RAGUSA - LA CGIL LANCIA L´ALLARME SULLA DISOCCUPAZIONE IN PROVINCIA

17-12-2015 14:10 -


Dalla disoccupazione alla chiusura delle aziende storiche del territorio
La Cgil lancia l’allarme e propone un patto istituzionale per superare la crisi

Un’analisi che fotografa nei fatti le realtà economiche e produttive della provincia di Ragusa mettendo punto su uno stato di crisi ben peggiore del 2014 anno caratterizzatosi per il calo occupazionale in tutti i settori.
Nel 2015 si è avviata la decostruzione di una realtà industriale e di impresa che non ha precedenti in questo territorio cancellando non solo ulteriori e definitivi posti di lavori ma la storia stessa di una società economica e produttiva che si è sempre caratterizzata, anche nei momenti più difficili, per vivacità, inventiva e solidità imprenditoriale.
Una metamorfosi che la Cgil non poteva non rilevare e denunciare affrontando i vari i temi con la stampa perché si faccia veicolo di informazione con la pubblica opinione che deve avere contezza e consapevolezza di quello che sta accadendo.
Non ci sono allo start posizioni diversificate rispetto ad un’emergenza di questa natura: ovvero sindacati e classe imprenditoriale o politica su posizioni contrapposte.
Il fronte è unico e tale deve essere e rimanere se si vogliono aggredire con la dovuta determinazione i punti di crisi per risolverli e dare una prospettiva ai giovani e a quanti oggi lavorano e si impegnano in questo territorio.
I segretari generali, a nome delle segreterie, della Cgil, Giovanni Avola, della Fiom, Francesco Maltese, della Filt, Pippo Stella, della Fillea, Franco Cascone, della Filctem, Filippo Scollo, del segretario della Cdl di Ragusa, Nicola Colombo e del responsabile del dipartimento dello sviluppo territoriale e politiche sociali della Cgil di Ragusa, Gianfranco Motta hanno sottoscritto un documento reso alla stampa.
“Il 2015 in provincia di Ragusa chiude con uno scenario socio-economico ancora pesante. Infatti stanno venendo meno alcuni degli elementi essenziali che hanno caratterizzato il tessuto produttivo dell’area iblea, distinguendola in positivo rispetto ad altre realtà della Sicilia e del Mezzogiorno e garantendone la coesione sociale e i valori democratici.
Già il 2014 aveva fatto registrare il crollo dei dati occupazionali nel quinquennio precedente (5.753 addetti in meno nell’agricoltura, 4.092 nelle costruzioni, 737 nell’industria) nonché il raddoppio dei disoccupati , da 9.294 a 18.531, nello stesso periodo2009/2014.
In questo contesto la CGIL di Ragusa e le categorie interessate del comparto metalmeccanico (FIOM), chimico (FILCTEM), edile (FILLEA) e trasporti (FILT) denunciano e dichiarano inaccettabile il processo in atto di desertificazione produttiva e di vera e propria de-industrializzazione. Alla mancanza di lavoro e alla espansione del lavoro precario e mal retribuito, negli ultimi mesi si sono aggiunti nuovi fattori di crisi .
* Nel settore delle costruzioni al dimezzamento degli operai edili si aggiunge la caduta verticale della occupazione nel settore lapideo, la crisi nel comparto dei laterizi e nella prefabbricazione. Il tracollo del gruppo Tidona, con la perdita di circa 130 posti di lavoro, costituisce un tragico esempio. Inoltre il crollo generalizzato di tutti i lavori pubblici aggrava le incertezze che coinvolgono il cementificio Colacem di Pozzallo ( circa 80 posti di lavoro a grave rischio) che ha rappresentato il simbolo di uno storico sito produttivo.
* Nel comparto metalmeccanico la filiera dell’alluminio, da sempre collegata al settore edile, sconta la crisi del settore costruzioni. Storiche aziende, che hanno da sempre rappresentato nel nostro territorio siti occupazionali importanti ( come la Metra), stanno diminuendo la loro capacita produttiva disfacendosi di alcuni settori, punti di forza e peculiarità della filiera, con la conseguente diminuzione dei salari e dei livelli occupazionali. Le aziende legate alla manutenzione degli impianti pagano la crisi delle maggiori imprese industriali, con un numero minore di appalti e minor valore delle commesse che determina meno occupazione, meno ore lavorate e maggior rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Inoltre anche il settore delle piccole imprese dell’autoriparazione e della costruzione e manutenzione parti meccaniche subiscono processi di drastico ridimensionamento.
* Per quanto riguarda il settore della chimica la provincia di Ragusa rischia pesanti ripercussioni per la scelta dell’Eni che prevede la cessione del 70% delle quote della Versalis (ex Polimeri Europa). Una scelta ingiustificata perché la chimica di base sta vivendo una congiuntura positiva. Questa strategia da parte di una impresa controllata dallo Stato, che opera in un settore strategico per l’economia nazionale, appare come una operazione sfacciatamente finanziaria che mira ad abbandonare ogni progetto per la chimica “verde”, mettere a rischio le prospettive della chimica di base e concentrare gli interessi dell’ Eni all’estero. Questa scelta scellerata, complice il Governo nazionale, preclude ogni prospettiva di nuovi investimenti produttivi e di ricerca e cancella una significativa presenza industriale. Su questo tema tutta la provincia di Ragusa è chiamata a far sentire il proprio dissenso e per costringere il Governo a definire una nuova politica industriale per il Mezzogiorno e la Sicilia.
Anche i settori collaterali e l’indotto, costituito da piccole e medie imprese, subiscono colpi pesantissimi. In particolare nel vasto mondo dell’autotrasporto la corsa al ribasso delle tariffe sta provocando l’emarginazione delle aziende più responsabili a favore di vettori esterni al nostro territorio e il conseguente taglio degli occupati e dei salari.
Per altro, la caduta verticale di richieste di nuove aree e la chiusura o il ridimensionamento di alcuni opifici, negli agglomerati industriali di Ragusa e Modica-Pozzallo, costituiscono la rappresentazione più evidente di un gravissimo processo di desertificazione industriale.
Chiaramente le frane nei comparti prima indicati coinvolgono anche altri settori e in tal senso gli effetti sul segmento commerciale sono evidenti . Infatti, dopo la falcidia dei piccoli esercizi anche nella grande distribuzione e nelle medie superfici sono in atto processi di ristrutturazione al ribasso.
Dinanzi all’aggravarsi del disagio, al rapido crollo di altre centinaia di posti di lavoro e alla espansione delle aree di nuove povertà servono risposte immediate, adeguate e specifiche. Non è più tempo di risposte isolate e parziali . In tal senso la CGIL di Ragusa fa appello ai soggetti sociali e produttivi, alle rappresentanze istituzionali e politiche affinché il futuro di questa provincia non sia irrimediabilmente compromesso da un arido scenario socio-economico. I lavoratori, le giovani energie produttive e intellettuali, la buona politica, le rappresentanze sociali ed economiche possono trovare le ragioni di una nuova piattaforma di sviluppo territoriale imperniato sull’economia ecosostenibile, sulle infrastrutture funzionali alla valorizzazione delle eccellenze produttive, culturali , paesaggistiche e sulle produzioni identificative del territorio.
Tutti gli attori dello sviluppo sono chiamati ad esercitare un ruolo propositivo. Il mondo delle imprese deve imprimere nuovo slancio agli investimenti nella ricerca e innovazione tecnologica e produttiva coinvolgendo le maestranze nei processi di formazione continua e di valorizzazione delle nuove generazioni. La tradizionale propensione all’intrapresa deve orientarsi più decisamente verso la ricerca di nuovi mercati. La politica e le istituzioni locali debbono rimotivare il proprio ruolo attraverso il riordino e snellimento della pubblica amministrazione, la lotta agli sprechi e alle diseconomie. Servono nuove capacità di intercettare finanziamenti per infrastrutture e opere pubbliche, occorre maggiore trasparenza , legalità e rapidità nei processi decisionali.
Si apra dunque, con l’apporto essenziale del sindacato, una nuova stagione di protagonismo territoriale unitario propositivo e inclusivo che interloquisca con le istituzioni regionali , nazionali e comunitarie affinché l’intera area iblea riprenda la prospettiva dello sviluppo progressivo”.

L’Ufficio Stampa