05 Dicembre 2020
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MODICA - INDIVIDUATO IL SITO DEL CIMITERO EBRAICO

Individuata l'ubicazione storica del cimitero ebraico a Modica.
Brillante scoperta storica-filologica di Teresa Spadaccino.
Foto di Maurizio Pulvirenti
Da sempre la conoscenza della presenza antica degli ebrei a Modica ha assillato molti storici e
studiosi di Storia patria modicana, quasi una ricerca catartica per quanto avvenne di drammatico
nella città il giorno dell'Assunzione del 1474 e cioè la ben nota strage dei giudei.
Molti studiosi hanno individuato nel quartiere Cartellone il quartiere degli ebrei, almeno fino a
quella data e non più tardi del 1500 e qualcuno ne ha addirittura trovato una giustificazione
anche letteraria: Francesco Ereddia, citando Giovanni Modica Scala, scriveva infatti che essi
erano concentrati nel quartiere detto “Cartellone” e doveva essere così perché in arabo
“Cartidduni” sicilianizzato da “Harat al-yahud” voleva dire “il quartiere degli ebrei”.
Ma recentemente le ricerche del prof. Giovanni Di Natale e quelle di Teresa Spadaccino, hanno
ridisegnato la topografia etnica della città di Modica, erroneamente prodotta da quella che era
un'errata convinzione, forse dettata da quella che poi alla fine è la recente scoperta o intuizione
proprio di Teresa Spadaccino e cioè che il cimitero ebraico fosse ubicato proprio nel quartiere
oggi ancora detto di Cartellone.
Già Teresa Spadaccino nel suo volume: “Antichi Palazzi di Modica” del 2017 (pag.7), affermava: “La
Giudecca doveva sorgere vicino ad un corso d'acqua e doveva contenere al suo interno la Sinagoga, la Scuola,
l'Ospedale, il Macello (Tajura), i bagni rituali (mikveh) e all'esterno della cinta muraria il Cimitero, in quanto
doveva sorgere fuori dal centro abitato perché appunto impuro come lo è il corpo del morto che deve tornare alla
terra che lo ha creato, avvolto in un sudario e completamente nudo. A Modica sorgeva nel " quartiero di
Cartillone e contrata del cimitero dei Giudei" (notar Francesco Antonio Tomasini di Palermo 28 febbraio
1773); il quartiere era chiamato pure " Forche seu Idria" (Notar Carmelo Celestre 1808). (Doc. 2).”
La bibliografia giudaica porta uniformemente a ritenere che i luoghi di sepoltura delle comunità
ebraiche erano necessariamente esterni alle giudecche perché ritenuti biblicamente impuri, per
cui, se si dovesse dare credito a quanto fino ad oggi riportato nel tempo, il cimitero degli ebrei
non potrebbe essere a “Cartellone” bensì dovrebbe essere dall'altra parte del torrente che divide
la città e cioè il quartiere che sale da san Pietro verso le pendici del castello; ma questo ad oggi
non è stato mai così indicato e ricercato.
Ma il professore Di Natale dà una chiave di lettura diversa, fondata su documenti archivistici
inoppugnabili ed afferma in un suo articolo: “Le ricerche da me svolte, invece, dimostrano che la
Giudecca, “abilmente occultata” per secoli, era collocata proprio nel “cuore”dell’attuale centro storico nel
quartiere nominato di Francavilla (niente fu più esplicito di questo nome), tra la Cava (attuale chiesa di San
Pietro) e le Coste di Cartellone e di S. Lucia comprendendo naturalmente buona parte del quartiere Cartellone
al di là del fiume Mauto, dove era ubicato il Cimitero “… domo et locis quontiquis et collateralibo sitis et
positis in hac terra mohac in q/ta di lucurso seu cimmiterj di li judei …” (Simone di Giacomo, n.176, vol.3,
f.36, XI ind., 1552) oppure (Pera Vattipedi, n.174, vol.9, f.158rv,159r, V ind., 1546) “... q/ta vocata di
lu curso seu cimbiterij di li iudei qonf/nti cum domo josip di aparo et ab alio cum domo macteudi vainj et via
pp/ca …” e ancora “… domo in q/ta di lo zimbiteri di li judei q/nti cum nic. scapellato et cum cripta jacobo
di galazo etcum ruga vicinali …” (M. di Pietro, n.170, vol.20, 3°ind., 1559).”. Lo stesso aggiunge
ancora:”...Passava dall’altro lato del fiume Mauto dove era il detto cimitero ebraico e dove insisteva una parte
della costa sotto la collina dell’Itria (M. di Pietro, n.170, vol.8, f.46rv, 1544) “… duabo criptis et palacio in
h.t. mohac in q/ta di lo cimmiteri di li judei q/nti cum via vocata di sancta maria ditria et...”.
Francesco Trombadore, alias “La Talpa”, noto personaggio e libraio modicano, ha fatto
osservare e probabilmente è stato un refuso del prof. Di Natale, che non esiste a Modica il
fiume “Mauto” bensì lo Janni Mauro ovvero Janni Macis, il cui significato dovrebbe essere“piccolo
torrente”.
Dunque se la giudecca era sotto il pendio del castello, al di qua del torrente e si estendeva
lateralmente fino a sotto il quartiere detto “Francavillla” ossia sotto la “Costa”, ovviamente il
cimitero doveva essere extra-moenia e quindi oltre il torrente, in quell'area oggi indicata come
“Cartellone”. E' lo stesso Di Natale che fornisce un'indicazione, senza però spingersi oltre per
una esatta individuazione del sito.
Sono le ricerche di Teresa Spadaccino che arrivano in soccorso di questa ipotesi. Teresa
Spadaccino va oltre, affermando che nella città esistevano altre aree inurbate in cui era alto il
tasso di concentrazione di ebrei, tanto da far pensare che la giudecca si estendesse anche al
quartiere “Vignazza” o che li insistesse un'altra giudecca.
Teresa Spadaccino, convinta della bontà delle ricerche e soprattutto delle sue, topograficamente
ha scandagliato un'area ben precisa di “Cartellone” e cioè quella che alle spalle dell'attuale teatro
Garibaldi si inerpica verso via Exaudinos, giungendo alla conclusione che il quadrilatero
disabitato posto tra la chiesa di Santa Maria del Rosario e quella dell'Immacolata a ridosso
proprio di via Exaudinos e costeggiata esegeticamente da via Torbazzo sia il cimitero della
giudecca di Modica.
La ricercatrice si affida non solo alla diradazione urbana di quell'area che ha resistito così nei
secoli, quando avrebbe invece potuto tranquillamente essere urbanizzata o coltivata, ma anche
alla particolare posizione individuata che ricalca l'indicazione generica che da il prof. Di Natale,
area stranamente delimitata da due chiese cristiane dedicate alla Madonna (del Rosario e
l'Immacolata), e, ad adiuvandum, soprattutto al fatto che dalla prima fino alla seconda si dirama la
via che porta alla Madonna dell'Idria e che ancora oggi, dopo secoli, porta l'indicazione di Via
Torbazzo.
Se tutto ciò non bastasse ad indicare, almeno in via ipotetica e filologicamente l'ubicazione del
cimitero degli ebrei di Modica, si soggiunge che nei secoli proprio quel luogo è stato segnalato
come abitato da strane presenze, fatto probabilmente dovuto originariamente forse al
fenomeno chimico dei così detti “fuochi fatui”.
Proprio sotto il profilo filologico ma soprattutto etimologico mette una pietra tombale
sull'individuazione topografica del cimitero il termine della via che costeggia l'area e conduce
alla chiesa della Madonna dell'Idria e cioè: “Torbazzo”. Secondo il prof. Nicolò Bucaria,
probabilmente il termine, di origine, arabo/maltese antico, letteralmente vuol “terriccio o tufo”, e
translitteramente potrebbe indicare il termine “tombaccia”, essendo il tufo un ottimo materiale
per la costruzione e l'allocazione di tombe nel passato; gli etruschi hanno costruito necropoli
scavando nel tufo dell'alto Lazio. Sembra dunque che il toponimo “turbaz” indica che durante la
presenza ebraica lì c’erano delle sepolture e che il luogo di sepoltura era per persone non
gradite socialmente, elemento questo che permetterebbe, conoscendo le vicissitudini occorse
agli ebrei modicani nei secoli scorsi, di attribuire quel sito proprio al cimitero ebraico.
Sorprendentemente il prof. Bucaria ha suggerito che in turco il termine “turbaz” indica delle
tombe monumentali.
Tersa Spadaccino, sulla scorta di questi elementi avanza questa tesi che corroborerà
prossimamente anche con altre scoperte che si approssima a pubblicare nel suo volume sulle
comunità ebraiche esistenti a Modica sul finire del medioevo.
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