28 Gennaio 2023

COMISO - RAFFAELE ROMANO ... TRA VIAGGI E PITTURA ( seconda parte )

Ci siamo interessati, lo scorso 12 gennaio 2023, su questo giornale, di Raffaele Romano, artista comisano residente a Milano ( classe 1944 ), diplomato nel 1963 presso l'Istituto d'Arte casmeneo, allievo di Luigi Gheno e di Biagio Frisa, che lo hanno fortemente condizionato nelle scelte artistiche. I lunghi viaggi in mezza Europa, da Firenze a Monaco, da Oslo a Stoccolma, hanno contribuito a formare, insieme alla lezione dei grandi maestri del passato, la personalità di Romano, che si è fortemente distinto nel panorama pittorico nazionale e internazionale..
Utilizziamo le stesse parole di Raffaele Romano, per descrivere le sue vicende biografiche, la sua formazione e la sua produzione artistica. L'articolo di Romano è stato pubblicato nel gennaio 2022 sulla rivista " Scuola delle cose ". Oggi pubblichiamo la seconda parte della lunga autobiografia.


APPUNTI PER UN RACCONTO ( seconda parte )
Raffaele Romano

Partii con Pousset per Parigi sulla 2CV, la vecchia
Citroën, viaggiammo tutta la notte, con i sogni,
cantando, e arrivati a Parigi, stanchi e assonnati,
lei mi presentò diversi amici presso i quali trovam-
mo un po’ di giusto riposo prima di immergerci in
quella città. Al bistrot, Chez Pierre, incontrai un
siciliano che mi ospitò per un certo periodo, fino a
quando trovai un piccolo alloggio in rue Meynadier.
Così riuscii a iscrivermi al Beaux-Arts, la scuola di
scultura diretta dallo scultore Collamarini, che non
vidi mai né frequentai, anche perché era periodo di
moti rivoluzionari, il maggio del ’66. Ancora adesso
detesto le accademie in quanto le trovo confusio-
narie. Le accademie sono nate per poter sviluppare
posti di lavoro.
L’iscrizione al Beaux-Arts mi permetteva di fre-
quentare la mensa e dunque di assicurarmi il cibo
quotidiano, frequentare palestre per vari sport, e in
tal modo potevo lavorare su alcune carovane per
carichi e scarichi presso i mercati delle Halles, nella
costruzione dei circhi equestri e pulizie presso pri-
vati. La sera, tra il Quartiere Latino e bistrot vari,
avevo modo di frequentare scuole private di disegno
libero di nudo, molto incuriosito, entravo, trovavo
la modella, che si muoveva continuamente, e sti-
molata la mia curiosità, ricordando la vecchia pre-
parazione scolastica, mi fermavo e con il mio album
realizzavo alcuni schizzi di movimento. Anche se mi
sentivo un abusivo, talvolta il maestro si avvicinava,
complimentandosi del mio modo di aggredire la
carta con grande facilità. Di questo ho fatto tesoro
nel prosieguo della mia attività.
Questo girovagare mi eccitava molto, perché ritor-
nando nei bistrot si parlava di tutto, con amici oc-
casionali. Ricordo, tra questi, la Palette, l’Odéon,
la Coupole, tutti locali frequentati da artisti illustri.
Avevo stretto amicizia con un certo Cirillo, attore
che seguiva lezioni di recitazione al Teatro Italiano,
con lui andavamo alla ricerca di piccoli lavoretti per
la sopravvivenza. Questo non era il mio intento, ma
con la sua frequentazione una volta ho dovuto reci-
tare una poesia di García Lorca in italiano. Qualche
volta nei bistrot incontravi personalità famose quali
Jean-Paul Sartre, Juliette Gréco, lo scultore tedesco
Raymond Hainz, che mi incuriosì per i suoi lavori,
grossi tronchi che erano fiammiferi giganti.
Questo modo di vivere durò per qualche anno. Fin-
ché arrivai, mio malgrado, alla decisione di lasciare
Parigi per poterci ritornare in un momento miglio-
re. Raccolsi le mie poche cose e le lasciai in deposito
presso l’amico Carlo Cusmà. Non sono riuscito a
recuperarle mai più. Ho sempre pensato di ritornare
a Parigi, ma non mi è più stato possibile.
Partii in autostop per la Germania, che allora mi
sembrava la California, per poter rastrellare ricchez-
ze e ritornare a Parigi. Durante il viaggio mi fermai
nuovamente a Metz, da Pierre Koppe, il quale, offe-
so per la mia partenza, mi rifiutò quanto mi doveva
per il lavoro svolto. A quel punto intervenne De-
nise, una vecchia amicizia, offrendomi una piccola
somma che mi permise di affrontare il viaggio verso
la Germania, destinazione Hannover. Qui trovai al-
loggio e lavoro presso la Bahnhofs Mission.
Il primo lavoro fu per un’impresa di pulizie. Tra-
sportavo immondizia puzzolente, pulivo e trasci-
navo carrelli. Infangato e zozzo, dopo otto ore di
faticoso lavoro tornavo nell’alloggio destinatomi in
compagnia di un altro immigrato, un abruzzese del
quale capivo poche parole farfugliate e molto dure.
Lui era il capo e mi dava gli ordini: metti legna, fai
questo, fai quello... Mi sentivo molto intimorito e,
appena superata la settimana, con pochi marchi in
busta, ritornai alla Bahnhofs Mission.
Cominciai a girare per Hannover e mi capitò di
vedere una grossa insegna, Wurstfabrik Johann Wei-
shäupl. Entrai e, grazie al mio poco francese, arrivai
fino all’ufficio del personale, dove fui ammesso per
un periodo di prova. Vi rimasi per sette mesi. Il
lavoro consisteva nel consegnare prodotti con un
autista (Beifahrer) per quaranta negozi della città e
privati. Si lavorava dalle 6,30 fino alle 14, girando
per la città di Hannover. Durante le consegne qual-
che collega della sede ci offriva un caffè per una
breve pausa. Al rientro in fabbrica si andava in men-
sa e, se non c’erano altre incombenze, si aspettava
l’orario di uscita. Ritornato nel mio guscio, riposavo
ascoltando musica, disegnavo per qualche ora e di
nuovo in giro per conoscere la città, spesso tra le
Gasthaus, pub, caffè e vari ritrovi. Consumavo così
il mio tempo migliore.
Qualche volta capitava una serata diversa: ne rac-
conto una. Mentre nel mio guscio ascoltavo musica
classica, sentii bussare alla porta, e una bella ragazza
si complimentò con me: “Sie hort gute musik!” (Lei
ascolta buona musica!), e così simpatizzammo. Le
mostrai i miei disegni e dopo qualche giorno, con i
suoi amici, presi a frequentare musei, concerti, mo-
stre d’arte. Avevo trovato la via giusta.
Riuscii a iscrivermi a un corso di tedesco. L’inse-
gnante, bravissima, spiegava con chiarezza e facilità,
e io ero molto predisposto, ma non avevo messo
in conto la stanchezza fisica. La frequenza è stata
brevissima. Tuttora mi rammarico di non aver com-
pletato il corso, ma ero arrivato a un punto in cui
non distinguevo più il giorno dalla notte.
Questa stanchezza mi portò a una decisione: molla-
re tutto, mettere uno zaino dietro le spalle, abban-
donare la Germania e partire per la Danimarca.
Approdai a Copenaghen, viaggiando in autostop
con un giovane americano in una MG decap-
pottabile. Lungo tutto il percorso da Kiel fino a
Copenaghen, scariche di acquazzoni e stupendi
arcobaleni. Per sopravvivere lavorai nelle caffet-
terie, lavando piatti e bicchieri. Ma ero sempre
alla ricerca di un lavoro ottimale, adeguato alla
mia preparazione.
Incontrai un ceramista italiano con il quale lavo-
rai per un breve periodo, ma lo dovetti mollare
perché si dimostrò un vero furfante, nonostante
il lavoro fosse di mio gradimento. Gli svaghi, i di-
vertimenti non mancavano al Tivoli, un immenso
parco di attrazioni. Al Tivoli ho fatto amicizia con
compagni di diverse etnie.
Ancora un’altra decisione mi portò a cercare una
nuova città che potesse offrirmi un lavoro più
adatto alle mie competenze. Mi avventurai così
a conoscere Stoccolma. Di nuovo un ostello della
gioventù, la ricerca di un lavoro attraverso l’uffi-
cio di collocamento. Tramite il Consolato italiano
venni a conoscenza di un laboratorio di ceramica.
Fortunatamente trovai una buona collocazione,
era il lavoro adatto a me. Eseguivo lavori a lu-
cignolo, decoravo, modellavo. Finalmente avevo
trovato una buona occasione, ma durò soltanto
quindici giorni, giusto il periodo di prova, perché
mi arrivò una bomba, un telegramma da parte della
mia famiglia: mi veniva comunicato che mia madre
stava male.
Mio malgrado raccolsi i miei pochi stracci e partii
con il primo treno, direzione Comiso. Così, dopo
quel discreto successo, fui costretto a ritornare in
Sicilia, dove scoprii che si trattava di una montatura
da parte di mio cognato.
A Comiso, trascorsa una settimana, oltre ad aver
mal digerito la chiamata attraverso il telegramma,
ricevetti la cartolina-precetto per presentarmi al
CAR di Pesaro. Il nullaosta era scaduto dopo la mia
lunga assenza dall’Italia.
Settembre. Iniziò così l’avventura presso l’esercito
italiano per quindici mesi. Quaranta giorni di CAR,
due mesi di corso di specializzazione nella città di
Civitavecchia come aiutante topografo, che non
seguii. Né marce, né addestramenti, né lezioni in
quanto ebbi il privilegio di allestire uno spettacolo
insieme ad altri compagni di ventura di fine corso.
Spesso ci inventavamo viaggi verso la capitale per
acquisti vari, carte, colori, che finanziava il buon co-
lonnello, amante degli spettacoli. A fine spettacolo,
con notevole successo, fui abilitato al corso senza la
minima conoscenza letteraria. Gentilmente il co-
lonnello mi chiese se poteva tenere i miei disegni
scenografici, e io felicemente accettai.
Gennaio. Trasferimento a Trento, artiglieria pesante
campale. Venni assegnato all’ufficio OATIO, gui-
dato da un tenente colonnello, che vidi rarissime
volte, e composto da due capitani, due marescialli,
un sergente, due allievi ufficiali, io e un altro uf-
ficiale. Questo ufficio mi permetteva di evitare le
presenze di rito. In ufficio io e il mio collega, un
simpaticissimo genovese, non facevamo altro che
ingrossare le demarcazioni di mappe segnate dal
capitano. Poi continuavamo a disegnare per i fatti
nostri, eseguendo ritratti per capitani, marescialli
ecc. A fine reggimento abbiamo redatto un giorna-
lino di notevole successo.
1967. A conclusione del servizio militare l’Istitu-
to d’Arte di Comiso, sotto la direzione del profes-
sore Biagio Brancato, già mio estimatore, mi offrì
l’opportunità di una breve supplenza. Subito dopo
un’altra supplenza, presso l’Istituto d’Arte di Gram-
michele.
Milano 1968
Milano, settembre 1968. Arrivai con il tram nume-
ro 1 in piazza Cordusio. In quel preciso momento
un sessantottino aveva lanciato un sampietrino sul
vetro anteriore del tram, che si arrestò. Col mio ba-
gaglio dovetti cercare una soluzione per raggiungere
Porta Venezia, dove avrei incontrato il fratello del
mio amico Spampinato, che mi avrebbe aiutato
a cercare una sistemazione provvisoria. I fratel-
li Spampinato abitavano in via Felice Casati, ma
li trovavi più facilmente, quasi sempre, nel bar di
fronte alla loro abitazione. Furono molto gentili
con me, aiutandomi a trovare una piccola pensione
in viale Tunisia per un breve periodo. In seguito
trovai un’altra pensione, dove rimasi più a lungo.
Qui però non mi sentivo per niente libero. La vec-
chia locatrice non permetteva neppure di muoversi,
tanto meno di mangiare un panino, la stanza era
quasi sempre al buio. Così, date le mie esigenze, ero
costretto a uscire fuori e consumare il mio tempo
migliore inutilmente. Questo nonostante il buon
rapporto instaurato con il mio compagno di camera
Orazio. In seguito ebbi modo di scoprire molte affi-
nità tra noi e trascorremmo qualche serata insieme.
Lui era un paroliere e aveva un giro di amici al di
fuori delle mie conoscenze. Ci sentiamo ancora di
tanto in tanto, scambiandoci piccole ironie ricor-
dando il passato.
Avevo trovato lavoro in uno studio di design in via
Solari, L’Esperto, ma per mia sfortuna si concluse alla
fine dell’anno in quanto i soci decisero per la chiusu-
ra. Così mi trovai solo, ma non volevo fare ritorno a
Comiso. Nella mia solitudine la provvidenza non mi
mancò. Un collega, Luciano, di gran cuore, accortosi
della mia tristezza, mi chiese cosa fosse successo, of-
frendosi di ospitarmi a casa sua nonostante lo scom-
piglio che procurai a sua madre. Trascorsi con quella
famiglia un bellissimo Natale, lontano dai miei. Ho
sempre nel cuore la generosità di questo mio compa-
gno. “Milan col coeur in man”.
All’inizio del nuovo anno non sapevo che cosa fare.
Girovagando vedevo grandi negozi, bellissime in-
segne, e passando per corso Venezia il mio sguardo
si posò su un cartello, quasi oscurato, dove c’era
scritto affittasi; così mi precipitai a chiedere infor-
mazioni e a stipulare il contratto di locazione con
un anticipo di sei mensilità. Naturalmente il custo-
de fece qualche resistenza, ma non mi arresi nono-
stante le difficoltà. Chiesi un piccolo aiuto ai miei
familiari e riuscii a consolidare quel mio desiderio:
due stanzette, bagno in cortile, terrazzino al terzo
piano. Incominciavo a prendere confidenza con i
vicini, con il quartiere e il mondo attorno. Di tanto
in tanto, visto che il mio lavoro non era assiduo,
mi rivolgevo al ristorante sottostante e prestavo la
mia opera come lavapiatti, in modo da recuperare
il pasto quotidiano e qualche liretta.
In quelle due stanze di quaranta metri quadrati mi
sentivo come in una reggia, anche se prive di ar-
redamento, e io disegnavo e attaccavo alle pareti i
disegni prodotti. Godevo di questa mia reggia e più
in là cominciai a invitare degli amici e a modellare
la mia vita a Milano.
Di fianco a casa mia c’era la galleria Il Mercante
di Stampe Antiche e Moderne, che notavo tutti i
giorni, mattina e sera. Avendo realizzato un bel nu-
mero di disegni in bianco e nero, presi un po’ di
coraggio ed entrai nella galleria. Il titolare, Marcello
Tabanelli, che in seguito diventerà mio amico e mio
mercante, dopo qualche visita successiva iniziò ad
acquistare alcuni miei disegni in bianco e nero.
Un amico mi diede poi l’indirizzo del pittore Giu-
seppe Migneco, che si trovava nei pressi della mia
abitazione, in via Senato; preso dalla quotidiana ri-
cerca di un lavoro, dopo un lungo colloquio egli mi
propose di andare a trovare il signor Bellati, titolare
dell’agenzia di pubblicità La Complan, e questi,
dopo un breve colloquio, mi sottopose a una pro-
va durante la quale lavorai con molto interesse e
passione. Mi sembrava di aver trovato la via giusta.
Dopo un breve periodo il dottor Bellati molto gen-
tilmente mi disse: “Tu sei bravissimo, disegni bene,
hai un buon intuito, ma le tue figure sono pittori-
che, mentre la pubblicità ha bisogno di ripetizione,
pertanto ti prego di accettare questo mio omaggio”.
E mi diede una busta dove scoprii con stupore una
buona somma di denaro. Mi disse: “Fai il pittore,
ascolta me!”.
Al momento non sapevo se dirgli grazie o qual-
cos’altro. Io volevo un lavoro remunerato e accet-
tai a malincuore. Andai a trovarlo altre volte e lui,
molto gentile come sempre, mi comprava qualche
dipinto o disegno.
A quel tempo frequentavo il Bar Jamaica, dove pul-
savano artisti di tutte le specie, e una sera vi incon-
trai Carlo Cusmà che avevo lasciato a Parigi e che
mi raccontò la sua triste avventura e il suo ritorno
in Italia.
In qualche modo lui, con le sue amicizie, era abba-
stanza inserito nella società milanese. Così, tramite
le carovane, organizzazioni che reclutavano ma-
nodopera per il lavoro nero, lavorammo saltuaria-
mente presso la Rizzoli a impacchettare giornali e
in qualche impresa di pulizie.
Al Jamaica, oltre a varie celebrità, di tanto in tan-
to si incontrava qualche amico. Uno di questi una
sera mi disse di un certo mercante che comprava
di tutto. Io afferrai al volo quel suggerimento, mi
misi sotto braccio alcuni lavori e li portai a questo
mercante, un certo signor Lorenzin Romano. Si av-
verò ciò che mi era stato detto: poco denaro ma di
grande aiuto per la mia sopravvivenza. Siamo stati
in contatto per un lungo periodo.
Frequentavo sempre Il Mercante di Stampe. Un
giorno il titolare mi propose di andare dallo stampa-
tore Franco Sciardelli. Questi da poco aveva aperto
una stamperia d’arte e mi propose di lavorare per
lui. Nel breve giro di una settimana fui in grado
di eseguire il lavoro di stampa come un esperto
professionista. Il capo, contento del mio risultato,
mi offrì di lavorare per un lungo periodo. Questo
lavoro mi è stato molto utile perché ho potuto eser-
citarmi bene nella stampa calcografica. È lì che ho
conosciuto i miei maestri Eugenio Tomiolo, Fausto
Melotti e tanti altri.
Il trattamento economico però non era adeguato
alle mie mansioni, così scelsi di lavorare in proprio.
Avevo ricevuto in regalo un torchio calcografico
che tuttora conservo. Considero questo torchio una
grande fortuna perché mi ha permesso di svilup-
pare materie calcografiche e di stampa con molto
successo.
Nella stamperia di Sciardelli agli inizi lavoravamo
io e un altro giovane, Guido, originario di Padova.
Avevamo instaurato un buon feeling, durante la
breve pausa pranzo andavamo insieme a Brera, al Ja-
maica, per consumare un caffè. Una volta, uscendo
dal bar, fummo coinvolti in una delle solite retate
che la polizia compiva in quegli anni, infilati nel
furgone e tradotti in questura. Il mio compagno,
dopo gli accertamenti di rito, venne rilasciato. Per
me invece fu molto più complicato, in quanto quel
giorno non avevo con me la carta di identità. Come
non ricordare il film Indagine su un cittadino al di
sopra di ogni sospetto? Non dimenticherò mai il mas-
sacro psicologico subito durante l’interrogatorio di
due indegni poliziotti.
Per fortuna Guido e Sciardelli, vista la mia prolun-
gata assenza, decisero di venire in questura per ga-
rantire sulla mia identità. Così potei liberarmi da
quell’insano e bizantino interrogatorio. Domande
del tipo: – Cosa fai? – E io: il pittore. – Non è vero!
Dove abiti? – In corso Venezia. – Vallo a raccontare
a chi ti pare! E avanti così per ore e ore.
Presso Sciardelli lavorai per circa due anni. Con
Guido andavo d’accordo, spesso lui mi raccontava
le sue avventure. Aveva trovato una pensione dove
coabitavano alcune ragazze. Mi parlava di frequente
della figlia della titolare, con la quale trascorreva
belle serate. Io, curioso, desideravo conoscerle e far
parte della compagnia. Così, una sera, me li ritrovai
tutti nella mia abitazione di corso Venezia. Rima-
sero stupiti per questo mio nido e ricevetti molti
complimenti.
Una di quelle ragazze, Loredana, in seguito diven-
tò mia moglie. Riguardo al matrimonio Loredana
propendeva per il rito religioso, nonostante le mie
insistenze per quello civile. La celebrazione avven-
ne, in intimità, presso la chiesa di San Celestino in
via Senato. I testimoni furono il maestro Tomiolo,
lo stampatore Sciardelli e l’amico Spampinato. Fe-
steggiammo, con un grande brindisi, nella galleria
del Mercante Tabanelli.
Tutte le sere ci incontravamo a Brera, al Jamaica,
alla Palette, da Gabriele in corso Garibaldi, da Ore-
ste in piazza Mirabello, famoso per i due biliardi.
Fortunato chi se le accaparrava per primo, le boccet-
te: erano sue per tutta la serata. Quando io e Carlo
Cusmà riuscivamo ad avere un biliardo, solo per
qualche mezz’ora, le prendevamo sempre dai nostri
avversari, Giuseppe Denti e Pino Bua. Loro erano
molto più esperti.
Con il gruppo di amici, grazie a un’idea di Carlo
Cusmà, dopo tanti incontri riuscimmo a organiz-
zare un centro d’arte, il Centro Culturale Coope-
rativistico, CCC. Per questo avevamo affittato uno
scantinato di oltre duecento metri quadrati in via
Milazzo, l’avevamo ripulito, affrescato, arredato ed
eravamo partiti con il vernissage, dove esordì la can-
tante Anna Melato. Anna e la sorella Mariangela
erano vecchie amicizie del bar di Oreste.
L’impegno di noi giovani artisti fu grandissimo,
ogni mese organizzavamo mostre, incontri e all’oc-
casione realizzavamo quella parte di economia che
ci permetteva la sopravvivenza. I malumori comun-
que non mancarono. Due artisti più attempati non
accettarono di misurarsi con noi. Ciò segnò la fine
di tutto il nostro impegno, affogato in un bicchiere
d’acqua.
Gonzalo Alvares, mio amico ancora adesso, alla
bella età dei suoi 96 anni, ha sempre apprezzato e
creduto nel mio lavoro. Quando lo incontrai per la
prima volta mi aprì il cuore. Scrisse magnificamen-
te una nota sulla mia serie di incisioni sul traffico.
Non abbiamo più smesso di collaborare, mante-
nendo viva la nostra amicizia e il nostro connubio.
Mi ha acquistato numerosissime acqueforti e di-
pinti, ha scritto spesso sui miei lavori con grande
elogio. Ottavia, sua moglie, ha sempre avuto una
profonda ammirazione per il mio lavoro e nei vari
incontri mi riferiva lo stupore malcelato che nota-
va nello sguardo di un artista loro amico, Giorgio,
meravigliato nel vedere una parete di casa loro de-
dicata alle mie opere. Di sicuro si era pentito di
avermi fatto conoscere Gonzalo.
Alvarez conosceva diverse personalità. Una sera
venne da me assieme a due signori, Piero Fornaset-
ti e Domenico Veneziani, per vedere i miei lavori,
che nel corso di una lunga serata positiva suscitaro-
no molto interesse. Fornasetti fu il mio promoter,
realizzò diverse mie mostre, nella sua galleria, tra
cui una delle più significative fu La morte arriva
in prima classe, che riscosse notevole successo, con
giudizi lusinghieri da parte di Giovanni Testori,
Inge Feltrinelli, Philippe Daverio e altri.
Il mio lavoro di stampa in quel periodo era piutto-
sto statico. Melotti andava a Roma presso la 2RC,
Tomiolo era fermo con il Mercante di Stampe,
finché un amico, segretario della Scuola Profes-
sionale di via Baroni, ora Istituto Kandinsky, mi
propose una cattedra di docente esperto. Accettai e
trascorsi dieci anni a insegnare la materia di tecnica
pubblicitaria. Dovetti interrompere a causa di un
incidente occorsomi in via Gentilino, a seguito del
quale rimasi fermo per sei mesi.
Durante il periodo di insegnamento frequentavo
l’Accademia di Belle Arti a Brera. Ma non ho mai
sopportato queste scuole fin dalle origini. La mia
accademia è stata nelle botteghe, nelle frequenta-
zioni di maestri e studi vari. Tuttavia avevo deciso
di conseguire quel titolo di studio per poter con-
tinuare a insegnare.
Trascorsi quattro anni, ottenni buoni risultati, an-
che grazie alla mia esperienza; partecipai a concorsi
svoltisi nella città di Firenze, per titoli ed esami,
per le graduatorie in tutte le Accademie d’Italia,
per la pittura, l’incisione e la decorazione come
docente e assistente.
Ecco un episodio che ricordo particolarmente:
a Firenze ero ospite di Pino Micieli, un vecchio
compagno di scuola, già docente presso l’Accade-
mia di Belle Arti del capoluogo toscano. Chiac-
chierammo un po’ del più e del meno, era da tanto
tempo che non ci sentivamo, e alla fine mi rivelò di
conoscere il capo della commissione esaminatrice.
Il giorno successivo ci ritrovammo insieme in una
trattoria, dove mangiammo e avemmo l’occasione
di fare conoscenza. Dunque, convinto di essermi
assicurato un piccolo aiuto, il giorno dell’esame
viaggiavo con serenità per svolgere il mio impe-
gno. Rientrato a Milano, dopo una lunga attesa,
mi recai in Accademia per vedere le graduatorie,
dove risultai, fra i cento ammessi, a metà classifica.
Che cosa era successo? Il capo della commissione,
data la mia statura, mi aveva associato al nome
Piccoletto; e infatti, esaminando il verbale, un tale
di nome Piccoletto risaltava tra i primi in gradua-
toria. Da quel momento non ho più voluto sentir
parlare di graduatorie e di insegnamento.
Ho sempre continuato a frequentare gallerie e co-
noscere persone, ho lavorato con assiduità. In un
momento molto positivo con il Credito Italiano,
una mia vecchia conoscenza, il capo responsabile
dell’ufficio acquisti, dottor Francesco Paglia, mi
ordinò diversi lavori per l’abbellimento di nuo-
ve filiali a Napoli, Roma, Milano, Lussemburgo,
Düsseldorf. Molto interessante fu un’opera costi-
tuita da sette dipinti di 150 x 200 cm, Mitocosmo-
logie, che rappresentavano i sette piani dell’edificio
della Pioneer, la società in cui l’opera è esposta.
A seguito dell’espansione del Credito Italiano, di-
ventato Unicredit, cambiarono i dirigenti, ma il
dottor Paglia continuò a commissionarmi lavori
di notevole entità.
Stamperia Sciardelli, anni settanta
Franco Sciardelli aveva da poco aperto una stam-
peria calcografica. Seguendo il suggerimento di
Tabanelli mi ci recai e trovai lì una nuova occu-
pazione. Nel breve giro di alcuni giorni facevo il
lavoro del maestro stampatore. Il nostro sodalizio
continuò fino agli inizi di ottobre del 1971. Mi
ero fatta una bellissima esperienza, avevo allacciato
un’amicizia con lo scultore Fausto Melotti, inoltre
proseguivo il mio lavoro con la stampa per To-
miolo e altri artisti. Franco era una brava persona,
e il mio lavoro di stampa era bene accetto, ma la
parte economica non si smuoveva da quando ero
entrato da lui.
Dopo il matrimonio con Loredana, al ritorno dal
viaggio di nozze, ripresi il mio lavoro di sempre,
ma Sciardelli continuava con la sua misera paghet-
ta, e per di più dovevo tenere d’occhio alcuni nuo-
vi ragazzi. Quando diedi le dimissioni Franco non
ci volle credere, e nemmeno gli altri amici, ma ric-
co del torchio che nel frattempo avevo “ereditato”,
cominciai a lavorare con le mie lastre e successiva-
mente con quelle di altri artisti. La collaborazio-
ne con Fausto Melotti si consolidò ulteriormente
in quanto lui aveva iniziato da poco l’esperienza
dell’incisione. Con Sciardelli e con Giorgio Upi-
glio doveva sempre aspettare prima di vedere l’esi-
to di un lavoro, invece con me era tutto più veloce.
Ceravo le lastre, le incidevo, le stampavo e gliele
portavo in studio, lui mi dava l’okay ed eravamo
entrambi felici di quel rapporto, che durò fino a
pochi giorni prima della sua scomparsa.
Certo quella collaborazione non piacque all’ami-
co Tomiolo, in quanto a quel tempo ero ospite
nello studio di via Torino offertomi da Tabanelli.
Ma io dovevo guadagnarmi il pane e soprattutto
apprezzavo la generosità e l’interesse di Melotti.
Il maestro mi organizzò anche una mostra nella
sacrestia di Santa Maria delle Grazie, con il mal-
contento dell’architetto Ranzi che ne era il gestore.
La mostra ottenne un buon successo: vi esponevo
una serie di gouache sulla mitologia che attraeva-
no molto, e anche l’editore Vanni Scheiwiller ne
acquistò alcune.
Nel gennaio del 1972 fummo allietati da una bella
sorpresa, la nascita di Vania, la nostra primogeni-
ta, che suscitò l’amorevole invidia dei tanti amici.
Tabanelli mi offrì un sigaro Avana come buon au-
gurio. E lo stesso fece sei anni dopo quando, in
contemporanea alla successione dei due papi, ven-
ne al mondo Fedra, che accogliemmo con gioia.
Dopo qualche anno traslocammo in periferia, ma
corso Venezia rimase ancora per qualche anno il
mio studio, al quale rimango tuttora affezionato,
malgrado non esista più.
Chiacchierando
Tra tutte le persone che ho conosciuto negli anni
– e ne ho incontrate tante – spero ancora fiducioso
che si faccia avanti un “angelo custode” che possa
accogliere i miei manufatti e distribuirli nel modo
migliore. Mi sento come un padre il quale desidera
che i suoi figli non prendano cattive strade.
La Fondazione Mudima di Milano mi è stata mol-
to vicina, promuovendo un’interessante mostra
con catalogo curato da Gianluca Ranzi, Il tempo
del lavoro e il lavoro del tempo, che ha avuto un
buon successo sotto l’aspetto critico. Il fondatore
di Mudima, Gino Di Maggio, e i suoi collaboratori
hanno apprezzato la mia opera; inoltre Di Maggio
ha arricchito la sua collezione con una nutrita serie
di mie acqueforti a tema mitologico per il nascente
Museo di Arte Moltiplicata in Sicilia.
Recentemente, in seguito a un lusinghiero giudizio
dell’amico pittore Alvaro, ho rispolverato alcune
sculture policrome realizzate quando ero ospite
nello studio del maestro e amico Eugenio Tomiolo.
Prodotte in circa dieci o dodici pezzi, queste mie
sculture nacquero per un’esigenza di pulizia, per
riutilizzare scarti di legno accumulati realizzando
cornici. Tomiolo amava costruire autonomamente
le cornici dei suoi dipinti, e in parte l’ho seguito
anch’io su questa strada. Di quei lavori alcuni si
sono persi, altri sono in collezioni private. Alvaro
amava in particolare una scultura, una Crocifissione
realizzata per un probabile monumento, e spesso
mi dice che la mostra tuttora a persone di un certo
interesse quando se ne presenta l’occasione. Una
volta è capitata l’opportunità di porla all’atten-
zione dello scultore Stefano Soddu, titolare con
la moglie dello spazio d’arte Scoglio di Quarto,
e così sono riuscito a ottenere la visita di questi
galleristi e conseguentemente l’esposizione di un
mio disegno, Traslitterazione del Partenone.
Un’altra scultura, intitolata Cavallo di Troia, fu
una delle prime acquistate da Marcello Tabanelli;
purtroppo non so che fine abbia fatto in quanto
il mercante è scomparso già da diversi anni. Sarò
sempre riconoscente a Tabanelli, che fin dagli inizi
della mia presenza a Milano è stato sempre pron-
to a sostenermi e a consigliarmi. Ogni fine mese
era solito acquistare una mia incisione, finché non
spuntò fuori sua moglie che, con una verve inusua-
le, sentenziò: “Romano, di cadaveri ne abbiamo
abbastanza!”, riferendosi alla serie di Emigranti a
cui lavoravo negli anni settanta. Questa serie di ac-
queforti fu intitolata dal critico Mario De Micheli
I racconti grafici di Raffaele Romano in occasione di
una mia mostra personale al Centro dell’Incisione
di Milano; fu inoltre esposta a Metz presso la Ga-
lerie Paul Even, con un testo critico di Jean-Paul
Lampe, e a Belgrado presso la Galerija Graficki col
titolo Mito in Sicilia, con testi critici di Gonzalo
Alvarez García, M. Dordevic e M. Giorgevic.
Chiacchierando telefonicamente il poeta Alvarez
mi aveva chiesto come fosse nata quella serie degli
Emigranti. Erano gli anni della scuola e il docente
di disegno dal vero ci aveva suggerito di disegnare
e di portare in classe i nostri lavori il giorno suc-
cessivo per commentarli: per me era un elisir. Con
me c’era un altro amico, Luigi Galofaro, scultore
e compagno di banco e di percorso; insieme gi-
ravamo per il paese e nei dintorni, disegnando,
fin quando ci imbattemmo in una vecchia chiesa,
detta dei Cappuccini, nella cui cripta scoprimmo
alcuni scheletri di vecchi nobili del paese. Li di-
segnammo più volte, sinché il docente sentenziò:
“Sono arrivati i nostri cadaveri!”. Io non mi sono
scoraggiato e ho continuato, silenziosamente, con-
servando nella memoria quel messaggio, che in se-
guito, negli anni settanta, ho tradotto in acqueforti
raccontando i miei viaggi.
Sant’Eustorgio, anni novanta
Negli anni novanta conclusi il periodo di inse-
gnamento in quanto gli esperti di pubblicità non
facevano più parte dei programmi scolastici come
negli anni precedenti; anche la collaborazione con
il Credito Italiano andava scemando e in seguito il
nuovo responsabile dell’ufficio tecnico, che sostituì
architetto Paglia, mi disse testualmente che la dire-
zione non acquistava più lavori di artisti nati prima
degli anni cinquanta. Per di più il mio lavoro di
stampa calcografica era ormai in estinzione.
E così, principalmente per motivi economici, de-
cisi di rivolgermi alla chiesa. Ogni domenica mi
sorbivo una lunghissima omelia in una delle sto-
riche basiliche milanesi. Lì un giorno mi avvicinò
un signore, il quale mi convinse a frequentare il
gruppo di cui era membro, le cellule di evange-
lizzazione che vantavano numerosi frequentatori.
Ma la cosa che mi impressionò maggiormente fu
il grande studio di restauro diretto da quello stesso
signore. Grazie a questa nuova conoscenza spera-
vo di trovare qualche occupazione, che però non
arrivò.
Dopo undici anni di frequentazione assidua rag-
giunsi il livello massimo di saturazione. Mi senti-
vo ancora più vicino a mio padre, per tanti anni
a servizio in qualità di sagrestano nella Chiesa
Madre di Comiso, finché due santocce bigotte lo
calunniarono, accusandolo di essersi appropriato
delle tovaglie dell’altare per fare dei vestiti alle sue
figlie. Io non sono mai stato calunniato, ma spesso
ignorato. Aspettavo un lavoro, ma il mio confra-
tello continuava a rimandare. Sì, di tanto in tanto
acquistava qualche mio lavoro, e ogni volta che
svolgevo per lui la mansione di autista mi elargiva
una “mancetta”; mi propose persino una mostra
presso l’oratorio. In quell’occasione una suora si
scandalizzò per un mio dipinto, L’Annunciazione
sull’autostrada, ma un signore di passaggio notò
alcuni miei bozzetti riguardanti la serie degli Emi-
granti e ne acquistò qualcuno, cosa che mi fece un
certo piacere. Pure il confratello acquistò una serie
di lavori ispirati al terremoto in Sicilia negli anni
sessanta, naturalmente a prezzo di favore, anche
perché non sapevo più dove sistemarli.
Ad ogni modo i capi della chiesa se ne tennero alla
larga. Per il parroco della basilica ero una sorta
di diavolo; lo notai più volte tremare quando mi
presentavo per ricevere l’eucarestia, motivo per cui
in seguito ho sempre cercato un altro sacerdote
(fine )

crediti fotografici di Giacomo Nuzzo
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RAGUSA - RIMODULATI HUB E PUNTI VACCINALI ANTI-COVID
28-01-2023 15:43 - Politica
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SI È CONCLUSO CON SUCCESSO IL CONVEGNO DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO “ESSERE SOCIALISTI OGGI…”

Ieri 27 gennaio 2023, in una sala gremita di amici, simpatizzanti e compagni, si è svolto il predetto convegno del Partito Socialista Italiano, introdotto dal Segretario Provinciale Carmelo Diquattro. Di seguito, sono intervenuti il Segretario cittadino di Ragusa, Salvatore Battaglia, ed il Vice Presidente servizi culturali della città di Ragusa, Pippo Di Noto. Terminati gli interventi prefissati, ...
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27-01-2023 16:53 - Istruzione e Formazione
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In occasione della "Giornata della Memoria 2023, l’Istituto Verga di Comiso prosegue il proprio impegno, nel pieno esercizio di una cittadinanza attiva, consapevole e democratica, affinché la "memoria storica" possa diventare un patrimonio trasmissibile di generazione in generazione.
Oggi, tutti gli alunni hanno assistito alla proiezione del Film Il viaggio di Fanny (Le Voyage de Fanny) è un film franco-belga del 2016 diretto da Lola Doillon. Il film è basato sul libro autobiografico Le journa...
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26-01-2023 17:56 - Economia
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Siglata al Libero Consorzio Comunale di Ragusa una convenzione per la gestione dei rifiuti a base di gesso.

Il documento è stato firmato dal Commissario straordinario Salvatore Piazza e dal sindaco di Ragusa Peppe Cassì, rappresentante di uno dei due Comuni che hanno deciso di aderire all’iniziativa. La convenzione verrà firmata in un secondo momento anche dal sindaco di Comiso, Maria Rita Schembari.

“Un altro traguardo che ci siamo intestati, con i sindaci Cassì e Schembari, per tutelare il ...
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25-01-2023 16:03 - Attualità
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Ragusa, 25/01/2023

Cinque nuove assunzioni di soggetti svantaggiati per la Cooperativa sociale "Volta Pagina"

Un sogno che diventa realtà. Stamane, presso il Foro Boario di Ragusa, cinque persone in cura presso i Dipartimenti di Salute Mentale di Ragusa, Vittoria e Modica hanno firmato un contratto di lavoro con la Cooperativa sociale "Volta Pagina" di Vittoria nell’ambito del progetto imprenditoriale “Tuttiafare”. Un momento importante per la comunità, che i dirigenti della cooperativa hanno ...
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25-01-2023 12:40 - Politica
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NASCE A RAGUSA LA SEZIONE DI +EUROPA, SCHEMBRI E ANDRONE RISPETTIVAMENTE COORDINATORE E SEGRETARIO. ADERISCE ANCHE L’EX VICESINDACO MASSIMO IANNUCCI

Nasce la sezione di +Europa a Ragusa, una novità per il capoluogo ibleo, dove la forza progressista sbarca con i migliori intenti e obiettivi; la sezione, forte di parecchie decine di tesserati solo in questo ultimo periodo, ed in continua crescita, risulta ad oggi un circolo numeroso rispetto alle media regionale e punta a essere il riferimento d...
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25-01-2023 12:26 - Politica
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Discarica abusiva di c.da Petraro. Frasca e ‘Insieme per Santa Croce' contro Cassì: “E' inadempiente e sottovaluta il rischio ambientale”

“Il sindaco Cassì? Un politico di professione. Mente sapendo di mentire”. Lo scrivono in una nota i consiglieri comunali di ‘Insieme per Santa Croce' e il segretario cittadino di Alleanza Popolare, Filippo Frasca, in riferimento alle risposte fornite dal sindaco di Ragusa sulla discarica abusiva di contrada Petraro, al confine col territorio di Santa Croce C...
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24-01-2023 17:34 - Istruzione e Formazione
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ANCORA UN'ECCELLENZA COMISANA PREMIATA : STEFANIA OCCHIPINTI LA NEO INGEGNERE LAUREATASI A CATANIA

“Premio America Giovani “Riconoscimento per i neolaureati di eccellenza delle università italiane”

“Fra i mille studenti eccellenti ai quali è andato il riconoscimento e che sono stati ricevuti alla Camera dei Deputati la neo ingegnere comisana Stefania Occhipinti – dichiara Maria Rita Schembari, sindaco di Comiso-. È un altro motivo d'orgoglio per me, fare un encomio pubblico ad un'altra giovane ...
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24-01-2023 17:17 - Istruzione e Formazione
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Un momento di importante riflessione sul corretto approccio alle
problematiche ambientali, un confronto formativo per formare i
cittadini di domani e renderli protagonisti di una transizione
realmente ecologica. Si è svolto questa mattina l’incontro “Ripartiamo
dall’ambiente” promosso dal Liceo Statale “Enrico Fermi” di Ragusa.
L’attività didattica, rivolta alle terze classi dell’istituto ragusano
si inserisce nel percorso di formazione e di sensibilizzazione sui
temi ambientali avviato già lo scors...
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23-01-2023 18:47 - Attualità
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UN’ALTRA COMISANA AL FESTIVAL DI SANREMO 2023: SI TRATTA DI FLAVIA NIGITA.

“ La nostra Flavia Nigita – commenta l’assessore Manuela Pepi – è la seconda giovane comisana che, con altre 5 ragazze Siciliane, sarà presente al Festival di Sanremo. Flavia Nigita, 31 anni, studia presso ADIABASI , scuola nazionale di massaggio, e sta seguendo il percorso formativo come operatore olistico. Sarà a Sanremo dal 6 all’8 di febbraio, nel primo gruppo, assieme ad altri 20 massaggiatori. E’ un orgoglio saper...
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20-01-2023 12:25 - Politica
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Gruppo territoriale, ieri il secondo incontro a Ragusa. Si lavora per il campo progressista

Si continua a lavorare per un campo progressista in città, in vista delle prossime elezioni amministrative. Ieri il secondo incontro territoriale del Movimento 5 Stelle di Ragusa alla presenza del coordinatore regionale Nuccio Di Paola, della deputata regionale ragusana, Stefania Campo. Presenti anche l’ex sindaco di Ragusa, Federico Piccitto, diversi ex assessori della giunta pentastellata, i consiglie...
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ANGELO GIGLIO FOTOGRAFIA
ANGELO GIGLIO FOTOGRAFIA
27-01-2023 17:29 - Cultura & Arte
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DOMANI ALLA CASA DI SPIRITUALITÀ DEI PADRI GESUITI DI RAGUSA LA PRESENTAZIONE DEI LIBRI “LA BUSSOLA DI ABRAMO” E “ABRAMO NELLA TEMPESTA” DEL GESUITA GIANFRANCO MATARAZZO.

RAGUSA – Libri per meditare i testi “La Bussola di Abramo” e “Abramo nella tempesta” (San Paolo Edizioni), scritti dal gesuita Gianfranco Matarazzo, verranno presentati questo sabato 28 gennaio alle ore 18.00 nella Casa di Spiritualità dei Padri Gesuiti di Ragusa (via del Sacro Cuore, 46). L'autore, con i suoi lavori, intende...
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27-01-2023 16:35 - Attualità
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NESSUNO IN OCCIDENTE VUOLE LA PACE IN UCRAINA

Nell’Est d’Europa ormai è quasi un anno di guerra, migliaia di ucraini costretti a lasciare le proprie case, molti ad emigrare in altri Paesi, le infrastrutture di Kiev distrutte o rese inservibili. Il freddo, il gelo attanagliano con durezza: donne, bambini, anziani e i soldati al fronte, insomma una situazione drammatica di cui non si vede l’uscita.

Penso che, in altri tempi, capi di governo responsabili, ucraini o di altri Stati, avrebbero fatt...
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17-01-2023 12:24 - Angolo dell´Arte
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MILANO 24 maggio: Un ricordo dello scultore Biagio Frisa.

Erano gli anni '56, '57, '58: frequentavo assiduamente a Comido (RG) la bottega dello scultore Biagio Frisa, che aveva trasformato in una bottega di ceramica non sapevo cosa, nonostante questo rimanevo catturato dai colori e dalle forme che avevo notato in una mostra al circolo " Amici dell'Arte" , dove mio padre era custode.

Frisa era un abilissimo scultore, ma soprattutto un imprenditore eccellente. Lo dico adesso con cognizione di cau...
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17-01-2023 12:15 - Eventi
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DOMENICA 29 GENNAIO 2023 ALLE ORE 18:30
Pagina Bianca: Giò Galante in Concerto
Kome - Stanze di vita quotidiana

Giò Galante, cantautore. Porta in giro la propria musica dal 1990. Solitamente si accompagna a musicisti di estrazione jazz. Questa sera si accompagna a Gianni Amore alla fisarmonica e Alessandro Longo al violoncello, musicisti dalla sapiente tecnica e spiccata sensibilità musicale, preziosi amici al di là del palcoscenico.
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12-01-2023 15:02 - Angolo dell´Arte
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Continua senza sosta l’ascesa dei Blinding Sunrise. Nonostante il nome possa risultare sconosciuto a molti, questa band iblea (composta da cinque vittoriesi e un ragusano) sta continuando a riscuotere successi internazionali ed è famosissima in tutto il mondo. La band è composta da Mattia Giuffrida e Francesca Ereddia alle voci, Matteo Lorefice e Luca Pace alle chitarre, Onofrio Butera al basso e Valerio Macca alla batteria.

Di qualche giorno fa l’ultimo riconoscimento alla loro bravura: part...
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