MODICA- " LA CHIESA DI SANT'ALESSANDRA " di Carmelo Cataldi

17-12-2020 18:40 -

La ri-scoperta della chiesa proto-cristiana/bizantina di Sant'Alessandra a Modica.

Un briciolo di storia patria trascurata nei secoli e dimenticata dalla comunità modicana.



Devo ringraziare gli amici Maurizio Pulvirenti e Alessandro Caruso, se oggi anche io sono stato ammesso tra coloro che si sono indegnamente appropriati di una piccola fetta di storia patria modicana, riscoprendo parti di una memoria comunitaria per secoli dimenticate e travolte dalla nascita di mitologie strumentali e oggi esclusivamente commerciali.
E' stato proprio durante un sopralluogo, sulla collina meno conosciuta e citata di Modica, la Giacanta o Giacanda, per visionare dei ruderi, probabilmente di età bizantina (535-845 d.C.) e di cui si stanno valutando le attendibilità storiche e quindi archeologiche, che Alessandro mi ha indicato, in quell'area, la presenza di una chiesa rupestre, chiamata comunemente di sant'Alessandra.
Lo stesso mi riferiva che si trattava di un'opera rupestre, perché così indicatogli dal padre e perché così lui la ricordava da piccolo, cioè un anfratto accomodato a luogo di culto, come nella stragrande maggioranza si riscontra nei siti rupestri della Sicilia sud orientale, in primis in quello di Cava d'Ispica, ma non ricordandosi effettivamente dove si trovasse è ricorso alla memoria del genitore che ha dato delle coordinate esatte per il ritrovamento.
Di questa chiesa, indicata dunque come rupestre, ma che così non è, e lo si capirà a breve, ne danno pochissime notizie sia gli scrittori che gli archeologi modicani, che si sono limitati, alla fine, solo ad indicarne l'esistenza, senza documentarne poi le origini e soprattutto la consistenza archeologica e architettonica.
Sant'Alessandra, a cui sembra sia stata dedicata, è stata una proto-martire, addirittura coeva di San Giorgio e sembra convertita dallo stesso, secondo la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine e quelle ad essa precedenti, in quanto “moglie”, ma così non era, dell'imperatore Diocleziano; la vera moglie di Diocleziano era quella che poi si è conosciuta come santa Prisca. Il martirologio cristiano/romano, che festeggia la santa il 18 maggio, afferma invece che sotto Massimiano (almeno fino al 305 d.C.) sette donne e cioè Alessandra, Claudia, Eufrasia, Matrona, Giuliana, Eufemia e Teodosia, proclamandosi cristiane al preside di Amiso (oggi in Turchia, allora nell'Elenoponto), a cui contestavano anche la crudeltà contro i cristiani e l'ingiustizia nel condannarli, furono arrestate, flagellate, scarnificate e, infine, gettate in una fornace ardente.
Questa chiesa, perché di questo si tratta, si trova all'interno di un'area particolarissima, per la sua naturale costituzione orografica, prettamente difensiva e autoproduttiva di una sua sufficienza nel sostentamento di una piccola comunità, e della sua stessa ordinaria difesa. L'area è costituita da un pianoro fertilissimo, oggi adibito a colture biologiche, circondato da naturale “muraglie” che ne fanno un fortino, a difesa della predetta depressione, la cui vista dall'esterno e accessibilità sono di estrema difficoltà. La presenza di queste condizioni orografiche, soprattutto esistenti sopra uno dei quattro speroni della città, caratteristica questa che permette anche di ritenere le costruzioni databili almeno al periodo chiamato comunemente dei “greci” ossia bizantino e l'allocazione della chiesa, intorno a cui si riuniva e si riconosceva la comunità stessa, inducono a sostenere che proprio da quel periodo, ma probabilmente anche prima, lì dovesse insistere una delle tante comunità che popolavano l'antica Muthyce, (così chiamata almeno nel periodo imperiale romano).
Questa chiesa, come detto di difficile visione all'occhio umano, è nascosta dal declivio di una delle pareti di questa “conca, ma soprattutto, ed è questa la particolarità che la rende unica nel panorama archeologico locale, perché si tratta di un vero e proprio ipogeo. Costruzioni simili erano costruite in passato dai coopti, una tra le prime comunità cristiane al mondo, fino a tutto il XVII secolo scorso. Famosa è ad esempio la chiesa dedicata a San Giorgio a Lalibela, localmente chiamata Bet Giorgis, una costruzione monolitica in ipogeo di stile Axumita.
Alla stessa si accede da una strada, oggi asfaltata, arrampicandosi sul parapetto e percorrendo un corridoio scavato nella roccia, con scale anch'esse scavate, che dopo un dislivello di circa 8 mt. permettono di accedere ad un piccolo sperone, da cui, facendo fronte ad est, si può ammirare un'apertura nella roccia, da cui incredibilmente appare una costruzione scavata sotto il livello del declivio, immediatamente identificabile, per un'abside posta nella parete est, per un sito adibito a culto religioso.
Il sito, che presenta una profondità media di circa mt. 4,90, ha un'apertura, partendo dalla parete est e in senso orario, di mt. 4,20x7,20x380x6,90, mentre la base mt. 5,70x6,90x5,20x7,80. Alla stessa si accede mediante una scala muraria, cioè scolpita nella parete, di 11 gradini, ognuno delle dimensioni di cm. 60x30x30. La parete est presenta il sancta sanctorum, un altare largo mt. 2,20 posto ad un'altezza di circa 70 cm dalla base, in posizione quasi mediana e un'abside, su cui in passato vi saranno stati sicuramente degli affreschi murali ed oggi solo dei graffiti (sicuramente moderni e postumi), dell'altezza pari a mt. 2,65.
Un elemento molto caratterizzante è una tipica “piscina”, usata proprio nei primi periodi del cristianesimo per il rito del battesimo; questa dalle dimensioni di cm. 120x160x50 ha una forma semicircolare e posta all'angolo fra la parete sud ed ovest della chiesa, mentre nella parete sud, quella verso la strada principale di accesso al pianoro, insiste un'apertura, a circa cm. 1,40 da terra, dalle dimensioni di cm. 120x100; questa probabilmente permetteva di avere una visuale sulla strada sottostante in caso di eventuali arrivi di “nemici”.
La chiesa probabilmente in passato doveva avere una copertura in legno o altro materiale che riparasse i fedeli sottostanti, solo così si spiegherebbe il cordolo scavato sulla parete sud per tutta la sua lunghezza e del dislivello, dalla base dell'apertura, di circa 40 cm. e della dirimpettaia scanalatura per l'appoggio della necessaria intelaiatura.
Insomma una chiesa dalle caratteristiche architettoniche prettamente protocristiame o almeno bizantine, la cui storia andrebbe rivista e approfondita, ma soprattutto rivalutata, inserendo il sito fra quelli fruibili ai cittadini, dopo ovviamente quei lavori di recupero materiale della struttura e approntamento per una funzionale accessibilità del pubblico.