IL CORSIVO - " IL VESCOVO POETA E CANTERINO: MONS. STAGLIANO´ "

28-04-2015 18:10 -

Le recenti esibizioni canore di Mons. Staglianò, Vescovo di Noto

IL VESCOVO POETA E CANTERINO

Durante alcune assemblee liturgiche a Noto e a Scicli, in occasione della Settimana Santa, il Vescovo Antonio Staglianò ancora una volta è riuscito a stupirci. Chiariamo subito che Staglianò non ci è mai piaciuto e non siamo mai riusciti a vedere nella sua figura quella di un successore degli apostoli e di un pastore attento alle reali esigenze del gregge che gli è stato affidato. Ma queste sono considerazioni personali relative ad una tematica seria e profonda qual è quella della Fede e pertanto devono restare nell´intima dimensione della nostra coscienza. Più che di ponderata analisi della sua azione pastorale si tratta di semplici sensazioni, per cui sarebbe sciocco e di pessimo gusto pretendere di conoscere ciò che si agita nella mente e nell´animo di un´altra persona, sia essa un Vescovo sia l´ultimo degli emarginati.
Quel che invece vogliamo sottoporre all´attenzione dei nostri Lettori è il suo modo di apparire e certi atteggiamenti che poco si confanno a chi ha il compito di governare una diocesi. Avevamo già espresso non poche perplessità sulla opportunità di presenziare, presso il Caffè Letterario Quasimodo di Modica, alla presentazione di un suo libro di poesie, ma, da un po´ di tempo, quella che a noi sembra una inopportuna ansia di protagonismo lo sta conducendo - al di là del plauso ottenuto da chi non sa andare oltre una visione superficiale dei fatti - ad intraprendere un percorso che potrebbe rivelarsi dannoso e controproducente. Siamo perfettamente d´accordo sul fatto che un Vescovo debba liberarsi di quell´alone di "sacralità" che troppo spesso - anche quando non è giustificato dalla vita - ha circondato i pastori della Chiesa; siamo d´accordo che debba scendere dal trono ed essere uomo tra gli uomini, ma ciò va fatto nel modo in cui il più importante tra i Vescovi - quello di Roma - lo sta facendo. Scendere dal piedistallo significa dare segni concreti di sentirsi realmente ultimo fra gli ultimi, e in questo senso Papa Francesco sta davvero incarnando gli insegnamenti di Cristo. Il suo stare dalla parte dei bisognosi, dei poveri e degli emarginati non è per lui soltanto un assunto teologico o una scelta di ordine pastorale, è una scelta di vita, è un´esperienza quotidianamente vissuta e sofferta: è una parola che si fa vita.
Abbandonare un atteggiamento distaccato ed esageratamente ieratico è ciò che si chiede oggi ai pastori della Chiesa, ma cantare le canzoncine di Noemi e Mengoni, come recentemente ha fatto il Vescovo di Noto, in occasione della Settimana Santa, è davvero tutt´altra cosa! E non è la prima volta che ciò accade! In occasione della Giornata della Gioventù organizzata ad Ispica nel 2014, parlando ai giovani, citò una canzone di Noemi ed una di Vecchioni. Ma se proprio si avverte l´esigenza, quando ci si rivolge ai giovani, di non fermarsi solo alla Sacra Scrittura, perché citare i testi delle canzoncine, e non affidarsi invece alle voci più alte della letteratura del Novecento o di quella contemporanea? Staglianò afferma che su whatsapp - il nostro Vescovo oltre a non saper fare a meno delle canzoncine dimostra di non sapere neanche rinunciare alla tecnologia tanto diffusa tra i ragazzi - gli arrivano dei link di giovani che lo invitano ad ascoltare brani che "sembrano scritti da Gesù": tra questi "Guerriero" di Marco Mengoni!
A quando il processo di beatificazione di questo ragazzo che, tra l´altro, visto lo spessore musicale suo e delle sue canzonette, durerà ancora qualche stagione per poi finire nell´oblio, come è giusto che avvenga per coloro che sono musicalmente mediocri: artisti costruiti in laboratorio da astuti discografici che sanno bene di aver fabbricato delle meteore. L´anno scorso, invece, il nostro Vescovo, in occasione della Veglia Pasquale, trasse ispirazione dai testi delle canzoni di altri due "mostri sacri" della musica moderna: Nek e Arisa. Manco quei testi li avessero scritti Ungaretti e Quasimodo!
Ma, tralasciando i gusti musicali di Staglianò, che, per quanto riguarda la musica leggera, sono in verità assai deludenti, riteniamo che questo giovanilismo esibito con tanta disinvoltura non approdi a nulla. L´unico risultato che il Vescovo potrà ottenere è quello di apparire simpatico e alla mano: ci sembra veramente poco; tra l´altro, un Vescovo, a nostro parere, dovrebbe rifuggire dal protagonismo e porsi obiettivi ben più pregnanti. Viviamo in una società che ha da tempo smarrito la strada dell´essere per intraprendere quella deleteria e inutile dell´apparire; la società del grande fratello e dei talent show che costruisce divi di cartapesta che si convincono di essere bravi - come il nostro Mengoni - perché una massa di utili idioti, indottrinati da tv e giornali compiacenti, va ad applaudirli e osannarli, manco ci fossero, sul palco, i Beatles o Bob Dylan.
Non ci sembra poi educativo proporre ai nostri giovani, come modelli, personaggi in cerca di popolarità e che accumulano quattrini senza aver conosciuto il valore della fatica quotidiana. Nel Liceo dove insegniamo, noi e tanti nostri colleghi, facciamo di tutto per far capire ai nostri ragazzi che nella vita occorre guardare all´essenziale, che il futuro lo si costruisce col sudore della fronte, con l´impegno quotidiano nello studio e in altre attività serie e formative.
Ci sembra assurdo che sia proprio un Vescovo a rischiare di vanificare - in buona fede, questo non si discute - il nostro lavoro: lasci perdere, dunque, le canzonette e i burattini che le cantano e proponga ai giovani ben altri modelli, che non mancano nella realtà ecclesiale e in quella laica.
Viviamo in una società che non sa più distinguere chi vale per ciò che è da chi conta qualcosa per quel che appare; una società che non premia più chi nella vita ha coltivato interessi alti ed ha studiato con passione e dedizione, e gratifica invece i mediocri, che acquisiscono titoli senza averne merito, sol perché anziché gli studi hanno coltivato le amicizie giuste. E´ inutile nasconderlo: questa società è malata perché i popoli sono diventati masse e ciascuno pensa con la testa del gruppo cui appartiene e non con la propria.
Un intreccio perverso di ideologie pseudo progressiste e capitalistico-borghesi e di squallidi interessi economici ha convinto l´Occidente che siamo tutti uguali (annullando le differenze etniche, sessuali e culturali), che dobbiamo essere tutti belli e sani, che dobbiamo irrobustire i nostri muscoli (mentre lasciamo appassire i nostri cervelli) che dobbiamo accumulare quattrini e indossare biancheria griffata se vogliamo contare qualcosa e altre simili idiozie. In altre parole, la serietà (quella del pensare e del vivere) è scomparsa dal nostro orizzonte.
La Chiesa cattolica, a nostro parere, potrebbe essere, da questo punto di vista, un baluardo a difesa della intelligenza minacciata da questa dilagante demenza: i giovani hanno bisogno di trovare in essa quella serietà che non possono più trovare nel mondo. Non è con le canzoncine che un Vescovo può rispondere a questo bisogno di senso di cui i nostri giovani hanno bisogno e come docenti sappiamo bene quanto impellente sia tale necessità. Il nostro Vescovo potrà ottenere qualche applauso e qualche sorriso di compiacimento, cioè nulla!
Se vuole coinvolgere i giovani - e certo non dubitiamo che questo sia il suo apprezzabile intento - lasci perdere Nek, Arisa e Mengoni e dica ai giovani la verità - gliela dica con le parole e con l´esempio - anche se dura e difficile da accettare: e cioè che la vita è una cosa tremendamente seria! E´ giusto che i giovani nutrano speranze, credano nell´amore e nell´amicizia, ma occorre dire loro che la vita, a volte, è anche delusione, sofferenza e solitudine, e che la fede in Dio, quando è autentica, può riempire di senso questi aspetti oscuri e talvolta umanamente incomprensibili dell´esistenza umana. Molti di quei ragazzi, come il giovane ricco del Vangelo, se ne andranno, ma quelli che resteranno lo faranno con autentica convinzione. Se così non è, si rischia di cadere nel proselitismo, che, com´è noto, non è mai servito a nulla!"
pubblicato sul numero di aprile 2015 di " Dialogo" direttore Piero Vernuccio