NOTO - DAL CAPOLUOGO BAROCCO A DONGO: LA PARABOLA DEL PODESTA'/MINISTRO RUGGERO ROMANO.

03-05-2021 19:52 -

Non ci sono stati eventi, in Italia e non solo, senza la partecipazione attiva di personaggi legati alla provincia iblea e/o al Sud-Est della nostra isola. Si tratta di una sorta di " appuntamento con la Storia " di cittadini del nostro territorio, che si sono trovati in un determinato posto in un determinato momento, quando le sorti del Paese hanno presso una piega particolarmente importante.
Presenteremo, in questo articolo, la figura di un personaggio di origine netina: nato a Noto il 9 marzo del 1895, Ruggero Romano, con studi di Giurisprudenza alle spalle ( studi effettuati presso l'Univesità di Catania ), partecipò alla campagna interventista prima e alla Prima guerra mondiale dopo, come ufficiale di Fanteria ( lo stesso fecero suoi 4 fratelli ), ottenendo medaglie al valore e croci di guerra sia in Italia che in Belgio.
Dopo avere aderito al Partito Nazionale Fascista, svolse l'attività di avvocato e si interessò degli invalidi di guerra ( lui stesso era invalido per le ferite riportate in combattimento ). Dedicatosi alla politica, fu podestà di Noto, deputato per 4 legislature ( dalla 27^ alla 30^ ) e sottosegretario alle Comunicazioni per un decennio ( 1929 - 1939 ). Si era messo in luce con Benito Mussolini, come uno dei fedelissimi nel corso della " secessione aventiniana ", che i fascisti chiamavano dispregiativamente " quartarellismo ", dal nome della localià dove venne rinvenuto il cadavere di Giacomo Matteotti. Fu parlamentare presso la Camera dei Fasci e delle Corporazioni ( coì era stata denominata la Camera dei Deputati ) in rappresentanza della Corporazione dell'Aria e del Mare. Preparò un progetto di 123 articoli sulle pensioni di guerra, progetto che, con le opportune modifiche del sottosegreatrio A. Rocco, nel 1923 divenne legge.
Dopo l'8 settembre del 1943 aderì alla Repubblica Sociale di Salò e ricoprì, dal 23 settembre 1943 al 25 aprile 1945, l'incarico di ministro dei Lavori Pubblici.
Ormai il regime era alle corde. Mussolini e Claretta Petacci vennero fucilati dal colonnello Walter Audisio, comandante partigiano, a Giulino di Mezzegro, frazione di Dongo, mentre gli altri gerarchi ed esponenti del Fascismo, catturati dai partigisni, vennero fucilati il 28 aprile del 1945 nella piazza principale di Dongo, sulle rive del lago di Como: tutti, poi, vennero esposti a piazzale Loreto, a Milano, sul luogo di un rifornimento di benzina, dove precedentemente erano stati fucilati dei partigini. Tra i gerarchi fucilati a Dongo e poi esposti a piazzale Loreto c'era anche il netino Ruggero Romano.