POZZALLO - " NON E' COSI' ": L'ULTIMA FATICA LETTERARIA DI LUCIA TROMBADORE

04-01-2021 11:45 -

Saluto dell’autore


Ciao.
Se stai leggendo queste frasi fatte, non proverbi e massime, vorrà dire che qualcosa ti lega a me, che una di queste espressioni è stata anche tua o che ha fatto parte di quelle che qualcuno ha usato con te.
A leggerle ti spingerà la curiosità verso i motti consolatori oppure la novità, non importa. Sei qui: uomo, donna, giovane o no, non fa differenza.
Sei uno che ha deciso di chiacchierare con me per la prossima mezz’ora, perché questo è il tempo necessario a far accadere le cose importanti, non i giorni, gli anni e tanto meno i decenni. Questi ultimi, infatti, li lasciamo ai nostalgici, così come gli anni ai pragmatici, i giorni agli indecisi, le ore ai burrascosi, i minuti ai capricciosi, gli attimi agli indecenti.
Quindi, mezz’ora soltanto, la metà di un’ora, sufficiente a fare accadere qualcosa di serio ma non di definitivo.

Proviamoci.


LT



Indice


Il tempo lenisce tutto
Si vive una volta sola
Nessuno è indispensabile
Questa è la vita
Passerà
Tu vali
Sono fatto così
Devo salvarla io la Patria?
A tutto c’è rimedio
Chi non muore diventa più forte
Si chiude una porta, si apre un portone
Gli unicorni non esistono
Essere madri e padri è una cosa naturale
Punto e a capo
Noi e loro
Tu non lo puoi capire
E’ inutile parlarne




Il tempo lenisce tutto


- Vedrai che passa; concedi tempo al tempo … -. Quante volte in occasione della perdita di una persona cara o di un bene prezioso, qualcuno ci ha consolato così, sottolineando la magia del Tempo! Ma è proprio vero che il tempo lenisce tutto e quindi ogni asperità, ogni sofferenza, ogni rabbia e disinganno?

La verità è che amiamo vivere in modo organizzato ed efficiente, lasciando che la razionalità faccia quadrare i conti senza scompigli. In tal modo, ci auto-convinciamo che tutto è in ordine, che tutto è come deve essere e che è inutile piangere sul latte versato.

Eppure, in un angolo buio della nostra coscienza un tarlo resta, pronto a fare breccia alla prima occasione, alla stregua del grillo parlante di Pinocchio:
- Il tempo! Il tempo è galantuomo -, un’ulteriore colata di cemento a presa rapida, che colma le falle aperte.

Ma chiediamoci: “Di quale tempo stiamo parlando?”
Del tempo breve o del tempo lungo? Della quantità dei giorni o della qualità di essi?

Ebbene, i greci, a tal proposito, avevano quattro parole per indicare il tempo: χρόνος (chronos), καιρός (kairos), αἰών (Aion) e ἐνιαυτός (Eniautos). La prima, quantitativa, si riferiva al tempo cronologico e sequenziale, la seconda, qualitativa, esprimeva "un tempo nel mezzo", “un tempo opportuno”, “un tempo supremo”, nel quale qualcosa di speciale accadeva, la terza identificava il tempo eterno e la quarta un anno.

La domanda, pertanto, resta questa: un tempo quantitativo, cioè un insieme di anni, oppure di decenni, può lenire una dimensione qualitativa dell’anima, come ad esempio la sofferenza? Può la quantità incidere sulla qualità?

Ovviamente non si tratta di assegnare un giudizio di merito ad una delle due, quanto di capire se due parametri costituzionalmente diversi (la qualità e la quantità) possano agire l’uno sull’altro con pari efficacia.

Fra le due, quindi, iniziamo con quella più utilizzata, la quantità e chiediamoci: una sequenza di intervalli temporali spezza il legame profondo fra soggetto ed oggetto?
Di sicuro può mettere grande distanza fra loro, indebolendo il legame, ma questo dimostrerà soltanto che il tempo-spazio è in grado di lenire poiché appunto distanzia, cioè allontana il soggetto dall’oggetto, l’effetto dalla causa.

Ma se il tempo è Kairos, tempo qualitativo, occasione opportuna a che qualcosa accada, a che si attui un compimento e non un mero cambiamento, che cosa accade?
Accade che il tempo quantitativo non incide altrettanto direttamente sull'aspetto qualitativo e, nel caso specifico, sulla riduzione della sofferenza, che rimane tale fino a quando non giunga un tempo opportuno per il senso sospeso o abortito.

Solo il Kairos, quindi, rende tollerabile e metabolizzabile ogni perdita e afflizione dell’anima.