RAGUSA- L'ALLARME DEI SINDACATI: LO SFASCIO DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

09-11-2020 17:09 -

E DOPO GLI ALLARMI LA NAVE È AFFONDATA
Lo sfascio della Direzione Provinciale di Ragusa della Agenzia delle Entrate

Lo avevamo gridato a gran voce sui giornali, alle televisioni, con i sit in di protesta davanti agli uffici della provincia di Ragusa della Agenzia delle Entrate nell’autunno 2019, se non sarebbe arrivato a breve altro personale a rafforzare gli uffici questi sarebbero andati in contro alla paralisi con conseguenze odiose oltre che per i lavoratori anche nei confronti dei cittadini e dei professionisti.
In conseguenza di quelle proteste i vice ministro Misiani e Castelli ci hanno assicurato che avrebbero prorogato la validità delle graduatorie degli idonei dei vecchi concorsi per assumere tutti ed in effetti le graduatorie sono state prorogate, ma nessuno è stato assunto da quelle graduatorie che in piena emergenza coronavirus sono nuovamente scadute mentre altri 2500 colleghi in tutta Italia sono andati in pensione.
Ci avevano promesso pure un mega concorso da 2500 funzionari che invece è rimasto nelle buone intenzioni e nulla si è visto.
Ad aprile 2018 è stato bandito l’ultimo concorso per entrare in Agenzia delle Entrate e ad oggi, a due anni e mezzo dal bando, soltanto la Valle d’Aosta ha terminato la procedura (assumendo meno dei posti originariamente messi a concorso) mentre nel frattempo circa 4000 colleghi sono andati in pensione.
La situazione già estremamente critica nel 2019, con gli ultimi pensionamenti è definitivamente sprofondata.
In 9 anni (2010/2019) l’Agenzia delle Entrate ha visto ridurre complessivamente di 9000 unità il personale in servizio a fronte del continuo moltiplicarsi delle attività in carico agli uffici.
La mancanza di concorsi pubblici (poco più di 1.000 assunzioni da concorso in 10 anni a fronte di 10.000 assunzioni nel decennio precedente) ha fatto sì che in Italia l’età media dei lavoratori del fisco sia salita di anno in anno e al 31 dicembre 2019 il 60% del personale ha più di 50 anni e il 22% supera i 60. In Sicilia la situazione è ancora peggiore con il 66% di personale over 55 che la rendono la regione più anziana a pari merito con il Molise.
Nel disastrato panorama nazionale e Siciliano la provincia di Ragusa è probabilmente quella messa peggio in termini di personale: a dicembre 2016 la Direzione Provinciale di Ragusa contava 171 dipendenti, oggi ne conta soltanto 108. Circostanza questa che stride con la situazione economica provinciale nel quale si registra il secondo pil pro-capite medio più alto della Sicilia (secondi solo a Palermo) ed una notevole vivacità imprenditoriale nonostante la crisi incombente in Italia che necessiterebbe di essere sostenuta da uffici pubblici efficienti e funzionanti.
Lo sfascio della Direzione Provinciale di Ragusa è coinciso con la tragica fase della pandemia da Coronavirus e del conseguente Lockdown che ha parzialmente mascherato e attenuato le conseguenze negative sulla utenza nei mesi critici, ma, terminata la fase di blocco delle attività, il disastro è emerso in tutta la sua gravità per quel che riguarda in particolare gli uffici territoriali, l’Ufficio Provinciale del Territorio e l’Ufficio Legale della Direzione Provinciale di Ragusa
Durante il Lockdown era stata disposta l’apertura degli uffici di Vittoria e Modica soltanto per 2 giorni a settimana, terminato il blocco gli uffici non hanno riaperto tutti i giorni come prima non per motivi di salute e sicurezza dei lavoratori bensì per carenza di personale con servizi ridotti ai minimi e pochissimi funzionari addetti all’erogazione dei servizi all’utenza.
Così da maggio sono ordinarie le file enormi davanti agli uffici territoriali con attese di parecchie ore per sperare di avere servizi che spesso non è possibile erogare a tutti gli utenti.
Specialmente a Modica e Vittoria, come più volte evidenziato dalla stampa, è diventato normale nei giorni di apertura degli uffici che cittadini e professionisti si mettano in fila fin dalle 5 del mattino o prima ancora per cercare di essere serviti.
Dove però la situazione ha raggiunto le criticità più estreme è l’ufficio di Vittoria: seconda città più popolosa della provincia e sede del più importante mercato ortofrutticolo d’Italia, solo 10 anni fa l’ufficio contava più di 30 dipendenti che oggi sono sulla carta 14 incluso il direttore al lordo dei numerosi malati perché nel frattempo l’età media negli uffici si è alzata e tra i pochi rimasti alcuni hanno problemi di salute che li costringono a lunghe assenze.
Diversi cittadini hanno riferito di aver addirittura trascorso la notte in macchina davanti l’Ufficio di Vittoria nel tentativo di assicurarsi la certezza di essere serviti. Sono stati riferiti episodi di risse tra contribuenti esasperati dopo ore di inutili attese per questioni di rispetto dell’ordine di arrivo. Frequenti sono stati gli interventi dei carabinieri per calmare contribuenti inferociti o per tutelare i dipendenti.
Numerosi sono stati infatti gli episodi in cui si è sfiorato lo scontro fisico tra dipendenti e utenza che non accetta l’impossibilità materiale di servire tutti. E questo ha ingenerato nei dipendenti il timore di subire aggressioni oltre ad altre sensazioni come lo sconforto per sentirsi abbandonati dallo Stato e dalla dirigenza della Agenzia indifferente al disastro.
Non possiamo non indignarci per le ore di attesa davanti l’ufficio in estate sotto il sole cocente a 40° di tanti cittadini per registrare i contratti di locazione (cioè per adempiere un proprio dovere imposto dalla legge!) o per ottenere la tessera sanitaria, scene che avvicinano purtroppo la nostra provincia a realtà del terzo mondo e non certo degne di una nazione moderna e civile ed alle attese sotto il sole faranno seguito nei prossimi mesi attese, anche di diverse ore, sotto la pioggia esposti a freddo e vento.
Altrettanto drammatica la situazione dell’Ufficio Provinciale del Territorio, privo del direttore nemmeno a dirlo anche lui andato in pensione nel corso del 2020 insieme ad altri 7 colleghi e ormai ridotto a soltanto 15 dipendenti sparpagliati in spazi enormi tra tante stanze chiuse a ricordare quello che era l’ufficio soltanto pochi anni fa considerato che soltanto nel non lontano 2017 l’ufficio contava 34 dipendenti.
Soprattutto i professionisti, commercialisti, avvocati, notai, associazioni di categoria si trovano ad affrontare ogni giorno la difficoltà di mettersi in contatto con gli uffici, mail e pec spesso non ottengono risposta perché non c’è più il personale per evadere la corrispondenza elettronica.
Manca anche il personale per dare esecuzione alle sentenze delle commissioni tributarie e per lavorare le pratiche di rimborso.
Manca il personale per evadere le istanze di autotutela dei cittadini tanto più numerose e fondate quanto più carente e sovraccarico è il personale che effettua l’attività di controllo, il tutto aggravato dalla circostanza che le notifiche degli accertamenti sono obiettivi di performance dei dirigenti mentre non lo sono le autotutele lavorate!
Abbiamo constatato il sempre più profondo sconforto dei professionisti gravati da adempimenti tributari sempre più numerosi, complessi, poco chiari senza sapere con chi interfacciarsi negli uffici per avere chiarimenti o supporto, mentre dall’altra parte le attività per i lavoratori aumentano costantemente come nel caso ultimamente delle istanze di autotutela del contributo a fondo perduto.
Si è perseguita una politica della quantità e non della qualità e i risultati sono sotto gli occhi di tutti; ad esempio il personale del controllo negli ultimi anni si è dimezzato, ma gli obiettivi assegnati ai funzionari sono complessivamente aumentati riducendo così i tempi per evadere le pratiche a scapito della qualità degli accertamenti e della serenità dei lavoratori.
Per concludere, la cosa più grave in tutta questa assurda situazione che fa comprendere quanto la lotta all’evasione e i servizi ai contribuenti tanto sbandierati da tutti i governi siano solo slogan elettorali, ma non politica del paese, è la constatazione del silenzio della dirigenza e della politica regionale e nazionale e la assoluta mancanza di una strategia o di un piano per risolvere il problema.
Quindi ai contribuenti ed ai professionisti non resta che rimanere per ore davanti gli uffici, sotto la pioggia, sotto il sole, assembrati e insoddisfatti ad ascoltare la storia del coronavirus che blocca gli uffici...
A dirla con De Andrè …. “e lo Stato che fa? Si costerna, s'indigna, s'impegna poi getta la spugna con gran dignità” …

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Di Ottavio Gregni