POZZALLO - DOPO UN ANNO CONTINUA IL SUCCESSO DI " OTTANTA BOTRICELLO NEL CUORE " di Massimo Ferro

12-02-2021 15:26 -

E' uscito lo scorso anno, il 31 marzo2020, il libro di Massimo Ferro legato, tra l'altro, a ricordi della propria terra, Botricello, paesino del catanzarese: l'interesse per l'opera di questo scrittore, trasferitosi a Pozzallo, continua. Per i lettori pubblichimo, a seguire, la recensione di Piergiorgio Barone.
"Ho da poco letto un libricino di 80 pagine appena, con una ventina di racconti dentro: OTTANTA BOTRICELLO NEL CUORE di Massimo Ferro, La Caravella Editrice.
È l'opera prima di un narratore cinquantenne esordiente, calabrese d'origine, ma abitante con la sua splendida famiglia (Maria Rita la moglie, Giulia e Marta le piccole figlie) a Pozzallo.
Devo confessare d'aver riletto pochi giorni fa il testo, perché - per la sua prosa 'leggera', per i suoi contenuti empatici, per il 'dolce naufragare' leopardiano delle immagini, dei personaggi e delle storie proposte - offre l'humus dolceamaro di un vissuto, di uno spaccato di vita calabrese del tutto simile a quello dell'ambiente ibleo.
Alla Botricello catanzarese, sua città natia (appena 5 mila abitanti, nel Golfo di Squillace) col suo azzurro e lindo Mare, si potrebbe sostituire uno dei nostri centri rivieraschi, da Scoglitti a Plaja, da Marina di Modica a Sampieri o la splendida sua città di domicilio, Pozzallo.
Le sue pagine le leggiamo d'un fiato, i suoi personaggi, ragazzi degli anni ottanta, le vie, i campetti sportivi improvvisati, il pallone, i bar, i gelati, le granite, le parrocchie della sua Botricello, sono i nostri bar, i nostri coni-gelato da passeggio: lo stesso urlare giocoso, lo stesso ciarlare, lo stesso struscio domenicale. E poi i personaggi singolari, artigiani e pescatori con il loro banniare e vociare giornaliero, i papà e le mamme con le loro preoccupazioni, pronti a richiamare, ammonire, consigliare, raccomandare, impedire....
Insomma un mondo, quello botricellese, fotocopia del nostro.
Massimo Ferro si è arrampicato lungo i fili di ragnatela della memoria. Si è tuffato nei ricordi, ma come un artista e un poeta ha saputo far decantare la realtà, lasciando, invisibili al fondo, i residui dolorosi, amari delle cadute, delle ricadute e delle sofferenze. Ha, invece, elevato a narrazione ciò che aveva e continua ad avere funzione valoriale: l'amicizia, la solidarietà, la responsabilità genitoriale, il territorio con le sue figure di riferimento come il prete, i pescatori, il gelataio, gli artigiani; coi beni e le inenarrabili bellezze della Natura.
Non c'è pretesa letteraria nel suo scrivere, solo il bisogno di fermare per sé e per altri sulla carta (scripta manent) personaggi e ambienti e affidarli alla futura memoria, quindi alla storia personale e collettiva. Ogni racconto un quadro, come in un dipinto del realismo francese alla Goustave Courbet, ma se volete anche come nelle opere dei macchiaioli fiorentini, da Fattori a Signorini.
A leggere bene quest'operetta, sembra di risentire 'in nuce' echi dei "Ragazzi di vita" di P. P. Pasolini, perché, con una scanzonata leggerezza, Massimo Ferro racconta anche lui la giornata di giovanissimi figli di piccoloborghesi, artigiani, proletari e sottoproletari calabresi che si aprono alla vita sotto la vigile scorta morale del mondo adulto. Mossi da esigenze diverse, questi bambini, ragazzi e giovani sciamano dai vicoli, dalle vie botricellesi in un itinerario picaresco fatto di molteplici incontri, di eventi casuali, comici, giocosi.
I giovani da lui descritti alternarno generosità a egoismi, compiendo una sorta di rito iniziatico alla vita adulta.
Chissà che questo Autore, ormai innamorato della nostra Isola, presto o tardi non possa donarci ritratti a tutto tondo di luoghi della vita e della memoria iblei."
Piergiorgio Barone