LA RUBRICA DI " KAIROS " - " LA RELAZIONE DI DIPENDENZA AFFETTIVA " DELLA DOTT.SSA STELLA MORANA

13-05-2016 16:19 -

" Non mi abbandonare! Ti amo più della mia stessa vita."... Quando
certi aforismi colpiscono nel segno.

Brian Weiss scriveva "Una delle lezioni più importanti della vita è quella di imparare l´indipendenza e comprendere la libertà, che significa emancipazione dall´attaccamento, dai risultati, dalle opinioni e dalle aspettative".
Ho voluto iniziare l´articolo con questo celebre aforisma, per introdurre la tematica che cercheremo di affrontare insieme questa settimana: la relazione di dipendenza affettiva.
Non esistono persone che non abbiano mai sperimentato situazioni di dipendenza, sia in amore sia nelle diverse forme di legame; anche il rapporto che il bambino instaura con la madre, si basa su una relazione di dipendenza. Tuttavia può accadere che una volta cresciuti, diventati adulti, le relazioni di amore che instauriamo, tendono ad assumere una piega non proprio consona ad un rapporto che definiremmo "di amore tra due adulti", ma di un rapporto che si basa su un sentimento "che manca di qualcosa".
Ma cos´è questa Dipendenza Affettiva?
Si tratta di una forma patologica di amore in una relazione dove non c´è reciprocità di gesti e affetti, in cui uno dei due partener (e nella maggior dei casi si tratta di noi donne) "dona amore a senso unico" e vede nel legame con l´altro, l´unica ragione della propria esistenza. Il dipendente dedica tutto sé stesso all´altro, il suo obiettivo non è primariamente il proprio benessere ma quello del proprio partner. Chi ha una dipendenza affettiva, vede nell´amore e nella relazione con l´altro la panacea dei propri mali... o dei propri "vuoti incolmabili".
Il partner in questo quadro assume il ruolo del "salvatore", la sua assenza anche temporanea provoca un profondo senso di angoscia. Il dipendente, pur di compiacerlo, evita il conflitto ed ogni sorta di controversia per il timore dell´abbandono, rinnegando il proprio vero Sé: "senza il partner si sentirebbero morire". Tutto questo, ovviamente, provoca sofferenza.
Ma perché le persone tendono a stabilire questo tipo di rapporto?
Le cause vanno ricercate in particolari dinamiche familiari che hanno portato la persona dipendente a costruirsi un´immagine di Sé come di una persona inadeguata, indegna di essere amata, dove l´indicatore della propria autostima è nella capacità di sacrificarsi per la persona amata. La dipendenza affettiva nasce dunque ancor prima dell´inizio di quello specifico rapporto di coppia ma affonda le sue radici nel rapporto con i genitori durante l´infanzia, che poi però trova ulteriori conferme e continui rafforzamenti disfunzionali, nel corso delle relazioni che si instaurano crescendo.
Chi da adulto è dipendente d´affetto, quando era bambino probabilmente ha ricevuto continui messaggi impliciti o espliciti da parte dei propri genitori – o di chi si prendeva cura di loro - di non essere degno di amore né di attenzioni. Spesso sono stati dei bambini che sono dovuti crescere troppo in fretta e hanno dovuto prendersi cura dei propri genitori, imparando così che l´unico modo per ottenere amore è quello di sacrificarsi per l´altro.
Mi preme sottolineare che non si tratta di un fenomeno che riguarda unilateralmente la sola persona "dipendente"; è una dinamica a due. Si tratta di una danza – certamente disfunzionale – in cui il partner che "sceglie" di stare con una persona dipendente d´affetto, ha spesso anche lui il bisogno di essere accudito e di avere una relazione di tipo figlio-madre anziché alla pari, per dinamiche e problematiche sue personali. Oppure, al contrario, può trovarsi ad esercitare il ruolo di persona sfuggente, irraggiungibile o rifiutante (per esempio quando il dipendente d´affetto cerca un partner sposato o non interessato alla relazione), per sentirsi così al centro dell´attenzione e compensare anche lui dei vuoti affettivi mai colmati. In sostanza, due bisogni che si incontrano e si alimentano reciprocamente.
Come si può affrontare la dipendenza affettiva?
Bisogna ripartire dalla persona e dalla coppia, dalla presa di consapevolezza rispetto alla situazione che si vive, da un confronto sano e rinnovato con il partner al fine di mettersi in discussione e ristrutturare il rapporto su nuove basi. L´obiettivo del lavoro con lo psicologo è rappresentato – quindi - dall´acquisizione di consapevolezza: scoprire la propria fragilità per trasformarla in una forza che permetterà di avere una più chiara visione della realtà e di conseguenza la capacità di migliorare la propria vita.

dott/ssa Stella Morana