21 Giugno 2021
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VITTORIA - L'ON. INCARDONA SCRIVE AL PRESIDENTE MATTARELLA PER LA CONDANNA DA PARTE DELLA CORTE DEI CONTI

il Presidente Mattarella e l'on. Incardona
Al Sig. Presidente della Repubblica
On. Prof. Sergio Mattarella
pec: protocollo.centrale@pec.quirinale.it

Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Mario Draghi
pec: presidente@.pec.govemo.it

Alla Sig.ra Ministra della Giustizia
Prof.ssa Marta Cartabia
e per essa al Capo di Gabinetto
pec: capo.gabinetto@gi ustiziacert.it

Al Presidente della Commissione Giustizia del Senato
Sen. Andrea Ostelleri andrea.oste! Ieri(ci)senato.i t

Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati
On. Mario Perantoni perantoni m@ca mera.it

Al Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione
Dott. Pietro Curzio
pec: primopresidente.cassazione@.giustiziacert.it

Al Sig. Procuratore Generale della Cassazione
Dott. Giovanni Salvi
pec: prot.pg.cassazione(a)giustiziacert.it

Al Sig. Presidente della Corte dei Conti
Dott. Guido Carlino

Al Sig. Procuratore Generale della Corte dei Conti
Dott. Angelo Canale

Al Segretario Generale della Corte dei Conti
Dott. Franco Massi
pec: utp!alcorteconticert.it

Al Presidente della Regione
On. Nello Musumeci
pec: presidente@certmail.regione.sici lia.it

Al Presidente dell 'Assemblea Regionale Siciliana
On. Gianfranco Miccichè pec: gabinetto.ars@pec.it

Al Presidente della Commissione d 'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia
On. Claudio Fava
pec: commissioneanti mafia.sicilia@pec.it
Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato Ai Presidenti e/o Segretari dei Partiti e Movimenti Politici e p.c.: agli Organi di Stampa




Mittente:

Avv. Carmelo Incardona

P.za Verdi 6- 90100 Palermo-

Via R. Settimo 31/A - 97019 Vittoria RG - pec: avv.incardona@pec.it
peo: stu.legaleincardonala2gmail.com

Ill.mo Sig. Presidente, Ecc.me Autorità in indirizzo,

sono l'avvocato Carmelo INCARDONA nato a Ragusa il 08/0111964 e residente in Vittoria Via P.pe Um berto, 112, figlio di Salvatore Incardona vittima di mafia ucciso il 9 Giugno 1989 ad opera del clan Dominante-Carbonaro per non essersi voluto piegare alle richieste estorsive, e perché, accusando pubblicamente gli estortori, esortava i suoi colleghi -commissionari del locale Mercato Ortofrutticolo- a mettere in campo una ribellione civile di categoria con il coinvolgimento dell'intera cittadinanza.

Sono stato Deputato ali'Assemblea Regionale Siciliana per tre legislature consecutive dal 200 l al
2012. Nel corso dei tre mandati ho ricoperto diversi ruoli tra cui quello di Presidente della Commissione Antimafia dell 'Assemblea Regionale Siciliana e dal l Giugno 2008 al27 Maggio 2009 quello di Assessore Regionale al Lavoro, alla Formazione Professionale ed alla Emigrazione.

Scrivo la presente per rappresentare il dramma che sto vivendo, a seguito di un procedimento svoltosi nei confronti miei e di altri chiamati in giudizio davanti al Giudice Contabile della Regione Siciliana, e per evidenziare la necessità di introdurre nuovi strumenti normativi utili a colmare alcun i vuoti esistenti nell'ambito della Giustizia contabile, i n assenza dei quali non possono essere definite secondo Giustizia vicende incredibilmente ingiuste, paradossal i ed immotivatamente vessatorie, come la mia.

Alcuni di tali vuoti determinano situazioni (che non auguro a nessuno) paradossali e di estrema ingiustizia come quelle che sto vivendo io sulla mia pelle e di riflesso su quella della mia famiglia, che hanno corroso il mio spirito e la mia sensibilità avendo spezzato il mio percorso di vita, ed, esposto, da nove interminabili anni, me al pubblico ludibrio.
Vivo l'assurdità di subire il depauperamento del mio patrimonio e la riduzione mia e della mia famiglia alla povertà per avere emesso, nell'esercizio dell'attività assessoriale, un atto legittimo -anzi dovuto- come sentenziato esplicitamente dal Tribunale Civile di Palermo con la sentenza n.
2528/2019 che unisco alla presente di cui ho avuto conoscenza in data 19 Marzo 2021.
La sentenza posta in rilievo, oltre che ricostruire puntigliosamente il quadro normativa, è conforme alla lettura univoca, granitica e condivisa da tutte le giurisdizioni, compresa quella contabile che si è sviluppata dal 1976 al 201 2, relativamente all'obbligo della Regione Siciliana di provvedere all'integrale copertura delle spese della voce '·personale" sostenute dagli enti di formazione ai quali la stessa affida lo svolgimento dei corsi di formazione nell'ambito del Piano Regionale dell'Offerta Formativa (P.R.O.F.).
La Costituzione affida alle Regioni, all'interno della cornice delle disposizioni generali e comuni di
competenza dello Stato, i l compito di organizzare in ambito regionale anche la Formazione
Professionale.
Al fine di adempiere al proprio compito la Regione Siciliana ha emanato la L.R. 6 Marzo 1976, n.
24, contenente la "disciplina quadro" regionale.



In esecuzione di essa l 'Assessorato Regionale ogni anno pubblica il bando relativo al Piano Regionale dell'Offerta Formativa (P.R.O.F.)
Durante lo svolgimento del ruolo di Assessore Regionale mi fu sottoposta, dal Dirigente Generale del Dipartimento alla Formazione, la richiesta di alcuni enti di formazione di ottenere somme integrative rispetto a quelle previste in sede di approvazione del PROF 2007 a causa dei maggiori costi per la voce "personale". La richiesta si riferiva a corsi ammessi, approvati, e sottoposti al vaglio dell'attività di rendicontazione svolta in contraddittorio fra i medesimi enti di formazione e gli uffici periferici dell 'Assessorato Regionale alla Formazione Professionale.
In particolare, mi fu rappresentato che, in sede di rendicontazione, gli uffici amministrativi, periferici e centrali, della Regione accertavano che diversi Enti formativi -tutti senza scopo di lucro- per lo svolgimento dei corsi di formazione professionale loro affidati dalla Regione Siciliana, negli anni
2007-2008 e 2009 ai sensi della L.R. n. 24 del 1976, avevano sostenuto spese per il personale maggiori di quelle inizialmente previste nel progetto autori zzato in conseguenza dell'applicazione del CCNL di categoria. Ritenendo dette spese ammissibili ad ulteriore finanziamento proprio perché inerenti al progetto formativo originariamente approvato, gli uffici predetti, all'unisono, riferivano che occorreva provvedere al pagamento di quanto era stato accertato in sede di rendicontazione.
In particolare per focalizzare l 'attenzione sulla vicenda personale, gli uffici riferivano che 1tra i
numerosi Enti convenzionati (ed esattamente CORMORANO FELIX, E.N.F.A.G.A. PALERMO, A.R.A.M e C.E.F.O.P.) avevano sostenuto maggiori spese per i corsi che erano stati loro affidati nell'ambito del PROF 2007 e che il fabbisogno complessivo necessario per coprire la maggiore spesa da loro sostenuta ammontava ad € 2.336.051,61.
Dopo una approfondita disamina della documentazione, da parte mia unitamente al mio ufficio di
diretta collaborazione, nel corso della quale si riscontrava che: a) la richiesta di integrazione di somme si riferiva a progetti approvati e svolti nell 'ambito del P.R.O.F. 2007; b) i maggiori costi erano relativi alla voce "personale" in quanto dovuti a sostituzione di personale - docente e non - e/o a pagamenti dovuti per applicazioni degli aggiornamenti del CCNL di categoria in esecuzione della svolta contrattazione sindacale; c) la rendicontazione era stata regolarmente eseguita; emettevo, su conforme parere favorevole del Dipartimento Generale e di tutti Servizi della Formazione Professionale ad esso sottoposti, il Decreto Assessoriale 1062/2009 ( oggetlo della aberrante vicenda qui esposta) che non conteneva alcuna integrazione della voce relativa ai costi di gestione. [Per evitare .fraintendimenti, tengo a precisare che al fine di provare la circostanza che il Decreto Assessoriale fu emesso dopo approfondita disamina della documentazione (e quindi la mia buona fede nell 'emettere il D. A. 106212019) ho chiesto, già col primo atto di difesa in seno al processo contabile, l 'ammissione di prove specifiche e circostanziate; ma la mia richiesta è stata, (dal mio punto di vista ingiustifìcatamente), rigettata}.
Il provvedimento emesso era conforme nella ratio e nella forma a tutti quelli adottati dali'Assessorato Regionale alla Formazione Professionale dal 1976 in poi.
Al momento della programmazione e dell'approvazione del P.R.O.F. non è possibile, infatti,
quantificare preventivamente con esattezza, quanti del personale -docente e non- chiederanno giorni per aspettative, ferie, malattie, permessi ecc., o sapere se, tra il bando in cui è inserito il



progetto e l'esecuzione del medesimo, interverrà una contrattazione collettiva generatrice di ulteriori riconoscimenti al personale chiamato dagli enti per svolgere i corsi loro affidati.
Quindi per oltre trenta anni con l 'avallo della Giurisprudenza (cfr. per tutte Cassazione SS.UU n.
715/2002) si era riconosciuto il diritto alle integrazioni degli enti di formazione relativamente ai progetti ammessi ed eseguiti in relazione ai PROF.

Nel 2012 è avvenuto un fatto nuovo: la condivisa e costante ricostruzione del quadro normativo ed il relativo riconoscimento delle integrazioni per maggiori costi della voce "personale", agli enti di formazione professionale accreditati ed inseriti nel relativo elenco, rispetto a quelle programmate in sede di approvazione del P.R.O.F., è stata ribaltata, all'interno della Giurisdizione Contabile, con una di segno opposto espressa con la sentenza 2947/2012 della Corte dei Conti palermitana emessa nell'ambito del procedimento n.59029 del Registro di Segreteria a carico dell'Assessore Regionale Prof. Centorrino [oggi deceduto) +altri, e poi confermata in appello.
La Corte dei Conti palermitana ha ricostruito, per la prima volta, il quadro normativo in "difetto".
Non ha tenuto conto di tutte le norme vigenti e per di più nell 'emettere le Sentenze di condanna ha disapplicato diversi principi, seppure immanenti nel Nostro Ordinamento, a partire da quello del legittimo affidamento.
La Sentenza 2947/2012, definita pilota dal Vice Procuratore Regionale c/o la Corte dei Conti della
Regione Siciliana, ha creato d'un tratto un disorientamento e danni di ogni genere nel settore - ed in particolare ai lavoratori della formazione professionale, agli enti, agli amministratori - politici e funzionari - che si sono trovati a rivestire un ruolo politico e/o amministrativo in tale ambito.
La ricostruzione riportata in detta Sentenza, assunta in contrasto con tutti i precedenti pronunciamenti Giurisprudenziali fino a quella data emessi, è stata poi usata-richiamata per esercitare l 'azione di responsabilità erariale anche nei confronti dei soggetti che avevano operato nei cinque anni precedenti.
Prima dell'inizio del Giudizio Contabile su segnalazione della Procura della Corte dei Conti, la
Procura del Tribunale di Palermo ha svolto indagini penali a carico di tutti i chiamati in giudizio per verificare se nell'ambito delle attività procedimentali di erogazione delle somme incriminate fossero stati commessi reati;
Su richiesta del Procuratore della Repubblica, titolare dell'azione penale, le indagini si sono concluse col decreto di archiviazione del GIP.
La Procura Regionale della Corte dei Conti, nella persona del Vice Procuratore, ottenuta la "Sentenza Pilota" ha, quindi, agito retroattivamente nei confronti degli amministratori (tra cui lo scrivente) e dei burocrati che avevano esercitato le loro funzioni di Dirigenti Generali o dei singoli Servizi del Dipartimento alla Formazione Professionale nei cinque anni precedenti il 2012.
Io ed altri 16 soggetti siamo stati chiamati in gi udizio appunto dalla Procura Contabile. Oltre a me, quattro Assessori Regionali, tre Dirigenti Generali, nove Dirigenti di vari servizi, dell 'Assessorato Regionale alla formazione professionale.
A 14 dei chiamati, nei processi svoltisi, è stata inflitta una condanna per avere posto in essere ciascuno una attività nei procedimenti amministrativi che si erano conclusi con la concessione delle

integrazioni chieste dagli enti per i maggiori costi sostenuti per la voce "personale". Tale tipologia di provvedimento amministrativo [ dichiarato legittimo - anzi dovuto - dalla indicata sentenza
2528/2019 del Tribunale Civile di Palermo- e prima di essa anche dalla Cassazione come ricorda la stessa sentenza - ] venne quindi ad assumere d'improvviso la qualità di atto illegittimo e, per via anche della "puntuale" campagna mediatica, rappresentativo di chissà quali nefandezze politiche ed amministrative.
l chiamati in giudizio ritenevamo però, di avere agito nel rispetto del quadro normativo esistente
ed in conformità alla Giurisprudenza consolidatasi per oltre 30 anni con pronunciamenti univoci e graniticamente uniformi anche della medesima Corte dei Conti che, anzi, li aveva avallati anche di recente (così ad es. il23 Novembre 2007 i D.A. nn. 1820,1821,1822) apponendo il Visto di legittimità dell'Ufficio del Magistrato di Sorveglianza sulla Legittimità degli atti della Regione, e abbiamo, quindi, contestato sotto diversi profili sia l'azione e sia la condanna.

La Procura regionale della Corte dei Conti ha convenuto gli amministratori ed i burocrati, sostenendo -in sintesi- che con la predeterminazione del finanziamento la Regione individua il limite massimo dell'onere erariale sostenibile per la remunerazione dello specifico servizio di formazione reso dall'ente privato ed ammesso a quello specifico finanziamento, che lo stesso ente privato si era obbligato a svolgere e che, pertanto, non sarebbe stata possibile alcuna integrazione del fmanziamento originario, nel presupposto che nessuna norma primaria o secondaria legittimerebbe l'Ente privato a richiedere (e la Regione ad erogare) somme ulteriori rispetto a quelle oggetto della richiesta di finanziamento e predeterminate nel relativo decreto.
Si tratta di una tesi palesemente infondata, vibratamente contrastata da tutti i convenuti durante i
processi di merito con riferimento specifico alle norme in vigore ed ai pronunciamenti giurisprudenziali della Corte di Cassazione, del Giudice Ordinario e della stessa Corte dei conti, tutti pacifici e costanti (per oltre trent'anni confermati anche dalla giurisprudenza palermitana), ma che è stata inesorabilmente applicata ed ora, nuovamente disattesa da recenti sentenze dei Giudici Ordinari che sono tornati a riconoscere il diritto alle "integrazioni".

Nel corso del processo contabile, la mia difesa ha anche contestato:


l) la sussistenza del nesso di causalità tra la mia condotta e l 'evento dannoso, osservando che il decreto n. l 062 del 7 aprile 2009, da me sottoscritto, è rimasto sostanzialmente inefficace ed ineseguito.
2) la non antigiuridicità della condotta ascritta, osservando che, secondo l'insegnamento costante della Suprema Corte di Cassazione (cfr., tra le tante, Cass. civ., Sez. Unite, 30/03/1990, n. 2611), totalmente condiviso in passato perfino dalla giurisprudenza della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti siciliana, ai sensi della L.R. n. 24 del 1976, l'attribuzione di denaro pubblico a totale copertura dei costi rappresenta il momento finanziario di una ben più articolata convenzione di affidamento dell'esercizio di una attività, assunta per legge e strutturata dalla Regione Siciliana come "servizio pubblico" e proprio (art. l), ad un ente privato avente per fine, senza scopo di lucro, la



formazione professionale (art. 4, lett. c). Ente che, attraverso un meccanismo di sostituzione, viene a gestire senza alcun corrispettivo (oltre le spese), in nome proprio l 'attività formativa, ma pur sempre in vece e per conto dell'Amministrazione regionale, attenendosi strettamente ai moduli operativi da quella dettati ed inserendosi, quale stazione operativa terminale, nell'organico e pianificato assetto dato al servizio dalla Regione in conformità alle direttive delle leggi quadro dello Stato che regolano la materia. Il rapporto che si crea tra la Regione e l'ente gestore è di tipo concessorio ( cfr per tutte. Cons. di Stato Sentenza 5086 del 14 Ottobre 2014) costituisce, in sostanza, una forma di "avvalimento", in base al quale la Regione rimane pur sempre il soggetto tenuto alla erogazione del finanziamento e, quindi, seppure in senso improprio, garante dei pagamenti dovuti dagli enti gestori dei corsi al personale in essi impiegato (cfr. Cass., S.U., 17 ottobre 1991, n. 10960; Sez. lavoro, 2 febbraio 1998, n. l 020).
In particolare, ha richiamato l'art. 13 della !.r. n. 24 del 1976 il quale stabilisce chiaramente che il trattamento economico e normativo del personale dei centri di formazione è disciplinato nel rispetto delle norme stabilite dai contratti collettivi vigenti per la categoria, e l'art. 23 della !.r. n. 36 dell990 che statuisce, altrettanto esplicitamente, che il finanziamento degli oneri del personale costituisce un vero e proprio obbligo giuridico per l'Assessorato regionale del lavoro, della previdenza sociale, della formazione professionale e dell'emigrazione. Principi assolutamente pacifici nella giurisprudenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (cfr., Cass. S.U. 17.10.1991, n. 10963; 22.1.2002, n.
715) in cui è detto a chiare lettere: "...che dal suddetto complesso quadro normativo emerge con chiarezza che la Regione, a cui totale carico è la copertura dei costi di formazione professionale in questione..." e della Sezione Lavoro della stessa Corte di Cassazione (cfr. Cass. civ., Sez. lavoro,
2.2.1998, n. l 020; 12.7.2012, n. 11925).
3) l'insussistenza della colpa grave, necessaria per l'affermazione della responsabilità amministrativa, rilevando:
a) che nella specie la decisione di disporre le integrazioni dei finanziamenti era stata preceduta da una
serie di provvedimenti e pareri favorevoli degli organi amministrativi della Regione, tutti concordi nell'affermare l 'ammissibilità delle spese in questione poiché attinenti alla voce del "personale" e inerenti ai progetti formativi approvati e finanziati dalla Regione;
b) che la Regione Siciliana ha costantemente adempiuto all'obbligo - ritenuto perfettamente lecito
dalla Corte di Cassazione ed anche dalla giurisprudenza contabile che nell'ultimo trentennio si è occupata della materia- di concedere finanziamenti postumi e ulteriori per le attività formative per le quali, in sede di rendiconto, siano stati documentati costi maggiori di quelli preventivati e finanziati, quando, come nella specie, si tratti di spese ammissibili a finanziamento perché relative allo svolgimento delle attività formative preventivamente autorizzate dalla Regione;
c) che tale obbligo ha ricevuto l'avallo autorevole della giurisprudenza risalente e pacifica della
Corte di Cassazio11e (cfr., Cass., S.U., n. 2611, n. 2612 del 1990, n. l 096 del 1991 , n. l 0963 del
1991, n. 2668 del 1993, n. 11309 del 1995, n. 926 del 1999, n. 19 del 2000, n. 400 del 2000, 715 del
2002; n. 12198 del 2002, n. 14473 del 2002, n. 3077 del 2003, n. 14623 del 2003, n. 14825 del 2008, n. 16861 del 2011; Cass., sez. lav., n. 13350 del 1991 , n. l 020 del 1998, n. 17688 del 2009) e della Sezione di controllo della Corte dei Conti per la Regione Siciliana che aveva semore regolarmente

ammesso al visto -in passato anche recente- tutte le richieste di integrazioni finanziarie del tipo di quelle in esame. anzi, a specificazione, ha sottolineato che i provvedimenti vistati e quelli "incriminati" sono identici poiché non solo hanno ad oggetto integrazioni per maggiori costi imputabili alla voce "personale" ma contengono anche gli stessi richiami normativi compresa la circolare a cui le sentenze danno la valenza spropositata di superare la legge e la contrattazione collettiva (al punto da porla a fondamento della condanna).

Gli altri chiamati in giudizio, ed il sottoscritto, agimmo in conformità al quadro normativo ed all 'unico orientamento interpretativo della Giurisprudenza condiviso da tutte le Giurisdizioni. Invero, la determinazione di considerare legittime le integrazioni successive all'approvazione del P.R.O.F ( ribattezzate "extra-budget" dopo le sentenze della Corte dei Conti di condanna) era "l'unico modus operandi" esistente al momento dell 'emissione dei provvedimenti incriminati e non uno fra gli altri. Questa circostanza da sola sarebbe stata sufficiente ad evitare ogni azione e soprattutto un giudizio di colpevolezza.
La Corte dei Conti avrebbe potuto, peraltro, anche in sede di approvazione annuale dei Bilanci Regionali ("Giudizio di Parifica'?, nello spirito di collaborazione e raccordo delle istituzioni voluto e richiamato da diverse norme primarie e secondarie, dichiarare al!'Amministrazione Regionale il disvalore dell 'azione di integrazione di somme per le spese del personale nell 'ambito della formazione professionale. Ciò non è, però, accaduto.

Essa, per giustificare la sua posizione, nelle sentenze di condanna ha:
!)d isconosciuto il ruolo delle Sezioni di Controllo affermando che, i visti che essa aveva sempre apposto e mai negati in tutti i casi in cui gli erano stati chiesti, in realtà erano "meri visti" (sentenza primo grado punto 12.5)
2) fatto ricorso a Sentenze della Corte Costituzionale inconducenti rispetto al caso concreto (tanto è
vero che nella sentenza di appello non sono più citate dopo che in sede di impugnazione fu fatta notare la loro inaderenza al caso concreto);
3) operato una distinzione tra fondi comunitari e regionali francamente incomprensibile considerato che si tratta in entrambi i casi di fondi pubblici (Vedi sentenze: quella di primo grado dal punto 12.5
e quella di secondo grado pagine l 06-107);
4) affermato che i Visti apposti erano sporadici (sent. l 0 grado punto 12.5) e/o episodici (sent. 2° grado pag. 28) senza però riconoscere che erano gli unici esistenti e, soprattutto, che ogni volta che l'Amministrazione della Regione Siciliana aveva inoltrato i relativi atti su di essi la Sezione di Controllo aveva sempre apposto i relativi VISTI;
5) ignorato che la riunione in seduta plenaria della Sezione di Controllo della Corte dei Conti è provocata dal "Magistrato addetto all'Ufficio di Sorveglianza sulla Legittimità degli Atti della Regione" il quale se appone il visto - nella c.d. fase necessaria - rende superflua la fase successiva - c. d. eventuale (appunto). Quindi se essa non si svolge è per "volontà" del Magistrato e non per volontà deli'Amministrazione come invece lascia intendere la sentenza 179/A2015 a pag. l 08.


Ha sminuito, quindi, la portata dei "Visti di legittimità" che una volta apposti, chiunque ha!!
dovere di osservare e di farvi affidamento,contrariamente a quanto si legge, appunto, nella sentenza.
6) ha disatteso totalmente le tesi difensive, in alcuni casi senza adeguata motivazione ed in altri senza neppure esaminarle.
7) Nessuna rilevanza è stata data al principio del legittimo affidamento, se è vero che, con una
valutazione da svolgersi ex ante, chi in un determinato momento storico fa affidamento sugli atti che costituiscono gli unici precedenti amministrativi e sulle uni voche pronunce giurisprudenziali, tutte concordi nel dichiarare dovute le integrazioni, non può essere ritenuto responsabile quanto meno per mancanza dell'elemento psicologico.

Malgrado tutto ciò la sentenza 179/A/2015 di 2° grado ha definitivamente ed inesorabilmente condannato altri tre Assessori, altri due Dirigenti Generali e altri quattro Dirigenti dei Servizi operanti nei vari ruoli presso l 'Assessorato alla Formazione Professionale susseguitisi nel quinquennio 2007-
2012.
La sentenza della Corte di Cassazione, che mi riguarda, seppure riconosca l'esistenza della norma che consente all 'assessore il potere di modificare le originarie previsioni di spesa, ex art. 6 L.R. 24/76, (principio sottolineato dalla richiamata sentenza 2528/2019 del Tribunale Civile di Palermo) omette di rilevare il difetto di giurisdizione della decisione della Sezione Giurisdizionale di secondo grado della Corte dei Conti.
Altra circostanza particolarmente rilevante riguardante il mio caso è quella che quando è entrato in
vigore l 'art. 95 comma 4 del C.g.C. la mia vertenza era, appunto, ancora sub-iudice essendo pendente il ricorso per Cassazione.
Poiché nelle disposizioni transitorie il D.Lgs 174/2016 prevede che la norma invocata si applica ai
"giudizi in corso", e dunque ai sensi dell 'art. 177 comma 2 del C.g.C anche al giudizio a mio carico, la Corte di Cassazione, che si è pronunciata nel Febbraio 2018 (Sentenza SS.UU. n.3146-18
) con declaratoria di inammissibilità sul presupposto dell'insindacabilità da parte della Suprema Corte di Cassazione degli errori " in iudicando" ed "in procedendo" della Giustizia contabile, avrebbe potuto-rectius-dovuto applicare tale norma cassando con rinvio.
Rimane il fatto che la norma è entrata in vigore prima che la Sentenza impugnata passasse in
giudicato.
Sarebbe stata opportuna evidentemente una disposizione di legge che armonizzasse il complesso delle disposizioni normative evitando un vuoto che ha prodotto una evidente ingiustizia.
Sono stato, quindi,condannato al risarcimento della somma di € 798.800,50 (oltre accessori) in favore della Regione Siciliana corrispondente al35% delle riconosciute integrazioni per la voce "personale", ritenuti dalla Corte dei Conti esborsi erogati ingiustificatamente dall'Assessorato alla Formazione Professionale.
Alla luce della superiore ricostruzione della mia drammatica vicenda, la condanna inflittami è palesemente ingiusta come, peraltro, "certifica" il più volte citato art. 95 comma 4 del Codice di Giustizia Contabile, attesa l 'insussistenza nella fattispecie concreta dell'elemento psicologico della colpa grave considerato che i "visti" erano precedenti, apposti su atti identici a quello incriminato,


richiesti e ricevuti dali'Assessorato Regionale alla Formazione Professionale, e da me prodotti in giudizio col primo atto di difesa.
Dalla disamina dei provvedimenti assessoriali e dei pronunciamenti giurisprudenziali emessi dal
1976 in poi rimane incomprensibile il mutamento di rotta ed il mio coinvolgimento, come quello degli altri chiamati in giudizio, nell'i niziativa della Procura Regionale.
Infatti, poiché l 'elemento psicologico del "dolo o colpa grave" è una delle componenti strutturali
della responsabilità erariale (Corte Costituzionale n. 371 de120 Novembre 1998) per l'affermazione della mia responsabilità amministrativa, sarebbe stato necessario il riscontro della mancata osservanza dei più elementari principi di cautela e prudenza ai quali, viceversa, mi sono attenuto. Ho emesso l'atto incriminato dopo esame approfondito, come sopra già ribadito, e soprattutto l 'atto emesso era conforme alla normativa vigente. Infatti ( mi limito ad indicare solo due sentenze successive a quelle della Corte dei Conti), la questione è stata oggetto di approfondimento nella più volte richiamata "sentenza 2528/2019" del Tribunale Civile di Palermo, laddove quell 'Ufficio ha elaborato una ricostruzione sistematica e puntuale della normativa di settore, e nella sentenza "1475/2015" Trib. Civ. Palermo laddove la questione viene approfondita in relazione ai diritti maturati a seguito di contrattazione collettiva.
Pertanto, se la decisione della Corte dei Conti fosse stata sottoponi bile al normale vaglio di legittimità,
la sua riforma sarebbe stata ineludibile alla stregua sia delle varie statuizioni di legge, sia delle pronunce della Suprema Corte.
Viceversa, il rifiuto immotivato dell'atto, avrebbe potuto comportare l'instaurazione di giudizi contro la Regione e contro di me, per il mancato riconoscimento di diritti che erano stati per decenni rigorosamente e sistematicamente accordati sulla scorta di precise norme di legge vigenti dall'Amministrazione Regionale e confermati dai pronunciamenti della Giurisprudenza delle diverse Giurisdizioni.
In buona sostanza: a) chi ha emesso per diversi lustri un provvedimento come il mio non ha subito
alcuna conseguenza; b) chi adottasse un provvedimento identico al mio adesso non incorrerebbe in alcuna sanzione stante l 'esplicitazione dei principi, già ampiamente condivisi, ed oggi contenuti negli artt. 95, 69, 52 del C.g.C e nella L. 120/2020. Quindi, il mio provvedimento e quelli oggetto di contestazione rimangono gli unici incriminati per una presa di posizione incomprensibile che ha prodotto una aberrante ingiustizia da qualsiasi profilo la si voglia guardare atteso che le leggi regionali vigenti non sono mutate da quando emisi il provvedimento e Giudici della Repubblica confermano, ancora dopo la diversa ricostruzione della Corte dei Conti, che il riconoscimento era doveroso.
Dalla constatazione sin qui evidenziata emerge, a mio avviso, non l 'opportunità ma la necessità della riforma della Giustizia contabile mediante l 'istituzione di un Organo sovraordinato al quale sottoporre il vaglio delle statuizioni delle Corti territoriali al fine di verificarne la loro legittimità.
Il tutto, inoltre, diventa surreale quando si pensa che, mentre io sono stato immotivatamente
condannato con le conseguenze che ne sono derivate a livello di carriera politica, di attività professionale, di relazioni sociali, e con l'intero patrimonio sottoposto ad espropriazione, i percettori delle somme dichiarate indebite le hanno ricevute nuovamente grazie ad una determinazione dell'Amministrazione Regionale del 2015 che, dopo aver recuperato per mezzo

della compensazione legale le somme oggetto del Giudizio erariale. ha " rielargito" le medesime somme dichiarate indebite dalla Corte dei Conti peraltro disattendendo sia il contrario parere dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato, sia le sentenze del Giudice Amministrativo e del Giudice Ordinario, nel frattempo intervenute che hanno dichiarato, viceversa, legittima la compensazione.
In definitiva quindi nonostante Giudici della Repubblica Italiana abbiano, affrontando i punti posti a base della condanna -tutti a vario titolo ma ciascuno nell'ambito delle proprie prerogative - dissentito con dovizia di particolari, ed abbiano operato una ricostruzione del quadro normativo aderente a quella che mi ha portato ad emettere l'atto "incriminato", e, nonostante l 'evoluzione dell'ordinamento giuridico in materia di giurisdizione contabile, che ha visto cristallizzare in norme di legge principi già condivisi mi trovo a dovere subire, per una presa di posizione contraria alla ricostruzione del quadro normativo - precedente e successiva- il depauperamento del frutto del lavoro dei miei genitori e delle mie attività di avvocato e di deputato all'Assemblea Regionale Siciliana.
In disparte ogni altra considerazione, rimane fermo un punto incontestabile, se a nche i Giudici della Repubblica ritengono tutt'o ra sussistente il diritto degli enti a ricevere le integrazioni per i maggiori costi del persona le, non vedo come io possa avere agito con inescusabile negligenza per avere ritenuto sussistente il medesimo diritto.Quindi, per ciò solo, la condanna è ingiusta.

Poiché, anche alla luce delle norme procedurali contenute nel C.g.C., se il mio provvedimento venisse adottato adesso non incorrerei in alcuna sanzione, così come per numerosi lustri si è verificato con i miei predecessori e come si verificherebbe in futuro se venissero emessi analoghi provvedimenti, al fine di rimediare ad una evidente erronea interpretazione che ha comportato una aberrante condanna, che si sostanzia in una immotivata ed ingiusta disparità di trattamento, potrebbe venire mutuato il principio del "favor rei" e per l'effetto consentire l 'applicazione della esimente contenuta nella più volte citata norma di cui all'art. 95 comma 4 del C.g.C. con ogni misura normativa adeguata al raggiungimento di tale fine.
Mediante tale soluzione verrebbe fatta giustizia anche nei miei confronti e si porrebbe rimedio ad una vicenda assurda sintetizzabile come segue:
l) L'erogazione delle somme oggetto della contestazione formulata dalla Procura Regionale, era legittima.
2) La Regione Siciliana aveva già sostanzialmente recuperato le somme erogate mediante
"compensazione legale".
3) Malgrado ciò l'Amministrazione regionale ha proceduto a riaccreditare le medesime somme agli enti di formazione interessati.
4) La P.A. non ha pertanto subito alcun depauperamento perché aveva già compensato le somme e perchè il successivo riaccreditamento operato senza alcun nesso eziologico con il mio provvedimento non può avere ricadute nei miei confronti.

Non trova quindi giustificazione il procedimento esecutivo pendente nei miei confronti sotteso al
lO


recupero dell'enorme somma di € 800.000/00 circa, sostanzialmente senza causale e con una ingiustificata locupletazione da parte dell 'erario.
In conclusione la mia vicenda dimostra la necessità d'introdurre strumenti normativi finalizzati ad armonizzare il sistema della Giustizia Contabile e ad evitare che simili incresciose situazioni abbiano a ripetersi.
Inoltre, da ex amministratore che ha operato nel pieno rispetto delle funzioni dello Stato attraverso una sua articolazione, penso che non sia possibile rinunciare ad apportare armonizzanti riforme in materia di Giustizia perché qualcuno sostiene che si tratta di riforme finalizzate a limitare il potere dei Magistrati. Nessuno auspica che l 'azione della P.A. venga sottratta al controllo della Magistratura, ma, ovviamente, tale controllo non può essere affetto da schizofrenia e deve essere sottoposto, anche esso, al vaglio di legittimità della Suprema Corte di Cassazione o di un Organo sovraordinato alle Corti territoriali al quale affidare tali mansioni e la funzione nomofilattica.
La responsabilità amministrativa riguarda l 'intera azione della P.A. ed involge diritti essenziali della persona tutelati dalla Nostra Costituzione e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea. La Corte Costituzionale ha più volte chiarito che il legislatore ordinario può legiferare in materia. Tra
le diverse pronunce in tale ambito la Sentenza 46/2008 al punto 5 dice:" .......................... !.f.
medesime ragioni ................................. vi è inoltre da ricordare elle questa corte Ila più volte avuto occasione di affermare e/te la puntuale attribuzione della giurisdizione in relazione alle diverse fattispecie di responsabilità amministrativa non opera automaticamente in base all'art. 103 della costituzione, ma è rimessa alla discrezionalità del legislatore ordinario (fra le molte, si vedano le sentenze n. 24 dell993, n. 773 de/1998, n. 641 e n. 230 de/1987, n.241 e n. 189 del
1984), e e/te la corte dei conti non è il giudice naturale.................................... "
La Sentenza della Consulta appena richiamata, in linea con diverse altre della medesima Corte anche recentissime, chiarisce quindi che il Legislatore ha la possibilità di intervenire anche con legge ordinaria nella materia della responsabilità amministrativa.
In questo stato di confusione e smarrimento le Istituzioni democratiche rischiano lo sgretolamento già in atto in vario modo e per diverse ragioni all 'interno del tessuto sociale.
La tipizzazione dell 'illecito amministrativo, nonostante il diverso orientamento di parte della Giurisprudenza Contabile, per consentire all'amministratore o al funzionario di conoscere in anticipo e non ex post- ciò che è lecito e ciò che non lo è-, rappresenta una strada. In alternativa, è necessario fissare delle regole certe sull 'esercizio del potere giurisdizionale in modo che il giudizio sulla responsabilità sia ancorato a criteri di valutazione oggettivi sulla sussistenza dei suoi elementi strutturali, e quindi anche della colpa grave, sulla base di fatti rigorosamente oggettivi.
Inoltre, esclusivamente al fine di offrire il punto di vista di chi sta vivendo dolorosamente tale groviglio di problematiche, desidero evidenziare la necessità di introdurre una norma atta a consentire che situazioni ancora riportabili nell 'alveo della GIUSTIZIA, come la mia, possano formare oggetto di revisione ( a mezzo di previsione di legge che aggiunga casi di revocazione) o, quanto meno, oggetto di valutazione da parte del Giudice dell 'Esecuzione ( alla luce della nuova normativa introdotta dal D.Lgs 174/2016 e dalla L. 120/2020) affinché, come sopra detto, accertata la loro

11


aderenza alla disciplina di legge e l'applicabilità delle esimenti, dichiari la cessazione degli effetti della sentenza di condanna.
La situazione nella quale, mio malgrado, mi sono venuto a trovare non va ritenuta come una conclusione inevitabile, bensì come un evento verificatosi a causa di vuoti normativi che esistono nel complesso ordinamento giuridico in questa particolare materia, dovuti anche alla circostanza che la fondamentale disciplina, contenuta nella legge 20/94, è di recente introduzione.
Il limite costituzionale di cui all'art. 111 ult. comma della Costituzione, almeno per i giudizi di responsabilità erariale, è datato, non garantisce la tutela di tutti i diritti pubblici e privati in campo, e, non consentendo la normale funzione nomofilattica alla Suprema Corte in una materia così importante e complessa, indebolisce l'azione generale della P.A..
La norma costituzionale, appena richiamata, potrebbe rimanere immodificata se si intervenisse con una diversa riforma finalizzata alla creazione di un Organo Giurisdizionale Sovraordinato sempre interno all'ordinamento della medesima Giurisdizione Contabile al quale ricorrere per sottoporgli il vaglio di legittimità delle decisioni di merito, con esclusione dei motivi inerenti alla giurisdizione già di competenza della Corte di Cassazione.
La P.A., così rimanendo le cose, risulterà sempre più immobilizzata. Essa ha bisogno di norme e tesi
interpretative quanto più possibili chiare ed univoche al fine di superare la sua stessa inerzia che ha come ineluttabile conseguenza la mancata innovazione e modernizzazione del Paese che si traduce in un pesante costo ricadente sui cittadini.

Allego: l) Sentenze di condanna di primo 401/2014 e secondo grado 179/A/2015; 2) Sentenza
2528/2019 del Tribunale Civile di Palermo; 3) Sentenza TAR Sicilia Sez. di Palermo 807/2015; 4) Sentenza CGA per la Regione Siciliana 287/2017.
Naturalmente sono disponibile a fornire chiarimenti, delucidazioni e documentazione relativi alla mia
vicenda giudiziaria. Faccio presente che gli atti del giudizio contabile che mi ha condannato sono
disponibili sul sito www.carmeloincardona.it

Vittoria 18 maggio 2021

avv. Carmelo Incardona

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Occupazione
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RAGUSA – Un’estate a teatro con l’11^ stagione di Palchi Diversi Estate al Castello della Compagnia G.o.D.o.T. di Ragusa. Nella magica e ormai ...
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Modica (RG) – 21 giugno 2021 L’Associazione Artisti Associati – MATT’Officina con il Patrocinio del Comune di Modica, il supporto della Fondazione Teatro Garibaldi e la partecipazione dell’ass. FabLab presenta la

27° edizione della Festa della Musica

ecco il programma:

INTERVENTI MUSICALI: ore 18 Chiostro di San Domenico a cura del Quartetto di SAX e dell’Ensamble d’Archi del del LICEO MUSICALE “GIOVANNI VERGA”

MARATONA PIANISTICA: ore 19, presso Auditorium Floridia.

Sergio Carruba, ArturoPoido...
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VITTORIA (RG) – Ritorna la magia e il divertimento. A Vittoria, dal 9 al 18 luglio, c’è Scenica Festival. Circo contemporaneo, teatro e musica nei luoghi più suggestivi del centro storico della città: saranno due fine settimana di emozioni e meraviglia, il primo dal 9 all’11 luglio, il secondo dal 16 al 18 luglio...
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14-06-2021 17:10 - Cultura & Arte
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RITORNANO I TESORI ARCHEOLOGICI A MODICA. UNA MOSTRA SU UN CAVALLO DI BRONZO AL MUSEO CIVICO
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Grazie ad un accordo fra la Direzione del Parco Archeologico di Kamarina e Cava d' Ispica, diretto dall'Architetto Dome...
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