RAGUSA - IL 4 DICEMBRE " NO DRAGHI DAY " IN PIAZZA SAN GIOVANNI

02-12-2021 12:30 -

NO DRAGHI DAY - A RAGUSA PRESIDIO DI CUB E USB, SABATO 4 DICEMBRE, ORE
16-18 IN PIAZZA S. GIOVANNI


Appello del sindacalismo di base e conflittuale

4 dicembre No Draghi Day - Giornata nazionale di protesta:
Contro le misure economiche del governo Draghi
Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita
Cortei nelle principali città: La libertà di manifestare è un diritto
democratico non negoziabile

La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e
pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli
del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le
rendite finanziarie.
Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché
invertire rotta.
Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un
rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e
lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati,
pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come
i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza.
Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi
un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone
quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle
aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale.
Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la
platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part
time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco
si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile
per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno
indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro).
In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti
e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica,
la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese,
esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non
si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime
disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito. Quasi
inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita
sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per
contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia.
Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un
paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato
il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad
aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non
ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare
l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli
sfratti.
A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del
governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di
tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti
locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino
alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della
sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del
mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la
salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale.
Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia
dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni
comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani
delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri
ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia di salute e
sicurezza di lavoratori e cittadini.
Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi
sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le
richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul
piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.
Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo
governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della
classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto
Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato
quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e
lavoratrici in sciopero.
Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il
sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha
individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione.
No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il
reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al
carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta
alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola,
sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le
missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un
fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali.
Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi
provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo
fortemente antipopolare.
È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che
contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario
destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.
Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di
protesta nazionale per il prossimo 4 dicembre denominata “No Draghi Day”
e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a
costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La Giornata
sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno l’obiettivo di
difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare
nei centri storici e sotto i palazzi delle istituzioni.

ADL COBAS, CLAP, CONFEDERAZIONE COBAS, COBAS SARDEGNA,CUB,FUORI MERCATO,
ORSA, SIAL COBAS, SGB, UNICOBAS, USB, USI-CIT