MODICA - " ALLA RICERCA DELL'OSTENSORIO PERDUTO DEI CONTI DI MODICA " di Carmelo Cataldi

07-01-2021 11:08 -

Alla ricerca dell'Ostensorio perduto dei Conti di Modica (Henriquez Cabrera).

L'Ostensorio del SS. Corpo di Cristo per la Chiesa di San Giorgio di Modica.


Presso la Chiesa Matrice di San Giorgio di Modica esistono ben tre Ostensori del SS. Corpo di Cristo realizzati tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XIX. Tra i tre, seppur il più ricco e bello possa sembrare quello del 1830, dorato e con una moltitudine di pietre preziose e con l'emblema dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio, donato dalla famiglia Grimaldi (alias Caser) di Modica, il più prezioso, sotto il profilo storico e artistico, è certamente quello più antico, che sicuramente risale alla fine del Seicento, perché realizzato da Filippo Juvarra, quando ancora lavorava, giovanetto, presso il padre a Messina, e cioè prima di diventare uno degli architetti europei più famoso alla corte di Vittorio Amedeo II e del figlio Carlo Emanuele III come “primo architetto civile”.
Ma in questo articolo, si vuole riferire non di questo complesso patrimonio tradizionale comune ad ogni chiesa, attraverso cui si custodisce, per l'esposizione esterna, al popolo durante le festività religiose comandate, il Corpo di Cristo, bensì di un quarto Ostensorio, molto più antico rispetto ai predetti tre, e di cui oggi si sono perse le traccie, ma che secondo “Uomo Libero”, che ringrazio per il controllo letterale del testo dell'atto oggetto di questa scoperta, dovrebbe trovarsi ancora nel territorio della “Contea di Modica”, semisconosciuto e quindi meno apprezzato di quanto invece dovrebbe essere, laddove lo si identificasse per quello che è sostanzialmente.
Di questo ostensorio si ha traccia in un documento antico custodito nell'Archivio Capitolare della Parrocchia di San Giorgio Martire a Modica. Questo riporta la data del 3 marzo 1544; è un estratto dell'atto notarile a firma del notaio della Contea Matteo di Pietro, in cui si riportano le origini, le motivazioni e la realizzazione dell'Ostensorio del SS. Sacramento voluto dalla contessa Anna Cabrera II (1508-1565), figlia di Giannotto Cabrera e Anna Moncada, zia del più noto Vicerè di Sicilia Ugo Moncada (1466-1528) essendo stata sorella del padre Gastone.
Preliminarmente questo documento ci permette di conoscere quali equilibri famigliari e politici, ma anche religiosi ed economici, insistevano nella Contea, seppur i “Conti” ormai vivevano dal 1486 in Spagna, tra Valladolid e Medina di Rioseco, ove in parte si trovano sepolti (Anna I e Anna II sono sepolte assieme a Isabela, sorella di Anna I, nel Convento di san Francesco della città di Medina de Ríoseco).
Si viene così a sapere che in quel periodo era viva e presente ancora la madre della contessa, Anna de Moncada, che dal documento sembra facesse da tramite tra le volontà della figlia e il territorio della Contea, se questa era citata ancora in atti ufficiali e dava disposizioni in merito, realizzava e controllava quelli che erano i “desiderata” della figlia che si trovava in Spagna.
Il potere dei Conti, ma anche dei loro delegati, era effettivo, considerato che la madre della contessa poteva dare disposizioni al Castellano e Capitano di Ragusa Antonino Crispo e pretenderne l'immediata esecuzione, ma soprattutto, che in atti attinenti alle volontà della contessa, intervenivano regolarmente come testimoni: “...Don Lodovici de Herrera locum tenentis ditti Comitatus Mohac et Mag/ci Angeli de Michichenio Judicis ordinarij Magne Curie dicti Comitatus et Mag/ci Hieronymi attenzo procuratoris et Computatoris Ill/me..”. Insomma il cordone ombelicale politico ed amministrativo tra i conti in Spagna e la Contea di Modica in Sicilia era reale e costante.
La Chiesa Matrice di San Giorgio era la principale, la “Chiesa Madre”, se a questa si faceva capo per la cerimonia religiosa cittadina più importante che durava, a quanto si rileva dal documento, otto giorni e cioè quella del Corpus Domini, ma soprattutto esistevano relazioni anche di ordine “gerarchico” e sociale tra questa e le subordinate chiese e conventi, quale ad esempio quella di Santa Maria del Gesù, i cui atti sacramentali vennero poi registrati alla Chiesa Madre per secoli. Non deve dunque sembrare molto curioso che, alla fine della sua vita funzionale e religiosa, parte delle reliquie e delle statue in possesso del convento e della chiesa di Santa Maria del Gesù, tra cui quella della Madonna della Neve, furono attribuiti alla Chiesa parrocchiale di San Giorgio.
Tornando all'oggetto del documento, questo venne dunque ordinato dalla contessa Anna e si occupò della realizzazione la madre Anna Moncada. Essa sollecitò il Castellano e Capitano di Ragusa affinché lo facesse realizzare in argento da un orefice capace, orefice che Antonino Crispo non ebbe difficoltà a trovare: “... in felice civitate Panormi...”, dove tale: “... Petrum de Rizzone aurificem... custodia fecit...”.
Per realizzare tale “custodiam argenteam deoratam”, sicuramente oggetto del riconoscimento di un voto fatto probabilmente dalla contessa Anna che ne desiderava la realizzazione : “...pro sua anima ad pias causas...”, occorsero 6 rotoli e 12 once di argento (pari a Kg. 5,05 odierni), mentre non è presente nel testo il costo della manifattura e quindi quello totale dell'oggetto sacro.
Si sa invece che lo stesso, una volta portato da Palermo, venne custodito nel castello di Modica e poi consegnato ai padri guardiani del convento di Santa Maria di Gesù: “...talem custodiam argenteam deoratam bene ornatam et decoratam cum suo tabernacolo obtulit dedit et assignavit Rev/do fratri Mattheo de Busso vice guardiano dicti ven/ Monasterij et nob/ Bernardino de Giuca procuratori eiusdem Monasterij...”, che si assunsero e ne ebbero così la custodia, con tutti gli obblighi connessi al mandato voluto dalla contessa, tra cui quello di: “...cum patto et reservatione quod talis custodia argentea in solemnitate et festiv/ ss/mi Corporis Christi deberet servire pro cultu decore et ornamento dicti SS/mi Corporis Christi jn Majori Ecclesia s/ti Georgij de Terre Mohac ad effectum illud conducendi per totam terram ut solet et quod procuratores ditte Ecclesie s/ti Georgij illam possint et valeant habere et tenere in ditta Ecclesia per totam octavam ditte solemnitatis et hoc anno quolibet in perpetuum...”.
Furono però altri due frati: “Ven/ Fr/ Andrea de Cammarata et Fr/ Antonino de Noto de confratribus dicti monasterij...” a concludere gli accordi con la comunità cittadina e soprattutto con quella religiosa della Chiesa Madre di Modica e cioè : “… Mag/co Mattheo de Palazzolo u.j.d. et nobili Paulo de Ciacero procuratoribus ditte Ecclesie s/ti Georgij presentibus et stipulantibus...”, per adempiere alle disposizioni della contessa donante e cioè ogni: “... anno quolibet in perpetuum in solemnitate et festiv/ ss/mi Corporis Christi et illam tenere possent in dicta Ecclesia s/ti Georgij per totam octavam pro cultu decore et ornamento dict/ ss/mi Corporis Christi et illud conducendo per totam terram (ovviamente per tutta Modica), e all'obbligo, una volta terminata l'ottava del Corpus Domini, di : “... solet et post dittam ottavam ditta Custodia reperta et reverti debeat ad dittum Ven/ Monasterium cum tali reservatione jntelligatur data et consegnata dicto Ven/ Monasterio...”.
Al momento, da quella data, si sconosce quale fine abbia fatto il prezioso manufatto, che sicuramente sarà stato nei secoli successivi usato comunemente durante la festività del Corpus Domini dalla comunità religiosa di San Giorgio: dalla soppressione e riconversione a metà Ottocento della chiesa e del sito di Santa Maria del Gesù, risulta del tutto ignota la sua definitiva destinazione.
Come per tanti altri oggetti preziosi, sotto il profilo storico ed artistico, retaggio del passato civile e religioso della Contea, ma soprattutto dell'area egemonica cittadina, anche questo ha preso una destinazione tra la più contorta e sconosciuta, probabilmente nelle varie suddivisioni degli oggetti sacri questo sarà stato versato a qualche chiesa o convento cittadino e solo una ricerca ben orientata e scrupolosa potrà in futuro permetterne il suo ritrovamento.
Di questo me ne farò personalmente carico e punto d'onore e in futuro, in caso di esito positivo, su queste pagine se ne farà degno resoconto.


Fonte:
Archivio Capitolare Parrocchia San Giorgio martire di Modica, Miscellanea, vol. X, ff. 182-183 r./v.

Trascrizione letterale dell'atto:
Die tertio Martij tertie jnd/nis anno Millesimo quingentesimo quadragesimo quarto 1544 coram nobis pro testibus videlicet mag/ro Joanne Jacobo Jnclimona nob/ francisco crispo ven/ don Constantino de Aurifiche et alijs plurimis.
Testamur quod in nostra presentia personaliter constitutis mag/cus Antonino Crispo Capitaneus et Castellano terre Raguse veluti procurator Ill/me Donne Anne de Moncata nostre Ill/me donne Comitisse Comitatus Mohac in presentia tamen Spett/ Don Lodovici de Herrera locum tenentis ditti Comitatus Mohac et Mag/ci Angeli de Michichenio Judicis ordinarij Magne Curie dicti Comitatus et Mag/ci Hieronymi attenzo procuratoris et Computatoris Ill/me Donne Comitisse dicti Comitatus esposuit sponte quod cum olim prefata Ill/ma d/na donna Anna notum fecisse et pro sua anima ad pias causas deliberavit fieri facere quamdam custodiam argenteam deoratam in Ven/ Monasterio s/te marie de Jesu ditte Terre Mohac pro cultu tamen SS/mi Corporis Christi et mandaverit per suas litteras spett/ Mag/co Antonino Crispo suo procuratori ut talem custodiam argenteam fieri et compleri facere deberet et illam completam efferre et traddere ditto Ven/ Monasterio ad effettum predittum et mandaverit ditta Ill/ma d/na donna Anna quod talis custodia deberet tradi et offerri ditto Ven/ Monasterio
f. n. 2
cum patto et reservatione quod talis custodia argentea in solemnitate et festiv/ ss/mi Corporis Christi deberet servire pro cultu decore et ornamento dicti SS/mi Corporis Christi jn Majori Ecclesia s/ti Georgij de Terre Mohac ad effectum illud conducendi per totam terram ut solet et quod procuratores ditte Ecclesie s/ti Georgij illam possint et valeant habere et tenere in ditta Ecclesia per totam octavam ditte solemnitatis et hoc anno quolibet in perpetuum quequidem Mag/cus Antoninus Crispo procuratorio nomine et mandatio quibus et paratus et obediens ad mandata et ordinationes prefate Ill/me d/ne Donne Anne talem custodiam compleri procuravit in felice civitate Panormi et illam completam portari fecit jn Castro ditte terre Mohac ad effettum illam offerendi traddendi et consignandi ditto Ven/ Monasterio S/te Marie Jesu juxta mandatum et ordinationem de Ill/me ut supra jdeo hodie quo supra jn presentia tamen dittarum Spett/ locum tenentis et Mag/ci Judicis et dicti Mag/ci Hieronymij attensi procuratorio ut supra talem custodiam argenteam deoratam bene ornatam et decoratam cum suo tabernacolo obtulit dedit et assignavit Rev/do fratri Mattheo de Busso vice guardiano dicti ven/ Monasterij et nob/ Bernardino de Giuca
f. n. 3
procuratori eiusdem Monasterij presentibus recipientibus acceptantibus et legitime stipulantibus nomine dicti Ven/ Monasterij etiam me not/ pro eodem Ven/ Monasterio presente et stipulante cum patto tamen lege reservatione et conditione quos Jpse Reverendus Vice guardianus et nobilis procurator nomine quo supra presentibus etiam Ven/ Fr/ Andrea de Cammarata et Fr/ Antonino de Noto de confratribus dicti monasterij teneantur per solemnem stipulationem promisserunt et obligaverunt Mag/co Mattheo de Palazzolo u.j.d. et nobili Paulo de Ciacero procuratoribus ditte Ecclesie s/ti Georgij presentibus et stipulantibus nomine quo supra etiam me not/ publico pro eis et dicta Ecclesia stipulante dittam custodiam dare et consignare procuratoribus dicte Matricis Ecclesie s/ti Georgij ditte terre Mohac me not/ pro eis/ anno quolibet in perpetuum in solemnitate et festiv/ ss/mi Corporis Christi et illam tenere possent in dicta Ecclesia s/ti Georgij per totam octavam pro cultu decore et ornamento dict/ ss/mi Corporis Christi et illud conducendo per totam terram ut solet et post dittam ottavam ditta Custodia reperta et reverti debeat ad dittum Ven/ Monasterium cum tali reservatione jntelligatur data et consegnata dicto Ven/ Monasterio et non aliter nec
f. n. 4
alio modo cum patto casu quo in ditta Ecclesia s/ti Georgij prodito usu aliquid damnum illatum fuisset in ditta Custodia in tali damno teneantur procuratores preditte Ecclesie s/ti Georgij nomine quo supra excellens Mag/cus Jpse Antoninus nominibus quibus supra cautius hoc negotium gerere ad maiorem cautelam dittam custodiam in presentia dicti Spett/ Locum tenentis, et Mag/cis Judicis et Mag/ci Hieronymij attenso (Attienza, ndt) quo supra nomine ponderari facit per honeratum mag/cum Petrum de Rizzone aurificem que custodia fecit ponderis rotularum sex et untiarum duodecim argenti pro ut sunt libre sexdecim vel vigintiquatuor marche ad rationem untiarum octo per omni marcha que omnia prefati contrahentes ratha grata habere promisserunt sub hypotheca et obligatione omnium bonorum dict/ Monasterium et ditte Ecclesie Maioris s/ti Georgij cum executione facienda cum potestate variandi et quam non possint se opponere/ cum refectione omnium damnorum et expensarum litis et.... quibus juraverunt duplici juramento in forma/ unde/
Ex attis q/dam not/ Matthei de Petro


Carmelo Cataldi