L'ANALISI - " IL MANDATO POLITICO UNA CAMBIALE IN BIANCO? " di Antonio Paludi

12-09-2021 11:45 -

Il mandato politico che noi cittadini diamo col voto non è una cambiale in bianco che dà all’eletto la libertà di fare quello che vuole nell’arco del suo mandato, ma uno spazio politico che deve avere nel programma, nell’interesse del bene comune, nella coerenza alla costituzione la giusta rotta. La disaffezione dei cittadini alla politica di questi ultimi anni, il repentino cambio del flusso elettorale sono la palese dimostrazione dell’abbandono di questa rotta, sono la palese dimostrazione che la classe politica ha perso il contatto col Paese reale. Il politico di oggi spesso è un privilegiato che in cambio di uno stipendio altissimo, che non ha pari nel mondo, svolge un servizio pessimo per i suoi concittadini. Potrei fare tanti esempi, ma quello che mi sembra più indicativo rispetto alla mia precedente osservazione è il dramma del debito pubblico, per trent’anni i governanti hanno spremuto il cittadino come un limone con manovre economiche “lacrime e sangue” per abbassarlo, sono passati decenni e il debito pubblico non solo non è diminuito, ma è aumentato enormemente, ne sono naturalmente responsabili tutti i partiti che hanno governato in questo arco temporale. Gli italiani, a causa il debito elevatissimo, hanno una tassazione opprimente, capillare che impedisce sul nascere qualsiasi sviluppo e che alimenta, allo stesso tempo, un’economia sommersa che toglie allo Stato risorse per gli investimenti produttivi.

I politici di oggi mancano di coraggio, guardano, questa la mia sensazione! Più alla poltrona che al Paese; pensano di più alla successiva campagna elettorale che ai problemi dei territori. Tali sono le problematiche della nazione che i nostri rappresentanti eletti si dovrebbero chiudere nelle stanze dei Ministeri e lavorare mesi ed anni, senza vedere nessuno, invece i nostri politici sembrano impiegati assunti a tempo indeterminato dalla RAI e tutte le sere, in tutti i programmi, in tutte le ore, ci propinano le loro ricette che puntualmente cambiano, vengono precisate dopo qualche ora, contraddette dopo due giorni.

La corruzione si è insinuata in questo mondo, la poco moralità di alcuni, la prostituzione dell’etica sono tali, che a cascata, dal centro alla periferia del Paese, gli stessi disvalori si vanno a diffondere, in una forma di reazione a catena, in tutti i settori, creando una società maleodorante, dove il cittadino onesto (sono tanti) si sente come assediato e rinchiuso come un indiano dentro una riserva, onesto è diventato sinonimo di fesso.

Ritengo che la politica in una democrazia debba essere l’espressione ideale della società, questo quello che noi cittadini onesti auspichiamo per il futuro, ma per raggiungere questo obiettivo bisogna fare alcuni passaggi necessari: una selezione rigorosa del personale politico, scelto fra cittadini seri ed onesti; un controllo democratico delle scelte politiche ed economiche; stretto nesso fra risultati ottenuti e mandato politico. L’autoriforma e l’autopulizia dei partiti, lì dove necessaria, è qualcosa difficile da ottenere se non a fronte di una grave sconfitta elettorale, ma non sempre avviene così. Il politico deve essere un servitore dello Stato e lo Stato sono i cittadini, chi non la pensa così non deve avere nessuno spazio politico, se qualche disonesto vi entra bisogna subito espellerlo, siamo uomini e il sistema istituzionale deve avere in sé gli anticorpi per autotutelare la propria immagine. Concludo questa mia riflessione auspicando una riforma permanente della politica, una politica più vicina ai cittadini, alle imprese. Una politica che guarda al passato arroccata sui suoi privilegi non ci interessa, ci interessano veri servitori dei cittadini quelli che si sporcano le mani, quelli che sanno vedere i problemi e li sanno affrontare e risolvere con onestà e coerenza.




Antonio Paludi