L'ANALISI - " PER TANTI GIOVANI DI OGGI LA SPERANZA È ANDAR VIA DALLA PROPRIA TERRA "

23-09-2021 12:02 -

Una volta s'andava via Dall'Italia con la valigia di cartone, si saliva su un treno, quanti risparmi per fare i biglietti a tutta la famiglia! Oppure su una nave, e senza voltarsi indietro s'andava verso i distretti industriali della Germania, del Belgio, della Francia o addirittura verso l'America, l'Australia, un lungo viaggio in cerca di quella vita dignitosa, in cerca di quella speranza che la propria patria non aveva garantito. L'emigrazione è stata prevalentemente un fenomeno meridionale, ma non solo. Un tempo si partiva per non tornare più, mi è capitato, ero bambino, nei primi anni sessanta di vedere interi gruppi familiari partire per l'Argentina, ho ancora negli occhi gli abbracci, nel cuore i pianti degli adulti, dei giovani, dei bambini, sradicati violentemente dalla propria terra e trapiantati, di forza, in un altro Paese, in un altro continente, con l'amara consapevolezza che quella partenza non avrebbe mai avuto un ritorno. Sembra di parlare d'un altro secolo, d'un momento storico lontano da noi, invece tutto questo è avvenuto appena qualche decennio fa e continua ancora tuttora in questo inizio di terzo millennio. Prima partivano masse di contadini, analfabeti e senza un mestiere preciso, oggi sono i giovani, tantissimi giovani, non analfabeti, ma istruiti e con titoli di studio e master da far invidia. Vanno negli stessi posti dei loro padri, dei loro nonni, ma non vanno più a fare, come un tempo, lavori umili, ma lavori qualificati spesso di grande responsabilità. Nei quartieri di Londra, di Parigi, di Bruxelles, di New York si parla palermitano, ragusano, catanese, messinese, ma anche le lingue delle altre regioni italiane del Sud. Non possiamo dire che la gente meridionale, di fronte alla disoccupazione, sia stata con le mani in tasca Siciliani, Calabresi, Campani, Veneti hanno trovato nell'emigrazione, da più d'un secolo, la speranza d'una necessaria emancipazione.

Questo nel passato, ma nel terzo millennio un Paese sviluppato com'è l'Italia si può permettere il lusso di far andare via molte delle sue migliori energie? Oggi ad andare via sono prevalentemente giovani, non partono con la valigia di cartone, ma con un bagaglio di competenze, scientifiche, professionali, culturali che mettono al servizio dei Paesi che ne sanno riconoscere il valore. Se puntiamo il focus verso il Sud Italia, notiamo che l'emigrazione ha due direzioni: interna, verso il Nord della penisola; esterna in direzione dei Paesi sviluppati dell'Europa occidentale o dell'America settentrionale. I giovani del Sud non partono per una scelta di vita, ma, come dicevo, perché non trovano un lavoro qualificato nella propria regione o se lo trovano è un lavoro sottopagato, a nero, precario. Allora si emigra per necessità, per farsi un futuro, una famiglia, per liberarsi dai lacci e lacciuoli dei compromessi che, a volte, impone il rimanere nella propria terra. Sì il Sud è una terra con molte qualità che gli ha dato la natura: il mare, la collina, la montagna, la ricchezza delle sue terre, la sua storia (antica), ma tutto ciò che è di derivazione umana ha il profumo rancido d'una cultura mafiosa, d'una cultura che ha nella raccomandazione uno dei suoi pilastri, d'un aria ferma che toglie il respiro, d'una forma di cappa che sovrasta tutto e sotto cui impera il sistema della clientela.

Trovare un lavoro oggi nel Sud significa, molte volte, entrare in questo sistema di clientela, rivolgersi ad un uomo potente, spesso un uomo del sistema politico o sottobosco politico. È un sistema quello della clientela che perpetua nel terzo millennio, nella nostra terra, anacronistici sistemi medievali, quando il Medioevo è scomparso da secoli. La società di oggi educa i giovani, prima in famiglia, poi a scuola ai valori umani e costituzionali di uguaglianza, di dignità, di fratellanza, di accoglienza, parliamo ai ragazzi di pari opportunità, di sviluppo armonico della persona, di parità fra i sessi, di diritto al lavoro, ad una giusta retribuzione. Finita la scuola, usciti dalla famiglia la gioventù si accorge che “verba volant” e che la realtà è dura e non è sempre regolata da quei valori ricevuti prima. Viene anche il tempo d'entrare, dopo tanto studio, nel mondo del lavoro, farsi una famiglia, avere dei figli, allora ci si accorge che il mondo reale è dominato da regole ciniche e che la legge della giungla, del più forte (non intellettualmente) regola i rapporti sociali. Al Sud è così, prima si nutrono i più forti, ciò che resta se lo devono dividere gli altri. È un sistema subdolo, una dimensione silenziosa, parallela e invasiva. Le cose pian piano stanno cambiando, ma nella sostanza il sistema della clientela è ancora soldo e ben ramificato su tutto il territorio e gode del privilegio dell'invisibilità e di una radicata omertà.

Molti giovani ed ex giovani hanno lattato contro questo sistema, una lotta silenziosa, fatta nella solitudine e che finisce spesso con la sconfitta e la partenza per il mondo. Lo Stato per questi ragazzi non fa niente, è completamente assente, passivo, oppure agisce con gli strumenti tradizionali dell'assistenza che deprime peggio di non avere un lavoro. Nessuno sa quanti giovani sono partiti in questi anni dalla Sicilia, quanti ne partano ogni giorno, bisognerebbe fare anche un'analisi sociologica delle ragioni che spingono a lasciare la propria terra, si capirebbero molte cose, si scoperchierebbero molte pentole e i poteri forti locali, penso che gradiscano tenere le loro pentole con il coperchio ben serrato.

Antonio Paludi