eccellenze che identificano il territorio, allestita, a rotazione, nei Comuni che ne facciano richiesta.
Connesso funzionalmente al Cantiere dell´identità territoriale è il tema di una moderna rete dei servizi, con particolare riferimento al nodo strategico della viabilità, dei trasporti e delle strutture logistiche, avvertendo che le infrastrutture non sono il fine ma lo strumento dello sviluppo e della crescita sostenibile. Avvertenza necessaria alla luce delle esperienze degli ultimi anni, che hanno visto la classe dirigente nel suo complesso impegnata esclusivamente sul tema delle infrastrutture - peraltro con scarsi risultati se si esclude l´attivazione, di carattere indubbiamente strategico, dell´aeroporto di Comiso - marginalizzando le questioni relative alla gravissima crisi dell´agricoltura, ai processi di deindustrializzazione, all´indebolimento dell´artigianato, dell´edilizia e del commercio.
Sarebbe veramente paradossale passare dallo sviluppo senza infrastrutture alle infrastrutture senza sviluppo.
Per quel che riguarda le infrastrutture, serve una strategia che si muova in una duplice direzione: in primo luogo considerare indispensabile la presenza e l´operatività nel nostro territorio di tutte le modalità di trasporto e di mobilità, se si vuole veramente costruire un sistema avanzato che guardi al futuro; in secondo luogo far maturare una visione e una governance integrata dei diversi sistemi.
Da una parte, bisogna rilanciare con forza la battaglia per una ferrovia veloce in provincia di Ragusa sia per i collegamenti interni alla Sicilia (come ha evidenziato la situazione scandalosa determinata dalla interruzione sull´A19) che per i collegamenti esterni: in questo quadro vanno decisamente respinte tutte le misure di un suo ridimensionamento, come prospettato per la stazione di Comiso. Dall´altra parte bisogna lavorare e ragionare in termini di distretto integrato.
A tal fine, non appare utile frantumare l´impegno delle forze politiche, sociali e istituzionali sulle singole infrastrutture, attivando tavoli, sottotavoli e comitati separati l´uno dall´altro; così come non sembra serio prospettare misteriosi "leasing in costruendo" per la Siracusa-Gela o compiacersi delle periodiche assicurazioni del ministro di turno sul raddoppio della Ragusa-Catania.
È necessario pensare, agire e lottare per ricondurre a sistema unitario i Porti di Pozzallo e Marina di Ragusa, l´Aeroporto di Comiso, la nuova Ferrovia, la Ragusa-Catania, l´Autostrada Siracusa-Gela e l´Autoporto di Vittoria, anche attraverso la realizzazione dei necessari raccordi funzionali.
Da questa visione nasce la proposta di dar vita a un Distretto ibleo per l´intermodalità inteso non come ente burocratico ma come autorevole rappresentanza dei soggetti e delle forze in campo, come nuova e concreta governance che si faccia carico dei problemi relativi alla realizzazione, al completamento, alla gestione e alla interconnessione fra le diverse infrastrutture e affermi, rispetto ai pur legittimi interessi delle singole municipalità, i valori preminenti del territorio ibleo nel suo farsi progetto e sistema.


Concetto Scivoletto



*testo tratto dall´intervento al convegno "ContamInAzione. Idee, percorsi e progetti per il territorio ibleo" (Pozzallo, 7 giugno 2015).


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