MODICA - " NON FU SOLO CIOCCOLATA/O ! " di Carmelo Cataldi

17-02-2021 16:37 -

Non fu solo cioccolata/o! Ovvero, l'autentica tradizione
dolciaria modicana nei primi del Novecento.

Dopo anni di bombardamento mediatico, a volte anche ingiustificato e invasivo, su quello che sembra, proprio grazie a questa attività pubblicitaria parossistica, l'unico prodotto della dolceria tradizionale e storica modicana, sarebbe
bene fare i conti con quella verità che invece la storia, quella dei documenti,
anche contabili, ci presenta in maniera inoppugnabile e meno prosaica.
Grazie proprio ad un documento contabile, direi fiscale ante-litteram, dell'Antica Dolceria Bonajuto di Modica, allora “Caffè Roma – Francesco Bonajuto”,
del 20 gennaio 1919, si viene, oggi, a conoscenza di una serie di prodotti dolciari del periodo e che solo parzialmente ci sono giunti e ancora si producono
sul territorio.
Si tratta di una commissione di acquisto fatta dalla signora Carmela Papa
(Modica, 2 dicembre 1840 – Modica, 14 dicembre 1922), figlia di Raffaele e
Clementina Jemmolo, sorella, una delle sette sorelle, del già Sindaco di Modi-
ca e Deputato del Regno, Carlo Papa junior (Modica, 11 febbraio 1825 - Modica 8 aprile 1880), madre di Brigida Ascenzo, avendo sposato Benedetto
Ascenzo Danieli e suocera del più noto barone di Calamezzana il Comm.
Clemente Grimaldi (Modica, 5 aprile 1862 - Modica, 1° marzo 1915) e seppur
il documento porta la data del 20 gennaio 1919 è molto probabile che si tratti
di un acquisto fatto sotto il periodo delle feste natalizie, periodo molto più
plausibile per acquisti del genere.
Un elemento determinante, che porta a tale conclusione è, oltre alla varietà
dei prodotti “fatturati” e la notevole quantità, espressa stranamente ancora in
rotoli siciliani, una misura pari a circa Kg 0,79342, soprattutto l'importo
elevato, se si considera che il totale dell'acquisto era di 325,00 lire del periodo,
rivalutati oggi a circa 480,00 Euro circa.
La particolarità di questo acquisto è quella dovuta all'assenza di cioccolata/o,
che oggi potrebbe sembrare al limite dello “scandaloso” per un acquisto sotto
le festività natalizie e per giunta a Modica!
Con molta probabilità la nobildonna avrà fatto incetta di tutta una serie di
“leccornie” dell'antica tradizione dolciaria modicana, per farne regali a parenti
e amici sotto il periodo natalizio, ma questo ad oggi non lo sappiamo ancora
con certezza, mentre quello che è certo è la varietà e la particolarità dei
prodotti stessi.
Nella “lista della spesa” appaiono in ordine: Cedrata, Aranciata, Coccellato
(Cucciddato), Torrone, Cobaita e Pietrafennola; in molti conosceranno alcuni di
questi prodotti, soprattutto la “Cobaita di giuggiulena”, ma forse non tutti sanno
effettivamente qual è la rispettiva tipicità produttiva.
La Cedrata è un cilindro a mò di piccolo tronchetto, normalmente del peso di
circa 200 gr. composto da bucce di cedro tritato e miele, cannella e spezie,
mentre l'Aranciata è un composito “disordinato” di piccole liste di buccia di
arancia caramellate e mielate, con cannella e spezie, anch'essa del peso
approssimativo di circa 200 gr. .
Il Coccellato, ovvero in siciliano “Cucciddato”, sarebbe stato il “panettone
Siciliano” ante-litteram, realizzato ancora oggi come dolce identitario a Scicli e
Palermo; consiste in un ciambellone farcito di fichi secchi, noci, mandorle,
cioccolato, pistacchi, edulcorato con miele, cannella e marsala del peso
oscillante sul kilogrammo.
Il Torrone, sicuramente e rigorosamente con mandorle tostate di Avola e miele
degli Iblei, molto probabilmente anche nella versione con mandorle sgusciate,
ossia mandorle prive di buccia attraverso una decorticazione del rivestimento,
con forma naturale a mò di rettangolo, del peso standard di circa 200 gr. .
La Pietrafendola o “Pietrafennula” risulta essere forse oggi il prodotto dolciario
della tradizione modicana meno conosciuto. Lo stesso veniva esportato sin
dalla fine del Seicento a Palermo, dove la produzione non fu mai realizzata
almeno fino ai primi dell'Ottocento. Questo prodotto per tale motivo risulta
collegato alla tradizione della cioccolata/o a Modica, perché, mentre i mastri
cioccolatieri palermitani, i Lo Castro, spedivano da Palermo alla famiglia
Grimaldi di Modica, nel Settecento, cotte di cioccolata/o, di contro questi
chiedevano ai Grimaldi la spedizione di Pietrafennula modicana!
La particolarità di questo prodotto, oltre alla durezza pari al marmo, alla
“pietra”, era, ed è ancora oggi, quella di essere negli ingredienti molto simile
alla Cedrata, ma i pezzi di cedro non sono triturati finissimi, bensì addensati
con il miele e cannella e aromi vari in forma di piccole rotelline. La stessa, che
bisognava addirittura sezionare con appositi arnesi ed energia, era realizzata
in cilindri del peso anch'esso di circa 200 gr. .
Ma la valenza storica del documento non si ferma qui, perchè è attraverso la
descrizione, seppur non minuziosa, dei prodotti che si scopre finalmente
l'origine di quella che nella tradizione dolciaria modicana, ma soprattutto in
quella dell'Antica Dolceria Bonajuto, era inteso come “il cuore di suocera”, ossia
la forma in cui veniva prodotta selettivamente e appositamente sia la Cedrata
che l'Aranciata.
La tradizione orale riporta che fu questa un'invenzione, (ma potrebbe essere
stata anche una tradizione famigliare dei Boinajuto), di Francesco Bonajuto,
che in occasione del compleanno della suocera le confezionava
appositamente e regalava dei “cuori” di Cedrata ed Aranciata, tradizione che
anche don Carmelo Ruta ripeteva con la propria suocera, la moglie di
Francesco, almeno fino a quando essa fu in vita.
Questo al momento ci dicono i documenti di archivio e molto altro ci sarà
ancora da scoprire ma soprattutto da rivalutare e ravvivare nella tradizione
dolciaria modicana, che, come dimostrato, non fu e non è solo cioccolata/o.
Sarebbe auspicabile che tutti i cioccolatieri modicani affaccendati a produrre
cioccolato dai sapori più improponibili, si riappropriassero invece delle più
autentiche tradizioni dolciarie del territorio e, questo è un mio auspicio,
riversassero le proprie conoscenze e tradizioni, anche famigliari, in una Scuola
della Tradizione Dolciaria di Modica, per ricordare e tramandare un patrimonio
vasto e ancora poco conosciuto della propria identità territoriale e storica, che
potrebbe andare del tutto disperso col tempo.

Carmelo Cataldi