L'ANALISI - " LA RISPOSTA DELLE REGIONI ALLA PANDEMIA E I PROBLEMI DELLE CAMPAGNE " di Francesco Aiello

18-05-2020 13:22 -

LA POLITICA NON SE NE È ACCORTA,
MA NELLE CAMPAGNE NON CI SONO PIU’ I BIFOLCHI.

Il Coronavirus ha fatto epoca. Ma anche politica, e alla grande. Ha scombussolato schemi che sembravano intoccabili e messo in luce verità e virtu’, ma anche criticità, che sembravano perse nel dimenticatoio.
Interi sistemi sono stati messi a verifica e il risultato è stato sconvolgente. La ricca sanità lombarda, ad esempio, col suo rampantismo privatistico, e potenti bardature politico istituzionali, non ha reagito prontamente come era necessario, all’esplosione della pandemia. Le ragioni del disastro sono state ampiamente discusse e sviscerate. Sono di natura diversa, strutturali sicuramente, ma anche di natura politica e gestionale. La gestione delle RSA è stata a dir poco anomala e ha avuto conseguenze gravissime sulle dinamiche di diffusione del virus in tutto il territorio nazionale.
A fronte di tanta improntitudine, si è distinta positivamente l’accortezza e la rapidità decisionale del sistema Veneto, che esalta un modello sanitario pubblico efficiente e articolato nel territorio, e del suo Presidente, che ricorda in una intervista a Repubblica di domenica 17 maggio che negli ultimi mesi ha dormito “ spesso due ore a notte “, per fare fronte al lavoro di coordinamento che gli compete.
In verità emerge la sensazione che l’orientamento prevalente sia quello di ricondurre tutta la vicenda della diversa gestione della pandemia quasi a un problema di tipo caratteriale e personale dei diversi Presidenti delle Ragioni, veneto e lombardo in modo particolare: e cio’ per non mettere in discussione modelli di organizzazione sanitaria come invece l’esplosione del Corona virus sollecita a fare. Lo stesso Presidente della Regione Veneto Zaia suggerisce, nel corso della intervista, che “ gli Amministratori alle prese col Covid sono cresciuti tutti nel gradimento. Anche Conte. “ Zaia ammette che il Covid ha determinato alcune modifiche di natura politica nel gradimento dei cittadini. Evidentemente se la Lombardia ha registrato 15 mila morti e il Veneto 1800, delle ragioni ci saranno pure state. Per Zaia è stata invece “sfortuna “ e glissa persino quando gli si chiede da parte dell’intervistatore se i buoni risultati del Veneto non dipendano dalla superiorità del sistema sanitario nel territorio. “ La sanità-risponde Zaia- non è un abito su misura”.
Sembra che qualunque confronto sugli effetti prodotti dal Covid non debba mai mettere in discussione gli interessi prevalenti di un sistema sanitario a gestione regionale che punta alla privatizzazione. E cio’ anche dove, nei fatti, si mantiene un percorso di intervento pubblico responsabile e piu’ forte come in Veneto.
Si tende a sorvolare, a impedire qualunque revisione strategica delle linee di politica sanitaria perseguita negli ultimi decenni. Perfettamente in linea con la logica degli interventi emergenziali per l’economia: l’obiettivo è ripartire senza cambiare niente.
Dentro questo schema accade ( a Zaia e a tanti altri nordisti della Gdo ) di mettersi persino l’abito provinciale del contadino, che “ viene dalla campagna “ remissivo e paziente, che alle prime luci dell’alba medita passeggiando per i campi del suo paese, che non pone problemi e non si fa domande né sulle problematiche del cambiamento di strategia sanitaria nelle aree del Nord, Lombardia in particolare, né sul valore del mondo rurale nella tragica vicenda del Paese. Il modello contadino a cui si fa riferimento è quello del bifolco assoggettato, in una finzione tranquillizzante che ignora le vere richieste del mondo agricolo, che mettono in discussione lo scempio della Pac , degli accordi euromediterranei e dei Progetti Meda, ( voluti in primis dai Governi leghisti e di Centro Destra ) , che hanno impoverito le campagne e il Mezzogiorno italiano, che hanno fatto di Venezia il punto focale del traffico marittimo di merci intercontinentali dall’Africa e dal Cairo in modo particolare.
Il messaggio che ci propone Zaia è quello della “ sfortuna” sul versante delle problematiche sanitarie emerse nelle diverse realtà regionali e non della necessità, per altro coerentemente perseguita nel Veneto, della affermazione di una medicina incentrata sulla prevenzione e sulla cura delle pandemie e della abilitazione in tal senso delle strutture territoriali del nostro Paese.
Ci si rifiuta di dare senso e progetto alle sollecitazioni che vengono dai Movimenti agricoli, che spronano la politica a muoversi per mettere in campo le richieste di un cambiamento radicale della Pac, costruita sulla base degli interessi globali della Gdo. Il Covid ha fatto emergere il ruolo delle campagne italiane che hanno assicurato i rifornimenti di cibo e beni primari, provenienti dalle nostre campagne. Il ritorno alla normalità, che tutti auspichiamo, segnerà per converso la negazione di questo ruolo di grande responsabilità delle campagne italiane e il ritorno alle importazioni sommarie, abnormi, incontrollate, e anche travisate da mille forme di taroccamento nella pratica permanente del dumping delle nostre produzioni. Chi pratica la campagna queste cose le deve sapere. Come deve conoscere la differenza che il Covid ha fatto emergere fra sanità pubblica e cliniche private, per cambiare indirizzo.
Persino le Organizzazioni agricole, impegnate in questo momento nella richiesta dei risarcimenti alle aziende colpite dal blocco, sembrano accreditare questa logica di una fase transitoria da superare e dimenticare. Nessuno riesce a trarre conclusioni piu’ perentorie sul futuro delle nostre campagne ( li’ dove lavorano centinaia di migliaia di braccianti immigrati che vanno rispettati e contrattualizzati, giustamente), che hanno assicurato all’Italia, in questo momento, prodotti agricoli, lattiero caseari, ortofrutta fresca e dunque autonomia alimentare .Nelle sedi istituzionali e nei gruppi di confronto dei media, si è discusso molto solidarietà, di sostegni, di soldi, in prestito o a fondo perduto, anche per le aziende agricole, ma poco di cio’ che sarà o dovrà essere la nostra Agricoltura, col ritorno alla normalità. Il Covid ha fatto riemergere con forza il tema della sovranità alimentare come base di una nuova politica agraria, come scelta necessaria, strategica, rispetto anche all’isolamento che le pandemie determinano e di cui abbiamo avuto esperienza.
Sappiano tutti che il fermento è enorme. E che il mondo agricolo, a Nord e a Sud del Paese, non è fatto di bifolchi mansueti, ma di imprese qualificate e di lavoratori, che con il ritorno alla normalità sanitaria si ritroveranno nel conflitto piu’ irregolare e spietato di una competizione a perdere. Una nuova generazione di produttori ha sostenuto in questi mesi lo sforzo produttivo. Penso alla serricoltura e alla zootecnia, alla viticoltura siciliana, penso alla formidabile spinta all’innovazione che questi imprenditori stanno sviluppando in tutti i comparti dell’agricoltura siciliana, ormai rinnovati e collegati a nuove dinamiche produttive e commerciali. Sono i testimoni di una Italia capace di garantire al Paese autonomia e sovranità alimentare di qualità. Esse, come abbiamo sperimentato in questi mesi, costituiscono un bene strategico per l’ Italia. Irrinunciabile.

Francesco Aiello
Tavolo Verde Sicilia
18/5/2020