L'ANALISI - " PARLIAMO DI TASSE " a cura di Antonio Paludi

08-12-2021 12:15 -

PARLIAMO DI TASSE

Le tasse sono un dovere a cui deve adempiere ogni cittadino che vive in un’organizzazione sociale. Senza tasse, in uno Stato democratica, non si potrebbero garantire servizi fondamentali per il benessere dei cittadini: scuola, sanita, previdenza, sicurezza, mobilità, ma anche opere pubbliche essenziali per far navigare l’economia a vele gonfie nel mondo. Le tasse sono il tesoretto, che si rinnova ogni anno, da cui si preleva per rispondere ai bisogni della gente. La formazione di questo tesoretto è regolata dal criterio della progressività, così come recita l’art. 53 della costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Ipotizzando 100 la quota di tasse raccolta dallo Stato in un anno, mi piacerebbe conoscere quanta parte di questa quota è raccolta applicando il criterio della progressività e quanta il “criterio della parità”, cioè dell’ingiustizia. Chi ha studiato un po’ di storia sa che i governanti, d’ogni epoca, hanno sempre spalmato le tasse in modo che fossero sempre leggere per i ricchi e pesanti per i poveri. Se l’Italia ha visto tanta emigrazione, specialmente dalla fine del XIX secolo, vuol dire che i governanti non hanno voluto sanare questa ingiustizia, questa piaga che, secondo il sottoscritto, ancora dura oggi, nonostante i “paroloni” che i politici sciorinano giornalmente per le televisioni.

Mettere le mani in tasca dei cittadini oltre il dovuto è sempre stato lo sport preferito da chi ha avuto in mano le leve del potere. I deboli non hanno giornali, non hanno televisioni, non hanno giornalisti di parte, non hanno cavalier serventi messi nei posti giusti a difesa. Andare a fare la spesa al mercato (IVA), andare a fare benzina, pagare il gas, la luce, il telefono, la tassa sulla casa (seconda), la TARI e tante altre che adesso dimentico è diventato un vero e proprio salasso. Come ho detto sopra le tasse sono un sacrosanto dovere per tutti i cittadini, ma penso che nella riscossione bisogna usare anche il criterio del “buonsenso”, voglio dire che per pagare una tassa lo Stato deve creare le condizioni affinché il cittadino passa rispondere al suo dovere, ad esempio creando lavoro e garantendo un’adeguata retribuzione ai prestatori d’opera. Invece sappiamo quanto lavoro nero, quanto lavoro sottopagato, quanto lavoro mal retribuito c’è in giro per le campagne, per i cantieri, per le piccole fabbriche, se non disoccupazione. Questi lavoratori sono dei fantasmi costretti ad accettare queste condizioni estreme perché devono in qualche modo anche sopravvivere, devono in qualche modo poter mantenere moglie e figli.

In questo inizio di terzo millennio la forbice fra salari e tasse si è talmente allargata che non solo è stato calpestato il criterio della “progressività”, ma è successo che gli italiani per pagare tutte le imposte; Statali, regionali, provinciali (ex) e comunali, hanno dovuto ricorrere ai propri risparmi, se non indebitarsi. Così mentre gli onesti, che sono la stragrande maggioranza degli italiani, sono stati schiacciati dal prelievo fiscale, una fetta di disonesti, al contrario, in questi anni non solo si è sottratta al suo dovere fiscale, ma è stata, in vari modi premiata dallo stato con condoni vari, attenzione che le Autorità non hanno mai usata con chi le tasse le ha sempre pagate. Nel nostro Paese lo stato ha sempre avuto un occhio di riguardo con chi ha valicato il confine della legge, non devo ricordare a voi lettori tutti i provvedimenti presi dallo Stato per premiare questi malfattori, per gli onesti solo le briciolette.

Chi governa dimostra sempre una doppia natura, la prima è quella della campagna elettorale, una natura cinica, immorale, fatta di promesse che non verranno quasi mai mantenute, la seconda è quella della politica, di chi col voto e col consenso ottenuto ha saltato il fosso e si sente un eletto fra gli dei. Questi ultimi improvvisamente dimenticano le condizioni del Paese: le differenze economiche fra i territori, le diversità nei salari, le condizioni di povertà di molti cittadini e quando devono decidere per una tassa immaginano un Paese di benestanti.

Dicembre è il mese dell’IMU, ma i cittadini sono chiamati a pagare anche la TARI ed altre imposte, sono tasse che per il loro peso falcidiano stipendio e tredicesime, naturalmente qualcuno poi si lamenterà della diminuzione dei consumi. Questo governo in carica con un presidente del consiglio non eletto dai cittadini (come lo era Monti) sta lavorando per riformare il catasto, ricordo Il costo, in sacrifici, delle riforme fatte dall’altro Presidente non eletto, tanto per fare un nome: riforma Fornero. Vediamo questa volta chi andrà a piangere in televisione.

Antonio Paludi