01 Ottobre 2020
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LA STORIA - " L'ENNESIMA BUFALA MODICANA CHE SI TENTA DI SPACCIARE PER STORIA: LA SUPPOSTA PARENTELA TRA LA MONACA DI MONZA E I DE LEVA DI MODICA " DI CARMELO CATALDI.

L'ennesima bufala modicana che si tenta di spacciare per storia:
La supposta parentela tra la monaca di Monza e i de Leva di Modica.



Ed eccoci alla terza bufala modicana, come se non bastava già quella sui Caser/Grimaldi e la cioccolata, che di modicano ha ben poco, essendo stata importata, almeno fino al 1830, da Palermo, Noto e Malta.
Si è appreso così, domenica scorsa, attraverso un “inedito”, sulla pagina dedicata alla Cultura, dal quotidiano La Sicilia, dal titolo “Suor Gertrude ha radici modicane”,che un rappresentante della famiglia de Leva di Modica, tale fra Alberto de Leva, padre dell'ordine dei Carmelitani, sarebbe stato un “fratellastro” della monaca di Monza, al secolo Marianna de Leyva, fatto che dovrebbe convincere i lettori modicani, siciliani e italiani,che i de Leva di Modica furono imparentati strettamente con quelli spagnoli e quindi con quelli lombardi di Milano e Monza.
Il pezzo non è firmato, ma rimanda per le fonti, ad una pseudo-intervista al Prof. Uccio Barone, che ricollegandosi a sua volta ad altro storico modicano, il prof. Giuseppe Raniolo, riporta le seguenti affermazioni di ordine storico e genealogico: “...Alberto de Leva, fratellastro di Marianna al secolo monaca di Monza, fu priore del convento di Santa Maria Annunziata. Era l'anno 1628”, “Benchè conte di Monza don Luigi II aveva preferito trasferirsi a Palermo godendo di un seggio al Parlamento come feudatario della baronia di Tripi che faceva parte del patrimonio siciliano della famiglia Marino, a conferma dei tradizionali legami economici e politici tra Lombardia e Lombardia. La stessa Contea monzese nel 1651 sarebbe stata venduta ai banchieri milanesi Durini. Si spiega perciò il carteggio tra i due cugini de Leyva che si riconoscono come parenti e ricordano la comune e nobile prosapia lombarda ormai sicilianizzata”.
Purtroppo ancora una volta si è davanti ad un cliché già visto, ad un refrain già sentito, in cui con salti genealogici improponibili e con occasionali e strumentali lettere si vuole trovare e imporre quello che documentariamente e storicamente non esiste, nel caso specifico una parentela tra i de Leyva di Milano, Monza e Ascoli con i de Leva di Modica.
Il fatto è abbastanza forte e di impatto per non tentare di dare voce alla verità storica e pertanto, al fine di dare al lettore un quadro effettivo e storico delle due rispettive famiglie, non collegate in alcun modo fino ad oggi tra loro, occorre analizzare scientificamente e soprattutto genealogicamente, tutti i personaggi nell'inedito, pubblicato inopinatamente da “ La Sicilia “, che non ne esce bene a sua volta e ancora una volta, quando ha da presentare pagine di storia modicana, che si tratti di famiglie oppure di cioccolato.
I personaggi citati dall'articolo sono almeno quattro: frà Alberto de Leva da Modica, suor Virginia (la Monaca di Monza), al secolo Marianna de Leyva, Luigi de Leyva e Martino de Leyva.
a. Il primo frà Alberto de Leva, probabilmente nato a Modica nel 1550/60 a Modica fu figlio di Matteo e di Elisabetta Aprile e nipote di Calcerano de Leva, di cui si sconosce la paternità, calato nella Modica del primo decennio del 1500 non si sa bene da dove, fratello di Antonuzzo de Leva. Fu frate carmelitano e provinciale dello stesso Ordine, troviamo dello stesso notizie in Rocco Pirri, in Ecclesia Siracusana, come responsabile dell'Ordine per la Sicilia e la Calabria, dato ripreso da Giovanni Fiore da Cropani nella sua della Calabria Illustrata. Raffaele Grana Scolari, nei suoi “Cenni storici sulla città di Modica”, nel 1595, alla morte del padre Matteo, lo indica come suo erede testamentario e poi erroneamente, a sua volta, citando la medesima lettera del 1634 riproposta dal prof. Uccio Barone, afferma che la famiglia di appartenenza di frà Alberto è la stessa di quella di Monza.
b. Marianna de Leyva nacque a Milano nel dicembre del 1575 e morì il 17 genn. 1650. Fu figlia di Martino de Leyva, e Virginia Marino, vedova di Ercole Pio di Savoia, signore di Sassuolo e figlia di Tommaso, importante banchiere genovese, al servizio di Carlo V nello Stato di Milano. Dal secondo matrimonio di Martino de Leyva, conte di Monza, con Anna Viquez de Moncada nacquero: Luigi II, Antonio II, Gerolamo e Adriana.
c. Martino de Leyva nacque a Milano nel 1550 e morì a Valencia nel 1600. Fu Conte di Monza dal 1570 al 1600, figlio a sua volta di Luigi I de Leyva e nipote di Antonio I de Leyva, principe di Ascoli. I suoi fratelli furono: Antonio Luigi, principe di Ascoli, morto nel 1564 e sposato con Eufrasia de Guzman, Filippo, Francesco, Giovanni sposato con Beatrice Carafa e Marianna morta nel 1588 e sposata a Massimiliano Stampa marchese di Soncino. Si sposò a Milano nel 1574 con Virginia de Marini e alla morte di questa nel 1588 si sposò a Valencia con Anna Viquez de Moncada.
d. Luigi II de Leyva, figlio di Martino de Leyva e Anna Viquez Moncada, probabilmente nato dopo il 1588 in Spagna, sposò Giovanna Sammaniati (1609-1631), baronessa di Sabuci, località vicino Licata (AG) nel 1624 e con la quale ebbe poi un'unica figlia, Eleonora. La nonna di Giovanna era Giovanna Lo Porto, sorella del barone di Tripi.
Da tutto ciò appare evidente che nessuna relazione genealogica e quindi parentela esisteva ed esiste tra lo scomparso ramo dei de Leyva di Milano, Monza e Ascoli, ma di più con il ramo principale spagnolo, il cui vero e originario cognome era Martinez, poi Martinez de Leyva.
Bisognerebbe risalire al capostipite di quella modicana e cioè Calcerano, per poter mai avanzare qualche ipotesi seria su un legame parentale tra le due famiglie, quella monzese e quella modicana, ma gli studi finora effettuati non hanno permesso di poter accertare una simile origine genealogica.
E' necessario però dire, per onestà intellettuale, che esistono due elementi, quasi storici, a favore di uno studio, tutto in itinere, sulla origine spagnola di Calcerano de Leva e sono quelli pertinenti alla coincidenza della presenza e arrivo di questo a Modica e quella nel 1503 di Antonio de Leyva a Messina, al seguito del conte di Benavides e poi della coincidenza della presenza di Calcerano all'assedio di Tunisi delle truppe di Carlo V nel 1535, capitanate proprio da Antonio de Leyva.
Ovviamente, se il primo dato è soltanto una supposizione, il secondo è una certezza documentaria rilevata dal diploma di “Equite Auratu” concesso da Carlo V a Calcerano da Brussels nel 1554, quando l'imperatore era pure prossimo alla morte. Qualcuno avanza l'ipotesi che il diploma sia stato un atto di compiacenza di qualche funzionario imperiale, considerato che l'imperatore era prossimo alla morte e quindi il controllo amministrativo era più debole e le maglie più larghe.
E' certo, comunque, che nel documento Calcerano è indicato come partecipe all'assedio di Tunisi.
Ovviamente questo non dimostra alcun nesso genealogico relativamente alla parentela tra Calcerano e Antonio e l'originaria prosapia spagnola precedente allo stesso, ma anche rispetto a quella posteriore del ramo milanese e di Monza, che non presenta, è bene dirlo ancora, alcuna cointeressenza con la famiglia modicana di Calcerano.
Da tutto ciò ne discende che si può serenamente e storicamente affermare che: frà Alberto de Leva non era fratellastro o menché parente della Marianna de Leyva, che tra i de Leyva e i de Leva di Modica non intercorreva alcuna parentela, seppur si dice: “...che si riconoscono come parenti e ricordano la comune e nobile prosapia lombarda ormai sicilianizzata (sic!)”, che Luigi II, il de Leyva vero e fratellastro sì di Marianna, non era barone di Tripi, ma di Sabuci, che la baronia di Tripi non era feudo siciliano dei Marino, che erano genovesi e che nessuna relazione esisteva tra lombardi e siciliani: “...a conferma dei tradizionali legami economici e politici tra Lombardia e Lombardia.”.
Insomma un'altra bufala modicana, anche costruita maldestramente, che si vuole far passare per storia attraverso dei dati fondati sul nulla e che non rende merito alla vera storia, quella siciliana e lombarda, ed alle rispettive illustri, oggettivamente, famiglie de Leyva e de Leva, e per cui sarebbe bene che la redazione de “ La Sicilia “, prossimamente, effettuasse, ex ante, dei seri riscontri storici sul materiale che le sottopongono per la pubblicazione, per non inficiare la sua autorevole credibilità di quotidiano del sud est siciliano e non possa essere messa in discussione così facilmente, su due piedi da chicchessia.

Fonti: Archivio di Stato di Ragusa - Sezione di Modica.

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