LA STORIA - " IN MANO AI GESUITI L'IMPORTAZIONE DEL CIOCCOLATO A MODICA DA PALERMO " di Carmelo Cataldi

01-09-2019 12:33 -

L'importazione del cioccolato “modicano”, da Palermo, era monopolio degli ordini religiosi.

Esatta la tesi di Marco Blanco da Modica.



Quando ebbi finalmente cognizione che il cioccolato (ossia la cioccolata), detto ormai erroneamente e comunemente“di Modica”, perchè risulta ormai acclarato come originario di Palermo, ma anche di Noto e Malta, dal 1693 a tutto il 1718 arrivava ai Grimaldi e ai Lorefice (soprattutto Giacinto Lorefice) da tale Pietro Eredia, frate gesuita, senza riuscire nell'immediatezza della ricerca a trovare l'origine e la residenza di tale frate, se non l'ordine religioso di appartenenza, Marco Blanco, a cui comunicai tale felice scoperta, ebbe un sussulto di stupore e mi disse testualmente: “...allora è possibile, come pensavo, che il monopolio e l'origine del cioccolato “modicano” in Sicilia era in mano ai gesuiti!”.
Lo stesso mi raccontò che anche su Noto, durante le sue ricerche aveva trovato un filone del genere che lo conduceva a ritenere che il cioccolato(a) in Sicilia era stato portato dai Gesuiti in una fase storica di ritorno in patria dalle Americhe, e qui gestito e diffuso secondo canali preferenziali con l'alta e la media aristocrazia insulare.
Alla luce delle recenti scoperte d'archivio, occorre dargli merito di questa brillante intuizione, infatti, la documentazione rinvenuta nel fondo di Grimaldi e soprattutto negli ambiti delle “Lettere Diverse” ci offre uno scenario che permette di ricostruire le movimentazioni e le produzioni di cioccolato da Palermo a Modica in maniera dettagliata, smentendo platealmente la favola del cioccolato nato e sviluppatosi nella capitale della Contea.
Le carte, le ultime, ci dicono che dal 1693 al 1718 Enrico Grimaldi e poi suo figlio Grimaldo Grimaldi, prima direttamente e poi attraverso loro intermediari a Palermo (Cristoforo D'Alconada, Giovanni Gallito e altri) o parenti come la marchesa di Giarratana, Giovanna Settimio, si approvvigionavano di cioccolato(a) presso il convento dei Gesuiti della Zisa a Palermo, il cui referente era tale padre Pietro Eredia.
Per il trasporto a Modica del cioccolato Palermitano i gesuiti si avvalevano di diversi bordonari (Ippolito Eredia, Ippolito Petralia, Barbuzza, Grassiccia, Tomaso Ricotta, etc.) o persone di fiducia e conoscenza per entrambi le parti, come il magnifico Vincenzo Muccio, o Pietro Giardina, e soltanto quando non si riusciva a esaudire le richieste dei principi di Modica, perchè già a luglio la stagione non permetteva la produzione e il trasporto di cioccolato o il prezzo del cacao era esorbitante, ma solo dopo la metà degli anni 20 del XVIII secolo, gli intermediari (uno ad esempio, ancora il Giovanni Galletto) si rivolgevano anche ad altri “ciccolatieri” palermitani.
Per inciso, nel 1718, anche presso la famiglia nobile dei Landolina di Noto, imparentata con i Grimaldi di Modica, si faceva già uso normale di cioccolato(a) anche a scopo terapeutico, come attestato in alcune lettere inviate da Francesco Landolina a Grimaldo Grimaldi, fatto che smentisce ulteriormente il monopolio geografico della favola stessa del cioccolato (a) di Modica, se si pensa ancora che anche presso la famiglia Bracco, sempre di Noto, si consumava già nel 1713 cioccolato comunemente!.
Dal 1718 l'Eredia venne sostituito da frate Carlo Michele Biancardi, della stessa Compagnia di Gesù, fatto che conferma ancora una volta il monopolio gesuitico della produzione ed esportazione su Modica del cioccolato di Palermo, che lo invia tramite la marchesa di Giarratana.
In tutto questo si inseriva, nel 1717, frà Germano di San Michele, dell'Ordine dei Carmelitani, già procuratore dei La Restia di Ragusa, il quale si approvvigionava di cioccolata presso frate Pietro Eredia, sostituendo poi i Gesuiti con altri fornitori, probabilmente i Lo (Di) Castro, che intanto si stavano affermando come cioccolatieri su Palermo, partecipando alla costituzione della “mastra” stessa .
Della collaborazione fra il frate carmelitano ed i Lo (Di) Castro si hanno notizie almeno fino al 1749, quando direttamente i Lo (Di) Castro trattano direttamente con i Grimaldi (la vedova di Grimaldo e poi il figlio Michele) fino al 1785 e anche oltre.
Nel frattempo, parallelamente, i frati Minori Osservanti (i Francescani, nel caso specifico frà Luigi di Siracusa) di Vittoria, dove insisteva una tradizione zuccheriera antichissima (con quello di Spaccaforno erano i due soli territori iblei in cui insistevano dei cannameliti), inviavano caffè ai Grimaldi di Modica già dal 1706; ma questa è un'altra storia.

Fonte: Archivio di Stato di Ragusa – Sezione di Modica

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