" SCUOLA, INSEGNANTI E COVID " di Antonio Paludi

15-01-2022 16:11 -

Tutti parlano di scuola: politici, genitori, giornalisti, qualche preside, tranne gli insegnanti, categoria a cui hanno messo un bavaglio molto stretto da alcuni anni. Se paragoniamo la scuola ad un moderno edificio, gli insegnanti sono le colonne portanti, tutto è sostenuto da queste colonne, se solo una dovesse venire meno tutto l’edificio imploderebbe su se stesso. Mi piacerebbe sapere quanti giorni hanno passato nelle scuole, durante la pandemia, ministri, politici, genitori, probabilmente se si sono avvicinati non sono andati oltre la portineria, nessuno di questi è mai entrato in una classe, né ha mai respirato l’aria che tira in un gruppo alunni chiuso dentro un’aula. Ma tutti pronti a parlare, a dire la loro sulla scuola, a pontificare come se avessero le tavole della legge. Una mascherina invisibile già era stata imposta sulla bocca dei docenti prima della pandemia Covid-19, infatti mentre una serie di leggi, circolari, ordinanze giustamente hanno messo al centro della scuola il discente con i suoi bisogni formativi, dall’altro hanno depotenziato il ruolo di docente relegandolo, pur essendo come dicevo una colonna, ai margini del sistema educativo, fatto oggetto di discussioni, non sempre positive, da parte di un’opinione pubblica non sempre benevole.

Docenti proletarizzati, sottopagati, svuotati di tutte le funzioni che un tempo davano dignità, sottoposti a Dirigenti scolastici che riversano su di loro ogni tipo di richiesta. Ci vorrebbe un vocabolario lunghissimo per elencare tutte le funzioni a cui sono stati chiamati i docenti in tutti questi anni, non ricambiando il lavoro di questi valenti professionisti neanche con un grazie, con un riconoscimento, non diciamo economico, ma di gratitudine per quello che fanno, ogni giorno, per i nostri figli.

I docenti una classe di lavoratori tristi, basta mettersi davanti ad una scuola all’ultima campana della giornata, facce mute, pensierose che vanno verso casa. È un silenzio che parla, che dice tante cose per chi ha orecchie per sentire e per capire. L’insegnante è nudo, messo in un angolino, spogliato dell’autorevolezza d’un tempo, promosso solo a capro espiatorio di tutti i problemi che nascono nella scuola e nella società, un Cristo in croce a cui è stata negata la resurrezione. I responsabili di questa proletarizzazione ed impiegatizzazione sono in tanti.

In questi ultimi tre anni quelli che hanno vissuto sulla propria pelle gli effetti della pandemia Covid-19 sono stati docenti ed alunni, gli unici due soggetti presenti all’interno di una classe, tutti gli altri hanno parlato o agito per sentito dire o per riflesso, compresi i Dirigenti scolastici (non tutti per fortuna) chiusi ormai nei loro “fortini” e in contatto con la scuola vera, la scuola viva, solo attraverso quelle figure chiamate “staff”.

Gli insegnanti soldati in trincea che hanno lottato (lottano ancora) con le unghia e con i denti per salvare due anni scolastici (adesso il terzo), hanno affrontato, petto a petto, come gli “Arditi” della prima guerra mondiale tutti i subdoli nemici che mettevano in pericolo la didattica: hanno supportato gli alunni in difficoltà, sono intervenuti con i ragazzi a rischio dispersione, sostenuto psicologicamente gli alunni più fragili, hanno sfidato tutte le connessione e non connessioni per continuare ad essere essenziale riferimento educativo e formativo, sono stati esempio di coraggio, di attaccamento al proprio dovere, a tal fine hanno fatto lezione in tutti i modi possibili: in presenza, in DAD col sistema misto, hanno dato fiducia nei momenti bui, tutto questo in religioso silenzio e con una opinione pubblica spesso non amica della scuola, spesso non amica dei docenti. Naturalmente, cari lettori, i meriti di tanto lavoro, di tanta abnegazione, di tanti sacrifici andranno a finire non su gli insegnanti, ma su altre figure, su quelle figure che si pavoneggeranno col lavoro degli altri, col lavoro, in questo caso, degli insegnanti.

In Sicilia il 7 gennaio le scuole non sono state aperte e ad oggi alcune restano ancora chiuse, l’aumento esponenziale dei contagi provocati dalle varianti Covid-19, la preoccupazione per la salute dei nostri figli ha fatto sì che i cancelli di molti Istituti rimanessero ancora chiusi. Allora se le cose stanno così mi chiedo il perché non sia stata attivata la DAD già alla fine delle vacanze natalizie, i ragazzi non avrebbero perso nessun giorno di scuola. Ho l’impressione che la DAD oggi venga considerata la culla di tutti i mali, nonostante abbia salvato due anni scolastici e dato un grande contributo nel calo dei contagi. Il Ministro Bianchi ha sostenuto in televisione che le scuole sono sicure, suscitando l’ilarità e la rabbia di alunni e docenti, se le cose stanno così mi chiedo il perché tanti alunni e docenti in quarantena in tutta la Penisola. Tutti quanti conosciamo gli edifici scolastici, aule piccole, sovraffollate, dove diventa un problema fare distanziamento, specialmente con bambini ed adolescenti, esuberanti per la loro età. Ecco allora la funzione della DAD, una forma di scuola in remoto che può avere il suo ruolo quando è pensata come forma didattica emergenziale e temporanea. Tutti sappiamo che la lezione in classe è un’altra cosa, ma a situazioni estreme, estremi rimedi, così dicevano i nostri nonni.

Antonio Paludi